ROMA – Quando saltano i cinque articoli segnalati dal Colle, Massimiliano Romeo sbotta. «Hanno fatto passare tante di quelle cavolate e ora ci bloccano queste cose qui che sono di buon senso», si sfoga il capogruppo della Lega al Senato nei corridoi di Palazzo Madama. La commissione Bilancio ha appena dato il via libera al decreto Economia. Dal testo sono state cancellate le norme che il Quirinale ha chiesto di fermare perché estranee alle materie del provvedimento. Tra quelle finite nel cestino c’è anche una della Lega.
Sembrava tutto fatto per l’emendamento che dava ai consorzi la possibilità di comprovare i requisiti sulla capacità tecnica e finanziaria per gli appalti tramite le imprese associate. Anche la commissione aveva detto sì.…
ROMA – Quando saltano i cinque articoli segnalati dal Colle, Massimiliano Romeo sbotta. «Hanno fatto passare tante di quelle cavolate e ora ci bloccano queste cose qui che sono di buon senso», si sfoga il capogruppo della Lega al Senato nei corridoi di Palazzo Madama. La commissione Bilancio ha appena dato il via libera al decreto Economia. Dal testo sono state cancellate le norme che il Quirinale ha chiesto di fermare perché estranee alle materie del provvedimento. Tra quelle finite nel cestino c’è anche una della Lega.
Sembrava tutto fatto per l’emendamento che dava ai consorzi la possibilità di comprovare i requisiti sulla capacità tecnica e finanziaria per gli appalti tramite le imprese associate. Anche la commissione aveva detto sì. Ma nel frattempo è arrivato lo stop del Colle. A un collega che lo raggiunge, Romeo consegna una considerazione al vetriolo: «Così — dice — è impossibile lavorare». Ma oramai non c’è più niente da fare. Da lì a un paio d’ore, l’aula del Senato voterà la fiducia al testo che non contiene la norma cara al Carroccio.
Montecitorio, un’ora dopo. Nel Transatlantico compare Claudio Borghi. In attesa di votare per l’elezione di un componente del Consiglio superiore della magistratura, il senatore leghista dice la sua sui rilievi del Colle. «Da quando il Quirinale esprime i pareri sugli emendamenti? A me risulta che siano i ministri ad avere la griglia con i pareri». I contenuti e i toni sono gli stessi di Romeo. Insofferenza e fastidio animano anche le considerazioni dei deputati di Fratelli d’Italia. «Quando c’era Draghi al governo, il Quirinale non interveniva quasi mai sugli emendamenti», dice una fonte interna.
Un problema non da poco per il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, che nelle ultime settimane ha dovuto gestire l’irritazione crescente dei parlamentari del suo partito.
Le fibrillazioni dentro la maggioranza hanno a che fare anche con l’autonomia. Il presidente dei deputati leghisti, Riccardo Molinari, vuole la firma delle intese con Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria prima del raduno di Pontida del 21 settembre. E all’indomani del via libera del Consiglio dei ministri ai poteri speciali per Roma Capitale, rivendicato dalla premier Giorgia Meloni, il Carroccio lancia un disegno di legge costituzionale per riconoscere lo stesso status anche a Milano. L’annuncio lo fa Romeo: il capoluogo lombardo è «un centro finanziario riconosciuto a livello internazionale e traina l’economia italiana», sottolinea per motivare l’iniziativa. Si muove anche il governatore del Veneto, Luca Zaia. Il presidente leghista lancia un appello a governo e Parlamento per includere anche Venezia.