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Tajani a pranzo con i Berlusconi: “Rinnoviamo FI senza rottamare”

Antonio Tajani

 

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Il vicepremier a Cologno Monzese nella sede di Mediaset: “Io non sono eterno”. La difesa dei fedelissimi romani
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ROMA – Un pranzo senza carboidrati, due ore e mezza di chiacchiere a tutto campo, compresi i dossier internazionali, da Gaza all’Ucraina. Ma soprattutto il futuro di FI. Nel quartier generale di Mediaset a Cologno Monzese, Antonio Tajani si attovaglia con i fratelli Berlusconi, Marina e Pier Silvio. Si accomoda anche Gianni Letta. E l’amministratore delegato del gruppo Fininvest, Danilo Pellegrino. Rendezvous all’insegna della distensione, dopo gli appunti, garbati ma taglienti, dell’ad del Biscione, che a inizio mese aveva esortato il partito azzurro a svecchiarsi, a pensare a volti nuovi, prendendo le distanze pure dallo Ius Scholae, su cui il capo di FI continua a spingere.

A fine pranzo, gli angoli appaiono comunque smussati. «È andata be…

ROMA – Un pranzo senza carboidrati, due ore e mezza di chiacchiere a tutto campo, compresi i dossier internazionali, da Gaza all’Ucraina. Ma soprattutto il futuro di FI. Nel quartier generale di Mediaset a Cologno Monzese, Antonio Tajani si attovaglia con i fratelli Berlusconi, Marina e Pier Silvio. Si accomoda anche Gianni Letta. E l’amministratore delegato del gruppo Fininvest, Danilo Pellegrino. Rendezvous all’insegna della distensione, dopo gli appunti, garbati ma taglienti, dell’ad del Biscione, che a inizio mese aveva esortato il partito azzurro a svecchiarsi, a pensare a volti nuovi, prendendo le distanze pure dallo Ius Scholae, su cui il capo di FI continua a spingere.

A fine pranzo, gli angoli appaiono comunque smussati. «È andata bene, ci vedremo più spesso. La vicinanza della famiglia è importantissima», chiosa il vicepremier, parlando di un «patto» rinverdito. Mentre ambienti vicini alla famiglia del Cavaliere, in serata, confermano il «profondo legame» dei due eredi Berlusconi con FI, ribadendo che il loro impegno per il futuro del partito non muterà, senza che questo comporti però un loro coinvolgimento diretto nella politica attiva. Come dire: discese in campo non sono alle viste. Pier Silvio Berlusconi «ha sempre detto che non si candida», è convinto Tajani (anche se in privato, raccontano nella sua cerchia, gli avrebbe detto a mo’ di battuta: «Se vuoi, sei il benvenuto»).

Tutto il corpaccione del partito attendeva l’incontro, dopo le voci su un pranzo Tajani-Marina un paio di settimane fa, mai avvenuto. C’è chi si chiede perché l’appuntamento sia stato ospitato nella sede del Biscione, anziché in casa della primogenita, com’è d’abitudine. Nelle forme, potrebbe assomigliare più una riunione aziendale, anche se Tajani alla viglia parlava di «amici» da vedere per ricevere preziosi «consigli». Ma una ragione ci sarebbe: Pier Silvio era atteso in giornata all’assemblea di Mediaset. Era più pratico così.

A porte chiuse, da quanto trapela dal giro del vicepremier, Tajani avrebbe affrontato tutti i nodi. A cominciare dalla richiesta di puntare su volti nuovi. «Non sono eterno, il futuro di FI va costruito insieme», il ragionamento del segretario azzurro, pronto a difendere però la sua squadra, da Paolo Barelli a Maurizio Gasparri, toccato da una punzecchiata del capo del Biscione. «Sento dire a volte che il partito è troppo “romano”, ma è una palla», avrebbe sostenuto Tajani, a sentire i fedelissimi. Gasparri e Barelli? «Sono romani, certo, ma perché i capigruppo devono essere sempre operativi a Roma». Le frizioni sembrano comunque attutite. Da ambienti della famiglia trapela infatti questa lettura: una spinta al rinnovamento, sì, ma aggiungere volti nuovi non significa rottamare i vecchi. Tajani al momento, riferiscono i suoi, non ha comunque in testa stravolgimenti di organigramma. Anche se una novità c’è: ieri è stato promosso a coordinatore della comunicazione l’ex deputato Simone Baldelli. Fino a oggi era nella segreteria di Gasparri.

Restano le divergenze sullo Ius Scholae, anche se a sentire chi è vicino alla famiglia si tratterebbe più di un problema di metodo che di merito. Della serie: non è una priorità. Su altro c’è sintonia: dalla scelta di far eleggere i coordinatori regionali del partito fino al nuovo “manifesto liberale” che ricalcherà quello del ‘94. E che vedrà «coinvolti» i due figli del Cavaliere. C’è anche un segnale per il governo: FI torna alla carica col taglio delle tasse, per il ceto medio. L’Irpef, sostiene il vicepremier, va abbassata dal 35 al 33%, prima possibile.

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