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La premier promette altre motovedette alla Libia

Giorgia Meloni e Tayyip Erdogan

 

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A Istanbul la presidente del Consiglio incontra Erdogan e il libico Dabaiba. La richiesta: frenare le partenze dalla Tripolitania
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ROMA – Negli ultimi due giorni gli sbarchi dalla Libia che tanto crucciano il governo si sono quasi azzerati. Coincidenza, proprio alla vigilia del trilaterale a Istanbul tra la premier Giorgia Meloni, il primo ministro di Tripoli, Mohamed Dabaiba, e il presidente turco Tayyip Erdogan. Fonti diplomatiche sostengono che sia un segnale positivo. Perché con le partenze crollate da Turchia e Tunisia, il problema per l’esecutivo è il fronte libico, che segna invece un +67% rispetto al 2024. Ecco perché Meloni ha voluto il trilaterale di ieri. Erdogan nella regione svolge un ruolo cruciale. Insieme alla Turchia, l’Italia può premere su Dabaiba perché ricomponga lo strappo con la milizia Rada, che ha gettato la Tripolitania nello scompiglio. Serve invece stabilità, per contenere le partenze. Non solo: va evitato che il filorusso Haftar, dalla Cirenaica, ritenti un blitz verso la capitale.

ROMA – Negli ultimi due giorni gli sbarchi dalla Libia che tanto crucciano il governo si sono quasi azzerati. Coincidenza, proprio alla vigilia del trilaterale a Istanbul tra la premier Giorgia Meloni, il primo ministro di Tripoli, Mohamed Dabaiba, e il presidente turco Tayyip Erdogan. Fonti diplomatiche sostengono che sia un segnale positivo. Perché con le partenze crollate da Turchia e Tunisia, il problema per l’esecutivo è il fronte libico, che segna invece un +67% rispetto al 2024. Ecco perché Meloni ha voluto il trilaterale di ieri. Erdogan nella regione svolge un ruolo cruciale. Insieme alla Turchia, l’Italia può premere su Dabaiba perché ricomponga lo strappo con la milizia Rada, che ha gettato la Tripolitania nello scompiglio. Serve invece stabilità, per contenere le partenze. Non solo: va evitato che il filorusso Haftar, dalla Cirenaica, ritenti un blitz verso la capitale.

Nel vertice, Meloni ha assicurato di voler «sostenere la Libia nella gestione migratoria». Anche attraverso la fornitura di altre motovedette, confermano fonti diplomatiche. Come prima dimostrazione d’intervento, Dabaiba ha fatto bombardare tramite droni turchi le fabbriche di barche per i trafficanti. Tripoli vorrebbe anche acquistare droni da Kiev, in risposta ai legami con Mosca di Haftar. A livello politico, dall’Italia arriva un sostegno non solo a Dabaiba ma al percorso di riunificazione della Libia, ancora però ingarbugliatissimo. Meloni comunque dichiara di appoggiare «un processo politico che conduca a elezioni», anche «con la facilitazione delle Nazioni Unite». Non a caso oggi sarà a Roma l’inviata Onu Hannah Tetteh. Nella conversazione con Erdogan, Meloni affronta pure la questione Palestina. Il pressing dell’autocrate turco per il riconoscimento è noto. Ma la premier resta sulla sua linea: finché c’è Hamas, è prematuro.

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