Ministro Carlo Nordio, da titolare della Giustizia, come la si mette dopo la sentenza della Corte Ue? Anche le toghe europee ora sono nemiche?
«Ma no. Vuole sapere cosa penso, con una battuta?».
Cosa?
«Che se all’Onu dovessero votare soltanto i Paesi considerati sicuri, ne resterebbero ben pochi».
Battute a parte, è uno schiaffo.
«Non direi. La sentenza riconosce come legittimo ciò che abbiamo fatto: cioè designare tramite un atto legislativo un Paese terzo come “Paese di origine sicuro”».
Ma ai giudici spetta il controllo, l’ultima parola.
«Però quel sindacato deve essere effettivo e motivato. Il giudice deve accertarsi dell’affidabilità delle informazioni su cui fonda il suo convincimento, di cui deve fornire adeguata motivazione. E questo non si può d…
Ministro Carlo Nordio, da titolare della Giustizia, come la si mette dopo la sentenza della Corte Ue? Anche le toghe europee ora sono nemiche?
«Ma no. Vuole sapere cosa penso, con una battuta?».
Cosa?
«Che se all’Onu dovessero votare soltanto i Paesi considerati sicuri, ne resterebbero ben pochi».
Battute a parte, è uno schiaffo.
«Non direi. La sentenza riconosce come legittimo ciò che abbiamo fatto: cioè designare tramite un atto legislativo un Paese terzo come “Paese di origine sicuro”».
Ma ai giudici spetta il controllo, l’ultima parola.
«Però quel sindacato deve essere effettivo e motivato. Il giudice deve accertarsi dell’affidabilità delle informazioni su cui fonda il suo convincimento, di cui deve fornire adeguata motivazione. E questo non si può dire sia sempre avvenuto. Non è un dettaglio».
Andiamo al tema di fondo. Lei demolisce il Massimario per una relazione sul Dl Sicurezza, attacca i giudici per sentenze sgradite, critica i pm di Palermo perché ricorrono in Cassazione su Salvini, invoca “gli infermieri” per un magistrato che osa stigmatizzare le sue scelte su Almasri. Ministro, lei ha un problema con i suoi ex colleghi? Ha conti in sospeso da regolare con la categoria?
«Al contrario, mi sento ancora magistrato. Sono figlio e fratello di avvocati: e pensi, negli anni 90 mio fratello aveva una Jaguar e io la Diane. Ma rifarei tutto, per un laureato in Legge la magistratura è il traguardo più bello. Io da 30 anni mi batto per la separazione delle carriere e contro la deriva delle correnti».
Anche se era contrario, come attestato in quel documento, 1994.
«Ma è successo tanto tempo fa, l’ho già spiegato. Da allora ho scritto ben 5 libri e decine di articoli che parlano chiarissimo. Già nel 1997 fui chiamato dai probiviri dell’Anm per le mie idee, e li mandai al diavolo».
A proposito di reazioni al limite. Voleva punire il giudice Raffaele Piccirillo. Il diritto di critica è ancora in Costituzione o è diventato una concessione del Guardasigilli?
«Certo che il diritto è garantito. Ma il primo comandamento di un magistrato in servizio è di non esprimere giudizi sui processi in corso. Io sono indagato dalla Procura di Roma sul caso Almasri, e quel magistrato ha elencato i miei presunti errori nella vicenda: atto contrario alla deontologia».
Nordio contro il magistrato Piccirillo dopo l’intervista a Repubblica: “Mi ha censurato per Almasri”
E non è stato grave ipotizzare l’azione disciplinare a suo carico?
«Io ho parlato di valutazione, non sarà da parte mia l’azione disicplinare. Dopodiché il dottor Piccirillo ha criticato pure Corte d’Appello e Procura generale, con argomenti, in teoria, a mia difesa. E non risultano al Csm pratiche a tutela di quei magistrati».
Ora c’è un’altra “consegna” sotto i riflettori: può dire quando sarà estradata in Brasile la deputata di destra, Zambelli, amica di Salvini? «Non posso pronunciarmi su un procedimento in corso. Ma a breve vedrete le mie decisioni».
Il presidente Mattarella nella lista nera di Putin. La destra non dovrebbe essere più compatta contro attacchi di questa gravità?
«La mia più rispettosa solidarietà al presidente Mattarella. Anzi, sono deluso di non essere nella stessa lista, da editorialista definivo Putin “satrapo del Kremlino”. Verso l’odiosa aggressione russa la mia condanna è totale. E la premier Meloni si è espressa con grande chiarezza. Quanto alla pace, bisogna sostenere l’Ucraina nel modo più efficace. Perché un negoziato fruttuoso può poggiare solo su posizioni di forza».
Separazione delle carriere tra pm e giudici: è la sua riforma. Ma l’eccesso di enfasi e di intento vendicativo che l’accompagna non rischia di essere un alibi sulla disfatta della giustizia?
«Mi addolora che lei parli di enfasi e di intento vendicativo. Mi sgolo nel dirlo: la riforma è la logica conseguenza del codice voluto da Vassalli, eroe della Resistenza, e il dibattito dovrebbe esser contenuto in termini razionali. Ma gli aggettivi usati dall’opposizione, e anche da una parte della magistratura, sono stati così aggressivi da rendere difficile un confronto. La legge riafferma l’assoluta indipendenza della magistratura requirente e giudicante: basta leggere il testo».
Ma è stato il sottosegretario Delmastro, non una toga rossa, a prevedere il fatale esito dei pm controllati dalla politica.
«Le interviste sono una cosa, il programma politico un’altra».
Sta dicendo: non è Delmastro a fare la linea.
«No. Sto esponendo un concetto lineare. Questa riforma è stata voluta dai cittadini che ci hanno votato. Il resto è processo alle intenzioni, ovvero vuota e inconsistente polemica».
In ogni caso, la sfida finale si gioca al referendum. Serpeggiano timori, vede il rischio boomerang , come dice Franceschini?
«Tutt’altro. Semmai ho paura di vincere il referendum, dopo un dibattito cruento che veda coinvolta la magistratura. Perché se questa si accodasse alla politica, o peggio ne guidasse la carica, una sconfitta sarebbe un’umiliazione che inciderebbe sulla sua credibilità, già pericolosamente crollata. E da cittadino e da magistrato non me lo auguro. La giustizia è lacrime e sangue delle persone, non può essere strumentalizzata a fini elettorali».
Ha fatto arrabbiare persino il vicepresidente del Csm, Pinelli. Che, su Repubblica, ha bollato come “anacronistico e banalizzante” il suo continuo tornare a Palamara.
«Pinelli è un amico, ha tutta la mia stima. Con lui e la presidente Cassano è cambiato molto nel Csm. Ma il problema Palamara rimane. Con il Csm di allora la polvere è stata messa sotto il tappeto. Finché non saranno rese pubbliche tutte le intercettazioni di Palamara, non ci saranno serenità e trasparenza: molta verità è rimasta sepolta».
Sulle carceri, tra suicidi rivolte ferimenti, il quadro è sempre più drammatico. Perché lei continua a bocciare la proposta Giachetti?
«Perché se adotti determinati provvedimenti al solo scopo di ridurre il sovraffollamento, questi indicano la resa dello Stato e si rivelano inutili. Parlano le cifre. Nel luglio 2006, governo Prodi, i detenuti erano 60.710: con l’indulto ne furono liberati il 36 % e tre anni dopo erano arrivati a 63.472. Con una recidiva del 48 per cento. Un fallimento».
Lei è da tre anni quasi alla Giustizia tra tante polemiche e attacchi: non fa mai autocritica? I magistrati dicono: si crede Churchill, somiglia a Trump.
«L’autocritica? Per me è patologica. Se il giusto pecca sette volte al giorno, Nordio settanta. Ma quando si fanno queste battute bisogna essere brillanti, come Clemenceau quando ironizzò sulla morte di Felix Faure, sennò si scade nel banale. Figurarsi se mi paragono al miglior statista del ‘900. Abbiamo però in comune alcune cose: l’amore per la civiltà occidentale, per la storia, i cavalli e gli aperitivi».
Lei sugli aperitivi scherza molto, in quantità non modica.
«E qualche banale avversario mi dà dell’ubriacone. Come del resto Hitler faceva con Churchill».