Il governo pressa la Ue: “Subito il patto migranti”. Ma è rebus Paesi sicuri
di Alessandra ZinitiIl centro per migranti nel porto di Shengjin, in Albania
(reuters)ROMA – La Commissione Ue fa sponda al pressing dell’Italia ed è pronta ad anticipare il nuovo Patto asilo e immigrazione e del regolamento rimpatri. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato l’interpretazione italiana delle norme che stanno alla base del protocollo Italia-Albania, l’Europa prova a correre ai ripari per blindare la riforma delle procedure d’asilo e la velocizzazione dei rimpatri che non stanno a cuore solo a Giorgia Meloni. E dunque, un portavoce della commissione ha fatto sapere che «ad aprile di quest’anno, la Commissione aveva già proposto di anticipare questa possibilità. Incoraggiamo il Parlamento e il Consiglio a procedere il più rapidamente possibile su questa proposta».
Adozione in tutti i Paesi Ue delle…
ROMA – La Commissione Ue fa sponda al pressing dell’Italia ed è pronta ad anticipare il nuovo Patto asilo e immigrazione e del regolamento rimpatri. Dopo la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato l’interpretazione italiana delle norme che stanno alla base del protocollo Italia-Albania, l’Europa prova a correre ai ripari per blindare la riforma delle procedure d’asilo e la velocizzazione dei rimpatri che non stanno a cuore solo a Giorgia Meloni. E dunque, un portavoce della commissione ha fatto sapere che «ad aprile di quest’anno, la Commissione aveva già proposto di anticipare questa possibilità. Incoraggiamo il Parlamento e il Consiglio a procedere il più rapidamente possibile su questa proposta».
Adozione in tutti i Paesi Ue delle procedure accelerate di frontiera per i migranti che arrivano da Paesi definiti sicuri, con un trattenimento possibile ma non obbligatorio in centri ad hoc da realizzare nelle zone di frontiera, una ridefinizione più stringente del concetto di Paese sicuro e una lista comune europea (che al momento contiene solo sette Paesi tra cui Egitto e Bangladesh che interessano molto all’Italia) a cui ogni Stato può però aggiungerne di altri. Sono questi i cardini della riforma che, se anticipata rispetto all’entrata in vigore prevista a giugno 2026, dovrebbe accelerare l’esame delle richieste di asilo e facilitare i rimpatri di chi non ha diritto.
Un’accelerazione sulla quale il governo Meloni conta per provare ad uscire una volta per tutte dall’impasse dei centri in Albania. Anche se i dubbi giuridici sull’applicazione delle nuove norme all’esperimento-pilota di Gjader permangono e non sono di poco conto. Innanzitutto perché il Patto prevede che i centri per le procedure accelerate debbano sorgere alla frontiera e in territorio europeo, e l’Albania non lo è. E poi perché le nuove norme non sono tali da risolvere completamente il rebus di definizione di Paese sicuro su cui ancora ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani si interrogava in polemica con la sentenza della Corte di giustizia europea. «Come fa un magistrato a sapere se un Paese è sicuro o non è sicuro? È un lavoro che noi facciamo attraverso le ambasciate, i consolati. C’è un lavoro certosino. Non è che un magistrato, in un giorno, riesce a dire se un Paese è sicuro». La risposta sta dentro il testo del nuovo regolamento: «Le fonti di informazione su cui si basa tale designazione devono essere accessibili anche al richiedente asilo e al giudice nazionale». Che, in concreto, significa: la Ue, nella sua lista di Paesi comuni, e ogni singolo Stato che dovesse decidere di aggiungerne altri, dovrà pubblicare le fonti di informazione sulla base delle quali ritiene che il Paese di origine del migrante sia sicuro. E se ci sono parti del territorio o categorie di persone a rischio dovrà indicarle in modo che possano essere subito individuate ed escluse dall’applicazione delle procedure accelerate di frontiera. A verificarlo saranno sempre i giudici.
E poi ci sono i tempi e i modi di queste procedure non proprio sovrapponibili a quelle dei centri in Albania: il trattenimento per i migranti è previsto «solo in ultima istanza» e la procedura avrà una durata massima di tre mesi. Assai di più dei 28 giorni in cui l’Italia immagina i rimpatri nei Paesi sicuri.