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“Gli archivi di Stato negano le sentenze sugli anni di piombo”

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Pd e M5S denunciano le limitazioni nella consultazione dei documenti
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La premier Giorgia Meloni, in occasione dell’anniversario del 2 agosto, aveva promesso che lo Stato continuerà a rendere pubblici gli atti sugli anni di piombo. Nella realtà è così? Due interrogazioni Pd e una denuncia M5S rivelano che gli Archivi di Stato impediscono persino la consultazione delle sentenze. Sotto accusa finisce una circolare del 12 giugno 2024, firmata dal direttore generale degli Archivi, Antonio Tarasco, che distingue tra i dispositivi dei verdetti che i giudici leggono in aula e le motivazioni delle sentenze, la cui consultazione può essere negata, «in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare», fino a 70 anni dopo la loro pronuncia.

È accaduto che due studiosi, che avevano richiesto agli Archivi di Torino le sentenze del primo processo alle Brigate Rosse del 1976 e di Prima Linea, e a Milano la sentenza Bertoli (strage davanti alla questura, 1973), se le sono viste negare proprio in virtù di quest…

La premier Giorgia Meloni, in occasione dell’anniversario del 2 agosto, aveva promesso che lo Stato continuerà a rendere pubblici gli atti sugli anni di piombo. Nella realtà è così? Due interrogazioni Pd e una denuncia M5S rivelano che gli Archivi di Stato impediscono persino la consultazione delle sentenze. Sotto accusa finisce una circolare del 12 giugno 2024, firmata dal direttore generale degli Archivi, Antonio Tarasco, che distingue tra i dispositivi dei verdetti che i giudici leggono in aula e le motivazioni delle sentenze, la cui consultazione può essere negata, «in caso di dati idonei a rivelare lo stato di salute, la vita sessuale o rapporti riservati di tipo familiare», fino a 70 anni dopo la loro pronuncia.

È accaduto che due studiosi, che avevano richiesto agli Archivi di Torino le sentenze del primo processo alle Brigate Rosse del 1976 e di Prima Linea, e a Milano la sentenza Bertoli (strage davanti alla questura, 1973), se le sono viste negare proprio in virtù di questa circolare, interpretata in senso restrittivo. Di recente un altro diniego si è registrato a Bologna, dove sono state negate alcune carte su Gladio e P2, declassificate grazie alla direttiva Draghi. «Una decisione inaccettabile, contraria a ogni tipo di trasparenza», accusa il senatore pd Alfredo Bazoli. «Si nega un patrimonio fondamentale», rincara il deputato Andrea De Maria. «La privacy sulle sentenze è un insulto ai familiari delle vittime», fanno notare sei componenti Cinquestelle della Commissione antimafia, tra cui Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato.

Tarasco — interpellato da Repubblica — precisa che non c’è nessuna volontà censoria, perché la circolare si riferisce ai processi di violenza sessuale o a casi sanitari particolarmente delicati. «Tutto nasce da una richiesta avanzata all’archivio di Stato di Latina, in cui si chiedeva di visionare gli atti relativi a un processo per stupro». Nelle cinque pagine della circolare però non c’è un riferimento diretto a Latina. «Perché è un chiarimento in astratto, generalissimo. Una guida per i casi limite». Ci tiene a dire che il suo parere ha avuto il conforto del Garante della privacy «perché bilancia correttamente l’esigenza di garantire la libera conoscibilità delle decisioni degli organi giudiziari con la necessità di rispettare le previsioni in materia di protezione dei dati personali».

Come risponde ai parlamentari? «Siamo per la piena trasparenza, abbiamo da poco deciso la digitalizzazione dei dibattimenti Moro. Le sentenze sugli anni di piombo si trovano online nella Rete degli archivi per non dimenticare, il sito curato con l’Archivio Flamigni». Non tutte. Non ci sono quelle sulle prime Br e Prima Linea, e molte altre ancora, conservate negli Archivi di Stato. Sul sito si possono leggere quelle per le stragi di Bologna, Brescia, piazza Fontana, in parte Moro. Anche il presidente uscente dell’Associazione 2 agosto Paolo Bolognesi ha sollevato il caso. A marzo, nel corso di una riunione del Comitato consultivo sulle attività di versamento, gli era stato assicurato che la circolare sarebbe stata rettificata.

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