Il governo pasticcia al Senato sul decreto Sport. Prima prova a forzare la mano con il Quirinale, poi alza bandiera bianca. In mezzo dieci ore di trattative tra Palazzo Chigi e il Colle sulla norma che affida la gestione e l’organizzazione dei grandi eventi sportivi, con contributi governativi superiori a 5 milioni, alla società Sport e Salute. In ballo ci sono la fase finale della Coppa Davis e gli europei di volley del 2026. Tutto da rifare.
È il piano ammezzato di Palazzo Madama a fare da palcoscenico allo psicodramma. Pronti, via. Alle 11 è convocata la commissione Bilancio. Nelle intenzioni dell’esecutivo è la sede giusta per stralciare due delle tre norme contestate dal Quirinale perché incompatibili con il contenitore del decreto legge: non hanno carattere d’urgenza e sono di natura ordinamentale. La prima norma consiste in una via preferenziale per la stabilizzazione, senza concorso, del personale delle federazioni sportive impiegato presso la Commissione indipendente per la v…
Il governo pasticcia al Senato sul decreto Sport. Prima prova a forzare la mano con il Quirinale, poi alza bandiera bianca. In mezzo dieci ore di trattative tra Palazzo Chigi e il Colle sulla norma che affida la gestione e l’organizzazione dei grandi eventi sportivi, con contributi governativi superiori a 5 milioni, alla società Sport e Salute. In ballo ci sono la fase finale della Coppa Davis e gli europei di volley del 2026. Tutto da rifare.
È il piano ammezzato di Palazzo Madama a fare da palcoscenico allo psicodramma. Pronti, via. Alle 11 è convocata la commissione Bilancio. Nelle intenzioni dell’esecutivo è la sede giusta per stralciare due delle tre norme contestate dal Quirinale perché incompatibili con il contenitore del decreto legge: non hanno carattere d’urgenza e sono di natura ordinamentale. La prima norma consiste in una via preferenziale per la stabilizzazione, senza concorso, del personale delle federazioni sportive impiegato presso la Commissione indipendente per la verifica dei conti delle società professionistiche. Il secondo articolo affida al giudice ordinario le controversie sui contributi dovuti alla stessa Commissione. Ma la strategia si schianta contro il muro del Colle che, secondo quanto riferiscono fonti di maggioranza, chiede spiegazioni sulla mancata cancellazione della norma su Sport e Salute.
Ecco perché la seduta della quinta commissione viene rinviata due volte. Intanto il ministro dello Sport, Andrea Abodi, attiva un filo diretto con il collega per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani. Al suo interlocutore ripete più volte che non bisogna indietreggiare. Ma Ciriani fa notare che il Colle è stato netto: l’articolo della discordia va soppresso. Le ore che trascorrono fino al primo pomeriggio, quando la Bilancio finalmente si riunisce, servono a capire come mettere a punto l’intervento. L’ostacolo è tecnico, oltre che politico. La commissione, infatti, ha già dato il via libera alla relazione tecnica di passaggio, quando il decreto, approvato dalla Camera, è sbarcato al Senato. L’idea è procedere come è stato fatto appena cinque giorni prima con il decreto Economia. Stessa commissione e stessi rilievi del Colle. Con il cosiddetto voto di contrarietà erano stati espunti dal testo cinque emendamenti. Ma proprio il precedente mette a rischio lo schema.
Le opposizioni fanno sapere a Ciriani che questa volta non accetteranno di votare a favore dello stralcio. Ma il governo tira dritto. A pesare nella valutazione è il calendario d’aula. I tempi sono strettissimi: uno slittamento del decreto Sport scatenerebbe un effetto domino sui provvedimenti ancora da approvare in Parlamento prima della pausa estiva. Deputati e senatori hanno già messo in conto di lavorare al massimo fino a mercoledì.
Per non trovarsi spiazzati di fronte all’altolà di Pd, 5S, Italia Viva e Avs, il governo allestisce un piano b: il travaso delle norme attenzionate in un disegno di legge. In questo modo verrebbe meno il rilievo del Colle sul carattere d’urgenza e allo stesso tempo si garantirebbe la sopravvivenza degli articoli. Lo schema prevede un’approvazione rapida: il via libera della commissione Cultura e Sport in sede deliberante garantirebbe una trasmissione rapida alla Camera, anche il giorno seguente. Sembra tutto pronto. C’è anche il nome del firmatario: Lucio Malan, il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Per qualche istante fa capolino davanti alla commissione, poi si dilegua quando l’idea tramonta per la contrarietà delle opposizioni. Ciriani prova a uscire dall’angolo: «Faremo delle modifiche in aula». Due minuti dopo si cambia ancora. Tocca alla settima commissione. Arriva anche Abodi. «Rispettosamente no», risponde ai cronisti che gli chiedono conto di un eventuale rinvio del testo alle Camere da parte del Colle. Poi è Meloni a fermare tutto. In aula spunta un emendamento che cancella la norma su Sport e Salute. Ecco la retromarcia. A sera arriva anche il via libera dell’emiciclo con un voto per alzata di mano. Corsa alla Camera per il via libera definitivo. Con un decreto “mutilato”.