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L’avvocato delle vittime di Almasri: "Da Meloni una confessione, la Procura riapra il fascicolo"

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Francesco Romeo, legale di Lam Magok, testimone contro il torturatore libico alla Cpi, annuncia di essere pronto a nuovi esposti contro la premier se non si muoverà la magistratura
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“La premier Meloni ha affermato che i ministri non governano in autonomia. È un’assunzione di responsabilità e la procura di Roma dovrebbe riaprire il fascicolo, in alternativa saremo noi a valutare il da farsi”. Non ha intenzione di fermarsi l’avvocato Francesco Romeo, legale di Lam Magok, testimone contro Almasri alla Cpi e che dopo la sua frettolosa liberazione e rimpatrio contro il governo ha presentato un esposto.

Parlando dal cortile assolato dello spazio Welcome di Baobab, l’associazione che dal suo arrivo in Italia supporta Magok, l'avvocato spiega che "l’archiviazione non è un provvedimento definitivo, può essere messo in discussione in caso di elementi di novità”. A fornirli - sostiene - è stata la stessa premier che con un post sui social ha rivendicato l’operato dei ministri Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, per i quali invece – emerge tra le righe del provvedimento di archiviazione – sembra in arrivo una richiesta di autorizzazione a procedere. Dichiaraz…

“La premier Meloni ha affermato che i ministri non governano in autonomia. È un’assunzione di responsabilità e la procura di Roma dovrebbe riaprire il fascicolo, in alternativa saremo noi a valutare il da farsi”. Non ha intenzione di fermarsi l’avvocato Francesco Romeo, legale di Lam Magok, testimone contro Almasri alla Cpi e che dopo la sua frettolosa liberazione e rimpatrio contro il governo ha presentato un esposto.

Parlando dal cortile assolato dello spazio Welcome di Baobab, l’associazione che dal suo arrivo in Italia supporta Magok, l'avvocato spiega che "l’archiviazione non è un provvedimento definitivo, può essere messo in discussione in caso di elementi di novità”. A fornirli - sostiene - è stata la stessa premier che con un post sui social ha rivendicato l’operato dei ministri Nordio, Piantedosi e del sottosegretario Mantovano, per i quali invece – emerge tra le righe del provvedimento di archiviazione – sembra in arrivo una richiesta di autorizzazione a procedere. Dichiarazioni che ricalcano quelle di qualche mese fa, quando Meloni si apertamente schierata a difesa dei suoi ministri, e che i giudici hanno definito “un atto politico”.

Ma attenzione, spiega il legale, “la Corte Costituzionale ha già spiegato in sentenza che non basta per elidere eventuali responsabilità penali”. Traduzione, per l’avvocato Romeo si tratta sostanzialmente di “una confessione” che imporrebbe iniziative immediate.

Attivista già in Libia dove è stato sequestrato nei centri di detenzione gestiti da Almasri e lì torturato, testimone alla Cpi su quei crimini, Lam Magok, non sembra avere intenzione di cedere neanche di un millimetro. “Questa non è una battaglia personale. Porto sulle spalle la responsabilità di chi è stato torturato in Libia e quelli a cui succede ancora adesso, chi è riuscito a fuggire, chi è morto. Tutti dobbiamo avere giustizia”.

Quel messaggio con cui la “leader di un Paese che si definisce democratico ha rivendicato la liberazione di un torturatore”, racconta, “mi ha fatto paura e mi ha fatto male”. In mente sono tornati tutti i fantasmi del passato, i mesi di detenzione arbitraria nelle mani di Almasri e dei suoi, quando pensava che non ne sarebbe mai uscito vivo. “Non so se riuscite a immaginare cosa significhi essere vittima di tortura. Non è cosa che tu possa dimenticare. Torna nei tuoi incubi, ti assale appena chiudi gli occhi”.

Nella giustizia Lam ci crede. È convinto che i tribunali gli possano dare ragione, prima o poi, afferma, spero "di avere la possibilità di andare in un’aula di tribunale e sentire con le mie orecchie i ministri Nordio e Piantedosi rivendicare come giusta la liberazione di un torturatore mentre mi guardano negli occhi. Sempre che ne abbiano il coraggio”.

Ma al momento la giustizia a lui e al suo legale vieta l’accesso agli atti del fascicolo, concesso invece alle difese. Motivo? Un cavillo. Lam Magok è stato identificato come “parte danneggiata, non parte offesa”. Sebbene la legge gli consenta di costituirsi parte offesa quando il procedimento comincia, prima a detta del tribunale non ha alcun diritto. “Ieri il tribunale dei ministri ha messo gli atti a disposizione delle persone interessate”. Una categoria più ampia, dunque la richiesta è stata reiterata.

Denunce di altre vittime di Almasri invece non ce ne saranno, quanto meno a breve. C’è troppa paura di ritorsioni. Quello lasciato dal generale libico sulle sue vittime è un marchio di terrore e “il rapporto di simbiosi fra il nostro governo e quello libico – spiega Alice Basiglini di Baobab – ha convinto tanti a rimanere in silenzio”. Nel frattempo Almasri continua a commettere i crimini per cui è ricercato. “Da mesi ormai raccogliamo le testimonianze di chi è riuscito a fuggire dalla Libia dopo il suo ritorno in pompa magna a Tripoli. Chi è passato da Zahawiya, che è il centro che lui e la sua milizia controllano, raccontano orrori indicibili. Sta continuando a commettere i crimini per cui è ricercato. Questo è il soggetto che l’Italia ha liberato”.

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