Per Giorgia Meloni la miglior difesa è sempre l’attacco. Come avvenuto quando ricevette la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, è la stessa premier a sparare su X il bengala poco prima dei tg della sera: «Oggi mi è stato notificato il provvedimento dal Tribunale dei ministri per il caso Almasri. Dopo oltre sei mesi dal suo avvio, rispetto ai tre mesi previsti dalla legge, e dopo ingiustificabili fughe di notizie. I giudici hanno archiviato la mia sola posizione, mentre dal decreto desumo che verrà chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Piantedosi e Nordio e del sottosegretario Mantovano». La vicenda giudiziaria è quella è che verte intorno alla liberazione di un capo milizia libico, Osama Najeem Almasri, arrestato dalla polizia su mandato della Corte Penale internazionale per stupri, omicidi e torture, a cui il nostro governo offrì, oltre alla libertà, anche un passaggio con aereo di Stato in Libia.
Meloni, nel suo messaggio, si assume la respo…
Per Giorgia Meloni la miglior difesa è sempre l’attacco. Come avvenuto quando ricevette la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, è la stessa premier a sparare su X il bengala poco prima dei tg della sera: «Oggi mi è stato notificato il provvedimento dal Tribunale dei ministri per il caso Almasri. Dopo oltre sei mesi dal suo avvio, rispetto ai tre mesi previsti dalla legge, e dopo ingiustificabili fughe di notizie. I giudici hanno archiviato la mia sola posizione, mentre dal decreto desumo che verrà chiesta l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Piantedosi e Nordio e del sottosegretario Mantovano». La vicenda giudiziaria è quella è che verte intorno alla liberazione di un capo milizia libico, Osama Najeem Almasri, arrestato dalla polizia su mandato della Corte Penale internazionale per stupri, omicidi e torture, a cui il nostro governo offrì, oltre alla libertà, anche un passaggio con aereo di Stato in Libia.
Meloni, nel suo messaggio, si assume la responsabilità politica di quanto è stato fatto dai suoi ministri. «A differenza di qualche mio predecessore, che ha preso le distanze da un suo ministro in situazioni similari (il riferimento è a Giuseppe Conte per il caso Diciotti, ndr), rivendico che questo Governo agisce in modo coeso sotto la mia guida: ogni scelta, soprattutto così importante, è concordata. È quindi assurdo chiedere che vadano a giudizio Piantedosi, Nordio e Mantovano, e non anche io, prima di loro». E ancora: «Nel decreto si sostiene che io non sia stata preventivamente informata e non abbia condiviso la decisione assunta. Si sostiene pertanto che due autorevoli ministri e il sottosegretario da me delegato all’intelligence abbiano agito su una vicenda così seria senza aver condiviso con me le decisioni assunte. È una tesi palesemente assurda».
Dopo aver ribadito di aver agito «avendo come sola bussola la tutela della sicurezza degli italiani», la premier lancia la sua sfida ai giudici e preannuncia un ok korral davanti alle Camere: «Ribadisco la correttezza dell’operato dell’intero esecutivo. Lo ribadirò in parlamento, sedendomi accanto a Piantedosi, Nordio e Mantovano al momento del voto sull’autorizzazione a procedere».
Le reazioni non tardano. Il governo fa quadrato intorno alla premier contro il tribunale dei ministri, tra tutti spicca Matteo Salvini: «Alla faccia dei “non ricordo” degli smemorati Conte e Toninelli sugli sbarchi dei clandestini...Avanti insieme a testa alta, non ci fermeranno». Dall’opposizione parla il capogruppo del Pd, Francesco Boccia: «Colpiscono le affermazioni della presidente del Consiglio che rivendica l’azione del suo governo. Quindi è soddisfatta di aver fatto scarcerare un criminale e un torturatore. La vicenda giudiziaria è nata solo per le menzogne dette dal ministro della Giustizia. Resta la responsabilità politica: la scarcerazione di un criminale fatta calpestando il diritto internazionale». Il verde Angelo Bonelli invita il governo a «evitare di nascondersi dietro l’immunità dopo aver riempito di vergogna l’Italia intera». Il caso Almasri «è una pagina nera per lo stato di diritto italiano e per la credibilità del Paese», afferma il segretario di più Europa Riccardo Magi.
La premier sarebbe stata informata della decisione del tribunale dei ministri già in mattinata, mentre era in visita nelle Marche, dalla sua avvocata (e senatrice leghista) Giulia Bongiorno. Tornata a Roma, ha convocato una riunione di emergenza con i sottosegretari Mantovano e Fazzolari, a margine del cdm. Non è escluso anche un confronto con gli stessi Nordio e Piantedosi, presenti a palazzo Chigi. L’indicazione che trapela è quella di provare ad anticipare il prima possibile il voto parlamentare contro l’autorizzazione a procedere, per non restare a lungo sulla graticola. L’umore comunque è nero, tanto che la premier diserta il matrimonio del fedelissimo Edmondo Cirielli dove era attesa come ospite d’onore.