Di mezzo c’è la partita grossa delle regionali, quindi nel Pd per ora è tutto in aria e valgono le trattative e gli scontri pre-elettorali. Quello che si doveva fare di grandi lavori – cioè una resa dei conti nel partito per vedere cosa ha in testa Elly Schlein e, dopo la sconfitta dei referendum sul lavoro, verso dove si va – si farà probabilmente a metà settembre. La riunione di fatto è convocata, a Roma, molti dem di Energia Popolare - la corrente meglio dire la fu-corrente di Stefano Bonaccini, che non è stata mai molto attiva, e ora rischia di collassare -, stanno preparandosi. Lorenzo Guerini sarà certamente tra questi. Ma Alessandro Alfieri, il coordinatore dei bonacciniani, frena. Ritiene che di tutto sia tempo, tranne che di mettere benzina sul fuoco. Quindi si soprassiede, si vedrà.
“Decideremo in questi giorni se fare la riunione a settembre”. Ma tra i riformisti dem c’è molto malumore per un attendismo verso la segretaria e la sua linea che si ritiene eccessivo. In questa …
Di mezzo c’è la partita grossa delle regionali, quindi nel Pd per ora è tutto in aria e valgono le trattative e gli scontri pre-elettorali. Quello che si doveva fare di grandi lavori – cioè una resa dei conti nel partito per vedere cosa ha in testa Elly Schlein e, dopo la sconfitta dei referendum sul lavoro, verso dove si va – si farà probabilmente a metà settembre. La riunione di fatto è convocata, a Roma, molti dem di Energia Popolare - la corrente meglio dire la fu-corrente di Stefano Bonaccini, che non è stata mai molto attiva, e ora rischia di collassare -, stanno preparandosi. Lorenzo Guerini sarà certamente tra questi. Ma Alessandro Alfieri, il coordinatore dei bonacciniani, frena. Ritiene che di tutto sia tempo, tranne che di mettere benzina sul fuoco. Quindi si soprassiede, si vedrà.
“Decideremo in questi giorni se fare la riunione a settembre”. Ma tra i riformisti dem c’è molto malumore per un attendismo verso la segretaria e la sua linea che si ritiene eccessivo. In questa chiave va letta l’iniziativa di Graziano Delrio di creare tra gli altri con Stefano Lepre, Silvia Costa, Patrizia Toia, una “associazione” – di fatto una corrente ma per tenersi tranquilli meglio smussare sin dal nome - che si chiama “Comunità democratica”. La corrente di Delrio fa seguito a due assemblee a Milano e Orvieto a inizio estate. Dovrebbe dare molto da pensare a Schlein e al gruppo dirigente del Pd, dal momento che i riformisti di Milano e Orvieto si erano trovati come federatore un “papa” straniero (vecchio vizio della sinistra) ovvero Ernesto Maria Ruffini. L’uomo del destino. Carte in regola su tutto, dalla famiglia al background, amici giusti, simpatia ricambiata con Romano Prodi. Dalle ultime assemblee non ci sono stati seguiti, fino appunto all’appuntamento di settembre. Quartapelle osserva che “bisogna riavvicinare il mondo riformista, ma non si tratta di manovre da ceto politico”. Perciò nasceranno i circoli Matteotti, spontaneamente per dialogare tra riformisti.
E Ruffini cosa pensa di fare? Non è nel Pd almeno per ora. Ma sta sfrondando proposte e con i comitati un impegno civico e progressista – racconta – poi si vedrà. A battere sul fuoco mentre il ferro è caldo sono i cattolici della vecchia guardia. Come Pierlugi Castagnetti, testimone di una cultura politica illustre quale è quella cattolico-democratica, sprona e insiste.
Delrio, ex ministro, ora senatore dem, elenca i temi su cui il Pd dovrebbe aprire una vera e propria offensiva: “Sulla pace, sul lavoro, ma soprattutto sanare il divorzio tra cultura e politica”. I riformisti hanno il fiato sul collo a Schlein o semplicemente hanno abbandonato il campo? La resa dei conti tra i dem sta per arrivare.