M5S in fermento: mandati in scadenza. Occhi puntati sui cinque posti da vicepresidente
di Matteo PucciarelliQuattro anni dopo la sua elezione a presidente del M5S, Giuseppe Conte si appresta a fare il bis a settembre. Lo Statuto prevede un mandato a tempo, per l'appunto di quattro anni, e quindi si procederà al rinnovo. Non ci saranno sorprese di sorta, il tutto appare più che altro una formalità. Molto più sentita è invece la riorganizzazione interna: la rielezione della base precederà possibili nuovi incarichi e rimescolamenti nel partito.
Nel dietro le quinte del Movimento gli occhi sono tutti puntati sui cinque posti da vicepresidente. Oggi quel ruolo è ricoperto da Paola Taverna (e anche vicaria di Conte), dalla ex sindaca di Torino Chiara Appendino, da Michele Gubitosa e Mario Turco. Fino a qualche mese fa c'era anche Riccardo Ricciardi, che poi è diventato capogruppo alla Camera e il posto è rimasto vacante.
Ecco, di papabili ce ne sono diversi e il ruolo non è da poco, specie se si considera che con il prossimo mandato i vice gestiranno assieme a Conte la partita delle politiche pre…
Quattro anni dopo la sua elezione a presidente del M5S, Giuseppe Conte si appresta a fare il bis a settembre. Lo Statuto prevede un mandato a tempo, per l'appunto di quattro anni, e quindi si procederà al rinnovo. Non ci saranno sorprese di sorta, il tutto appare più che altro una formalità. Molto più sentita è invece la riorganizzazione interna: la rielezione della base precederà possibili nuovi incarichi e rimescolamenti nel partito.
Nel dietro le quinte del Movimento gli occhi sono tutti puntati sui cinque posti da vicepresidente. Oggi quel ruolo è ricoperto da Paola Taverna (e anche vicaria di Conte), dalla ex sindaca di Torino Chiara Appendino, da Michele Gubitosa e Mario Turco. Fino a qualche mese fa c'era anche Riccardo Ricciardi, che poi è diventato capogruppo alla Camera e il posto è rimasto vacante.
Ecco, di papabili ce ne sono diversi e il ruolo non è da poco, specie se si considera che con il prossimo mandato i vice gestiranno assieme a Conte la partita delle politiche previste nel 2027. Al netto dei quattro uscenti che restano favoriti - squadra che vince non si cambia, si suol dire: vittorie particolari nel palmares non ce ne sono, ma l'ex presidente del Consiglio tende a privilegiare la stabilità -, il borsino interne vede ad esempio in ascesa Alfonso Colucci, notaio di Conte poi portato in Parlamento, massimo esperto di questioni burocratiche. Avrebbe tutte le carte in regola anche un ex ministro di peso come Stefano Patuanelli; oppure il già capogruppo Francesco Silvestri.
Se poi Conte decidesse di dare più spazio alla dimensione europea, l'altro nome è Pasquale Tridico, capodelegazione al Parlamento Ue. Volendo allargare invece la componente femminile, ci sarebbe la vicepresidente del Senato Mariolina Castellone, considerata però troppo poco contiana. E poi: Vittoria Baldino, che ha una sua visibilità mediatica, e Alessandra Maiorino, molto presente sulle battaglie per i diritti civili.
La battaglia interna, va detto, sembra comunque poco politica. Nel senso che il contismo, oggi, non ha nemici o oppositori. Davide Casaleggio fu estromesso per primo, Luigi Di Maio se n'è andato da solo, Alessandro Di Battista idem, Beppe Grillo è stato fatto fuori dalla base, Virginia Raggi è silente ormai da anni nelle questioni del Movimento - ma ora le regole le permettono di tornare in pista. Chi è rimasto, non ha particolari dubbi sulla linea: i 5 Stelle come forza progressista critica, ormai trasformati in un partito classico. Mancano solo una cosa, a dire il vero: le correnti.