«Quante volte l’abbiamo chiamata in aula a spiegare al Parlamento perché avevano lasciato libero un torturatore e stupratore? Non è mai venuta, ha mandato Piantedosi e Nordio con quella folle informativa. E ora ci viene a raccontare che la scelta di riaccompagnare a casa Almasri era concordata? È surreale. Giorgia Meloni smentisce se stessa».
Riccardo Magi, deputato e segretario di + Europa, è allibito dalle dichiarazioni della premier.
Perché dice che la presidente del Consiglio smentisce se stessa?
«Perché il 25 gennaio, a caldo, disse che la scarcerazione di Almasri era da attribuire alla Corte d’appello di Roma e che non era stata una decisione politica. Poi ha mandato in Parlamento Nordio e Piantedosi, i due ministri con specifiche competenze oltre a quelle del sottosegretario Mantovano, a dirci cose diverse e contrastanti tra di loro. E adesso invece rivendica tutta la responsabilità politica di quella che ovviamente è stata una decisione del governo. È evidente che Giorgia Melo…
«Quante volte l’abbiamo chiamata in aula a spiegare al Parlamento perché avevano lasciato libero un torturatore e stupratore? Non è mai venuta, ha mandato Piantedosi e Nordio con quella folle informativa. E ora ci viene a raccontare che la scelta di riaccompagnare a casa Almasri era concordata? È surreale. Giorgia Meloni smentisce se stessa».
Riccardo Magi, deputato e segretario di + Europa, è allibito dalle dichiarazioni della premier.
Perché dice che la presidente del Consiglio smentisce se stessa?
«Perché il 25 gennaio, a caldo, disse che la scarcerazione di Almasri era da attribuire alla Corte d’appello di Roma e che non era stata una decisione politica. Poi ha mandato in Parlamento Nordio e Piantedosi, i due ministri con specifiche competenze oltre a quelle del sottosegretario Mantovano, a dirci cose diverse e contrastanti tra di loro. E adesso invece rivendica tutta la responsabilità politica di quella che ovviamente è stata una decisione del governo. È evidente che Giorgia Meloni sta provando ancora una volta a cambiare le carte in tavola. Ma noi ricordiamo benissimo tutto dall’inizio».
Che cosa?
«Ricordiamo quella scena surreale in Parlamento, con Nordio e Piantedosi seduti accanto a ridacchiare e, uno dopo l’altro, a leggere in aula un’informativa che diceva due cose diverse: il ministro di Grazia e giustizia che ci raccontava che le carte erano di difficile lettura, scritte in inglese, difensore d’ufficio di Almasri, e il ministro dell’Interno che un secondo dopo ci diceva (prima volta di un esponente di governo che fa i patti con i libici) che Almasri era talmente pericoloso che bisognava subito espellerlo e per questo avevano predisposto l’aereo dei Servizi. Peccato che invece di espellerlo in manette verso l’Aia lo hanno mandato ad una festa in Libia».
E ora il tribunale dei ministri sembra avere degli elementi per dire che quello del governo con Almasri è più di un pasticcio.
«È chiaro che il tribunale dei ministri rispetto a queste tre figure con delle competenze specifiche ha trovato delle responsabilità: Nordio doveva solo dare attuazione alla consegna, Piantedosi si è inserito firmando un decreto di espulsione e Mantovano risponde delle deleghe sui servizi segreti. Il fatto che Giorgia Meloni rivendichi la sua responsabilità politica però è gravissimo».
Si aspettava che facesse altro?
«Di certo non mi solleva che la presidente del Consiglio rivendichi la liberazione di un torturatore che doveva essere solo mandato all’Aia dove avrebbe subìto un processo con tutte le garanzie».
Nordio, Piantedosi e Mantovano dovrebbero rinunciare all’immunità parlamentare?
«Sarebbe auspicabile, ma non lo faranno. So già cosa accadrà».
Ci dica.
«Dopo l’assalto alle toghe rosse italiane e a quelle blu della Corte di giustizia europea, ora partirà la crociata contro il tribunale dei ministri. E per difendere il potere politico dalle ingerenze della magistratura faranno quadrato e non concederanno mai alcuna autorizzazione a procedere. Ma dalle carte forse sapremo la verità»