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“A processo per Almasri i vertici del governo”, le richieste alla Camera

(ansa)

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Depositata a Montecitorio l’istanza di autorizzazione a procedere contro Nordio, Mantovano e Piantedosi. Opposizione all’attacco
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Processare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. E il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. È la richiesta depositata ieri sera dal tribunale dei ministri alla Camera dei deputati al termine di più di sei mesi di indagine: secondo i magistrati, i tre membri dell’esecutivo hanno compiuto una serie di atti che hanno consentito al torturatore libico Osama Almasri di essere scarcerato. E poi di ritornare in Libia a bordo di un aereo di Stato, a spese dei cittadini.

Mantovano e Piantedosi sono indagati per favoreggiamento. E peculato, in relazione all’uso dell’aereo di Stato. Mentre il ministro della Giustizia è accusato di favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio. Il processo, però, verosimilmente non si terrà mai. Perché dovrebbe votare sì la Camera. Che, prevede la legge, si dovrà esprimere entro i prossimi sessanta giorni. Il caso è però politico, a maggior ragione dopo la dichiarazione della premier Gi…

Processare il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi. E il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. È la richiesta depositata ieri sera dal tribunale dei ministri alla Camera dei deputati al termine di più di sei mesi di indagine: secondo i magistrati, i tre membri dell’esecutivo hanno compiuto una serie di atti che hanno consentito al torturatore libico Osama Almasri di essere scarcerato. E poi di ritornare in Libia a bordo di un aereo di Stato, a spese dei cittadini.

Mantovano e Piantedosi sono indagati per favoreggiamento. E peculato, in relazione all’uso dell’aereo di Stato. Mentre il ministro della Giustizia è accusato di favoreggiamento e omissione di atti d’ufficio. Il processo, però, verosimilmente non si terrà mai. Perché dovrebbe votare sì la Camera. Che, prevede la legge, si dovrà esprimere entro i prossimi sessanta giorni. Il caso è però politico, a maggior ragione dopo la dichiarazione della premier Giorgia Meloni. Che, incassata l’archiviazione per lei, sulla base del principio “poteva non sapere”, ha rivendicato politicamente la gestione dell’intero dossier. «E per una volta Meloni dice la cosa giusta» attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein, in un’intervista al Tg3. «È impensabile che tre suoi ministri abbiano deciso di liberare un torturatore libico e riportarlo a casa con un volo di Stato senza che lei condividesse questa scelta. Siccome ha detto che vuole venire in Parlamento, venga a spiegare al Paese la responsabilità politica che si è assunta. Su quella giudiziaria lasciamo lavorare la magistratura».

In realtà tutta la partita si giocherà in aula. Impossibile, nei fatti, che il Parlamento — a netta maggioranza di centrodestra — possa votare sì alla richiesta del tribunale dei ministri portando così la vicenda in tribunale. A conferma di questo la circostanza che la richiesta di autorizzazione, seppur decisa dal tribunale dei ministri, sia diventata una nuova occasione di scontro tra il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, e il centrodestra.

Oggetto non il merito della questione sul quale, evidentemente, il numero uno di piazzale Clodio ha segnato un punto a suo favore: se infatti le magistrate che componevano la giunta hanno ritenuto di chiedere di processare due ministri e il sottosegretario alla presidenza, evidentemente il procuratore ha fatto bene a istruire il fascicolo. E non ad archiviare seduta stante come chiedeva la maggioranza. La polemica di ieri si è aperta sul metodo. E in particolare sul presunto ritardo con cui sono state compiute le indagini. E, soprattutto, sul tempo in cui gli atti sono stati trasmessi dalla procura alla Camera. L’attacco più duro è stato di un membro del Csm, la laica di centrodestra Isabella Bertolini. «Le indagini sono durate più dei novanta giorni previsti dalla legge — dice Bertolini — E una volta chiuse non si sono rispettati i tempi. La norma è molto chiara e prevede che il procuratore che ha ricevuto gli atti lo scorso primo agosto, li trasmetta “immediatamente”. Come mai questo ritardo? Ci chiediamo inoltre perché l’Anm parla di conseguenze di processi che nessuno conosce?». In realtà a Repubblica risulta che gli atti alla Procura siano arrivati soltanto lunedì 4 e che, in meno di 24 ore, dopo un veloce controllo anche per evitare che ci fossero documenti sensibili (il Dis ha denunciato il procuratore Lo Voi per aver messo a disposizione delle parti un atto che sarebbe stato coperto da segreto di Stato), piazzale Clodio abbia inviato tutto alla Camera.

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