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“No al salario minimo”, il governo impugna la legge della Toscana

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Il consiglio dei ministri contro la norma. Schlein: scandaloso. Bocciato anche il provvedimento sardo sul Salva casa di Salvini
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Il governo Meloni alza il cartellino rosso contro la norma approvata in Toscana sul salario minimo garantito. L’altolà arriva dal consiglio dei ministri, che ha impugnato una legge che è anche una bandiera del Partito democratico: la norma regionale introduceva nelle gare ad alta intensità di manodopera basate sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa una premialità per le aziende che applicano un salario minimo orario non inferiore a 9 euro lordi. Lo stop del governo è arrivato perché la legge toscana sarebbe in contrasto «con la normativa statale in materia di tutela della concorrenza». Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, il governo Meloni «ha paura del salario minimo», che invece è «una legge di civiltà». Secondo la leader dem «è scandaloso, considerato che le famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese per le bollette alte e gli stipendi bassi».

Schlein guarda al caldo autunno elettorale che vedrà al voto sei Regioni con un impegno: «Stiano tranquilli, …

Il governo Meloni alza il cartellino rosso contro la norma approvata in Toscana sul salario minimo garantito. L’altolà arriva dal consiglio dei ministri, che ha impugnato una legge che è anche una bandiera del Partito democratico: la norma regionale introduceva nelle gare ad alta intensità di manodopera basate sul criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa una premialità per le aziende che applicano un salario minimo orario non inferiore a 9 euro lordi. Lo stop del governo è arrivato perché la legge toscana sarebbe in contrasto «con la normativa statale in materia di tutela della concorrenza». Per la segretaria del Pd, Elly Schlein, il governo Meloni «ha paura del salario minimo», che invece è «una legge di civiltà». Secondo la leader dem «è scandaloso, considerato che le famiglie non riescono ad arrivare alla fine del mese per le bollette alte e gli stipendi bassi».

Schlein guarda al caldo autunno elettorale che vedrà al voto sei Regioni con un impegno: «Stiano tranquilli, il salario minimo sarà centrale in tutti i programmi elettorali nelle Regioni in cui andremo al voto. Non ci fermeranno con questi trucchetti». Promette battaglia il governatore Eugenio Giani, che difende l’obiettivo del provvedimento «di tutelare gli stipendi dei dipendenti delle aziende che lavorano, in appalto, per la pubblica amministrazione». Giani è pronto ad appellarsi alla Consulta «per difendere con determinazione questa legge e il principio che la ispira: il lavoro deve essere giusto, sicuro e retribuito in modo equo».

Insorgono i deputati dem alla Camera, secondo cui «il governo Meloni è diventato soltanto un organo di propaganda politica»: il riferimento è alla promessa della Zona economica speciale nelle Marche, dove al Francesco Acquaroli di FdI, sfidato da Matteo Ricci, punta al bis. Intanto il nuovo stop a una legge regionale toscana, il secondo in poche settimane, dopo la norma sul fine vita: «Siamo francamente sconcertati - sbottano i parlamentari dem toscani, da Fossi a Furfaro, da Bonafè a Parrini - è un governo ormai fuori dalla realtà, immobile e incapace di dare risposte alle necessità delle famiglie e ai diritti delle persone. Con questi atti punitivi la destra conferma che sa usare il potere soltanto per reprimere e punire chi governa per aiutare le comunità. Non ci faremo intimidire, il bene del Paese viene prima del rancore».

Per il co-portavoce di Avs Nicola Fratoianni «è più forte di loro: quando qualcuno vuole tutelare i più deboli, i lavoratori e le lavoratrici, a mettere i bastoni fra le ruote ci pensa il governo Meloni: una destra nemica della povera gente e di chi fatica ad andare avanti».

Ma quello alla norma toscana non è l’unico stop che arriva da Palazzo Chigi: a essere bloccata è anche la norma approvata dalla Regione siciliana che consentiva di riservare una quota di posti nei concorsi pubblici in sanità per i medici non obiettori. In un’isola in cui il diritto all’aborto non sempre viene garantito alle siciliane che hanno a disposizione poche strutture e pochissimi medici, la norma - complice il voto segreto - aveva ricevuto il favore anche di consiglieri del centrodestra. Infine stop alla legge approvata nella Sardegna guidata dalla 5Stelle Todde che recepiva, ma non in tutte le sue parti, il Salva casa voluto da Salvini: la norma lasciava a 28 metri quadri la superficie minima dei monolocali. Portata invece a 20 dalla legge nazionale-.

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