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Timori per Bartolozzi a Palazzo Chigi: l’idea di estendere lo scudo

La capo di gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi 

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Dossier riservato di FdI contro l’Anm, si accelera sulla separazione. Per Meloni vacanze in Grecia
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ROMA – Scudare la “zarina”, se si renderà necessario. Anche se non è né ministro, né parlamentare, né ha un posto di sottogoverno. Giusi Bartolozzi è solo un capo di gabinetto, per quanto potente. Con la richiesta di processo per Nordio, Piantedosi e Mantovano che sarà affossata dal centrodestra sul finire di settembre, ai piani alti del governo si ragiona su come mettere al riparo dall’inchiesta anche lei, Bartolozzi, l’ex deputata azzurra oggi fedelissima capo-staff del ministro della Giustizia. A oggi non è indagata, ma nella relazione spedita dal tribunale dei ministri a Montecitorio la sua condotta viene descritta come «mendace». Ha mentito. Non solo: dalle carte dell’inchiesta si desume che abbia avuto un ruolo tutt’altro che marginale, nel pasticciaccio Almasri.

ROMA – Scudare la “zarina”, se si renderà necessario. Anche se non è né ministro, né parlamentare, né ha un posto di sottogoverno. Giusi Bartolozzi è solo un capo di gabinetto, per quanto potente. Con la richiesta di processo per Nordio, Piantedosi e Mantovano che sarà affossata dal centrodestra sul finire di settembre, ai piani alti del governo si ragiona su come mettere al riparo dall’inchiesta anche lei, Bartolozzi, l’ex deputata azzurra oggi fedelissima capo-staff del ministro della Giustizia. A oggi non è indagata, ma nella relazione spedita dal tribunale dei ministri a Montecitorio la sua condotta viene descritta come «mendace». Ha mentito. Non solo: dalle carte dell’inchiesta si desume che abbia avuto un ruolo tutt’altro che marginale, nel pasticciaccio Almasri.

Nell’esecutivo il sospetto, o comunque il timore, che possa essere coinvolta nell’inchiesta c’è. Dunque si cercano scappatoie. Una, in particolare: fonti di governo raccontano che gli uffici legislativi sono al lavoro per capire se pure Bartolozzi possa essere scudata dal Parlamento, nel caso finisse sotto indagine. L’appiglio: un passaggio della legge costituzionale 219 del 1989, l’articolo 4. Consentirebbe di estendere il diniego dell’autorizzazione pure a chi ha agito «in concorso» con esponenti di governo, «anche se non ministro né parlamentare». In soldoni, la tesi del centrodestra è che la procura di Roma non potrebbe indagare Bartolozzi senza chiedere l’autorizzazione alla Camera, se fosse appunto accusata di avere agito in concorso con Nordio, per gli stessi reati. Ma il tema è controverso. Tanto che se i pm non fossero d’accordo, ambienti di governo arrivano addirittura a ipotizzare di sollevare un conflitto di attribuzione. C’è però un’altra variabile: l’ipotesi che l’alta dirigente di via Arenula possa essere accusata di un altro reato, come la falsa testimonianza. Senza «concorso». Anche i tempi sono un fattore, in questa intricata partita politico-legale. Perché se Bartolozzi venisse indagata dopo il voto della Camera sui ministri, sarebbe impossibile accorpare in automatico la sua vicenda giudiziaria a quella che coinvolge i tre esponenti di governo. Salterebbe l’automatismo. E s’inasprirebbe lo scontro con la procura.

Di certo, su pressione di Nordio, ma col placet anche di Mantovano, la destra non ha intenzione di scaricare la capo di gabinetto del Guardasigilli, che tanti segreti custodisce. Addirittura fonti di maggioranza ipotizzano per lei una candidatura a Montecitorio, alle Politiche del ‘27. Suggestioni, si vedrà. Intanto si spulciano le carte arrivate alla Camera, soprattutto i verbali degli 007: per FdI si è recato nella stanza che custodisce le 1.300 pagine di allegati, sotto stretta sorveglianza dei funzionari del Parlamento, il deputato Dario Iaia.

Nella cerchia di Meloni la strategia parlamentare s’interseca con la tattica politica. Lo scontro con le toghe sale di livello, anche perché così il merito delle contestazioni si può appannare. A tutti i parlamentari di FdI ieri è arrivato un dossier dell’ufficio studi del partito, frangia della comunicazione diretta dal sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Dossier riservato, duro con i pm di Roma: «L’indagine non era un atto dovuto». Ma anche con l’Anm e il suo presidente, Cesare Parodi, accusato proprio per le sortite su Bartolozzi: sarebbe stata «un’invasione di campo», perché tramite «dichiarazioni ambigue» avrebbe «indebitamente evocato conseguenze politiche per figure che neppure risultano menzionate negli atti ufficiali». In parallelo, ecco lo sprint sulla separazione delle carriere: dopo una riunione di maggioranza martedì sera, ieri l’ufficio di presidenza della commissione Affari costituzionali di Montecitorio ha discusso di un’accelerazione. Obiettivo: portare a dama le due letture mancanti in Parlamento entro dicembre. Per accorpare il referendum alle amministrative del marzo ‘26.

Sono le ultime mosse pre-vacanziere della premier. «Alla ripartenza si corre», ha scritto in un bigliettino per i cronisti che seguono Palazzo Chigi ieri. Poi, mentre Trump sentiva alcuni leader europei sull’Ucraina (ma mancava pure Macron), è volata a Milano, per accompagnare la figlia al concerto dei BlackPink, gruppo K-pop coreano. E oggi, trapela dalla sua cerchia, si parte: in programma un giro nelle isole della Grecia.

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