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Meloni contro le toghe: “Un disegno politico”. E la sinistra: “Usa la via giudiziaria per batterci”

La premier Giorgia Meloni intervistata dal Tg5 (ansa)

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La premier al Tg5: “A me non sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti e, diciamo così, ho messo in conto eventuali conseguenze”. Schlein: il governo ha mentito
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«A me non sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti e, diciamo così, ho messo in conto eventuali conseguenze». Davanti alle telecamere del Tg5 della sera, chez Pier Silvio Berlusconi che l’ha di recente elogiata, Giorgia Meloni interviene sul caso Almasri. Non entra mai nel merito delle pesantissime contestazioni rivolte dal tribunale dei ministri a tre esponenti di governo, Nordio, Piantedosi e Mantovano. Preferisce prendersela con la magistratura, legando l’inchiesta alla separazione delle carriere, quasi evocando una rappresaglia delle toghe. Berlusconi (senior) in purezza. Su Facebook, poi, con un post attacca Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni «che vorrebbero segnalare il governo italiano alla Corte Penale Internazionale» per l’inerzia davanti al dramma di Gaza. Le opposizioni, accusa Meloni, «hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo».

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«A me non sfugge che la riforma della giustizia procede a passi spediti e, diciamo così, ho messo in conto eventuali conseguenze». Davanti alle telecamere del Tg5 della sera, chez Pier Silvio Berlusconi che l’ha di recente elogiata, Giorgia Meloni interviene sul caso Almasri. Non entra mai nel merito delle pesantissime contestazioni rivolte dal tribunale dei ministri a tre esponenti di governo, Nordio, Piantedosi e Mantovano. Preferisce prendersela con la magistratura, legando l’inchiesta alla separazione delle carriere, quasi evocando una rappresaglia delle toghe. Berlusconi (senior) in purezza. Su Facebook, poi, con un post attacca Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni «che vorrebbero segnalare il governo italiano alla Corte Penale Internazionale» per l’inerzia davanti al dramma di Gaza. Le opposizioni, accusa Meloni, «hanno un’unica strategia e speranza: provare a liberarsi degli avversari per via giudiziaria, perché alla via democratica hanno rinunciato da un pezzo».

Nell’intervista ai microfoni del Biscione la premier parla anche di «un disegno politico intorno ad alcune decisioni della magistratura, particolarmente quelle che riguardano i temi dell’immigrazione, come se si volesse frenare la nostra opera». Quanto ai tre membri dell’esecutivo per cui è stato chiesto il processo, Meloni ripete la tesi con cui li ha già difesi: «Surreale la richiesta di autorizzazione a procedere», perché, genericamente, Nordio, Piantedosi e Mantovano a detta della premier «hanno agito nel rispetto della legge per tutelare la sicurezza degli italiani». E «ancora più surreale» per Meloni sarebbe «il fatto che invece per me si chieda l’archiviazione. I ministri non governano a mia insaputa, non sono Alice nel Paese delle Meraviglie». L’attrito con le toghe è evidente. Tanto che il procuratore di Roma, Francesco Lo Voi, è dovuto intervenire sui malumori fatti filtrare da ambienti di governo per i presunti ritardi nell’invio della documentazione giudiziaria: «Gli atti sono stati inviati in 24 ore, se vi sembrano troppe... Chi ha detto che gli atti sono pervenuti in Procura l’1 agosto? Ci sono informazioni riservate che non conosco?».

In tv Meloni riserva una stoccata pure al leader M5S, Giuseppe Conte, in riferimento al processo Open Arms che ha coinvolto Matteo Salvini, suo vice ai tempi gialloverdi: «Non sono un Conte qualsiasi che faceva finta di non sapere che cosa facesse il suo ministro degli Interni». Il capo del Movimento replica a stretto giro: «Non sono una Meloni qualsiasi. Lei è ricattabile?». Affondo che rimanda al verbale degli 007 che ha confermato: dietro la liberazione di Almasri si celava il rischio di ritorsioni della Libia. Tesi sempre smentita, perfino in Parlamento, dal governo. Anche se da Palazzo Chigi negano di avere voluto offuscare alcunché. Anzi, forniscono questa spiegazione: «Non abbiamo mai messo il segreto di Stato sulla vicenda perché non abbiamo nulla da nascondere».

La polemica politica è rovente. Anche se alla Camera ieri si è raggiunta l’unanimità nella giunta delle autorizzazioni: l’ufficio di presidenza, su proposta del M5S ma con l’avallo di tutti, ha deciso che i tempi non saranno brevi, per esaminare la richiesta del tribunale dei ministri. Trenta giorni e cinque audizioni per esprimere un parere. Poi l’Aula avrà un altro mese per votare. È l’unico punto di convergenza, tra maggioranza e opposizione. Che per il resto se le suonano. «La responsabilità è di Meloni, il governo ha mentito», attacca la segretaria del Pd, Elly Schlein. Per Matteo Renzi, «l’errore del governo è aver detto bugie in Parlamento». Per Angelo Bonelli dei Verdi «Meloni fa la vittima in tv invece di spiegare perché ha liberato un assassino. Riferisca in Parlamento». Ma la premier, confermano fonti dell’esecutivo, non ha in programma di assecondare la richiesta di un’informativa: «Non è nemmeno stata protocollata», viene riferito. Sarà in aula quando si discuterà dell’autorizzazione a procedere, cioè tra due mesi.

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