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Via libera al Ponte sullo Stretto, Salvini: “Ci sarà anche la metro”

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Nella riunione del Cipess ok al progetto definitivo da 13,5 miliardi: pronto tra il 2032 e il 2033. Meloni: Italia più connessa. Le opposizioni: “Spreco colossale”. La Ue: valutazione in corso
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ROMA – Sorride, Matteo Salvini. La riunione del Cipess, convocata per le 12,30, ha dato l’atteso via libera alla faraonica opera del Ponte sullo Stretto di Messina, il cui progetto pesa 13,5 miliardi di euro. Ci avevano provato in tanti. Fin qui, non era arrivato nessuno. Sono le 13.16 quando scatta il disco verde. Lui lo fa sapere in presa diretta ai cronisti che lo attendono nella sala stampa di Palazzo Chigi. Nella stanza adiacente in cui è arrivato il via libera, c’è anche la premier Giorgia Meloni: ai presenti dice che l’infrastruttura darà «lavoro e opportunità oggi, visto il moltiplicatore che un’opera di questa imponenza può generare sul nostro tessuto economico e produttivo». L’obiettivo, prosegue la presidente, è di «lasciare alle generazioni future un’eredità concreta: un’Italia più connessa, più competitiva, più coesa». Ma in sala stampa Meloni non arriva: la scena, per un giorno, è di Salvini. Quando raggiunge i cronisti, ostenta disinvoltura. Camicia sbottonata al collo…

ROMA – Sorride, Matteo Salvini. La riunione del Cipess, convocata per le 12,30, ha dato l’atteso via libera alla faraonica opera del Ponte sullo Stretto di Messina, il cui progetto pesa 13,5 miliardi di euro. Ci avevano provato in tanti. Fin qui, non era arrivato nessuno. Sono le 13.16 quando scatta il disco verde. Lui lo fa sapere in presa diretta ai cronisti che lo attendono nella sala stampa di Palazzo Chigi. Nella stanza adiacente in cui è arrivato il via libera, c’è anche la premier Giorgia Meloni: ai presenti dice che l’infrastruttura darà «lavoro e opportunità oggi, visto il moltiplicatore che un’opera di questa imponenza può generare sul nostro tessuto economico e produttivo». L’obiettivo, prosegue la presidente, è di «lasciare alle generazioni future un’eredità concreta: un’Italia più connessa, più competitiva, più coesa». Ma in sala stampa Meloni non arriva: la scena, per un giorno, è di Salvini. Quando raggiunge i cronisti, ostenta disinvoltura. Camicia sbottonata al collo, nessuna cravatta, giacca blu. È il suo one man show: «Sarà il ponte a campata unica più lungo al mondo. Un’infrastruttura del genere è un acceleratore di sviluppo». Non un punto di arrivo, sottolinea, «ma di partenza, dopo due anni e mezzo di lavoro costante. È un’emozione perché — rimarca — non si è mai arrivati al finanziamento definitivo».

Ha la necessità di rassicurare il suo elettorato, buona parte del quale storce il naso davanti all’investimento che guarda al Sud. Non è un caso che parli dell’opera come del «Ponte degli italiani». Più avanti lo dirà con maggior chiarezza: «La prima regione per coinvolgimento di aziende sarà la Lombardia. Ma anche imprese venete, emiliano-romagnole, laziali». Una chiamata alle armi al suo Nord produttivo (e fortino elettorale) che lo porta a scivolare sulla proverbiale buccia di banana. Perché poco dopo prosegue ricordando che la formazione professionale «interesserà prevalentemente Sicilia e Calabria, tra le regioni col più alto tasso di disoccupazione giovanile. Oggi — osserva — un ingegnere che si laurea in Sicilia o Calabria può scegliere, ahimè, soltanto dove emigrare». In compenso, a rappresentare «motivo d’orgoglio» per il vicepremier è che alla guida del consorzio Eurolink «sarà un’azienda italiana». Il riferimento è al gruppo Webuild, il cui ad, Pietro Salini, saluta l’inizio «di una nuova stagione di visione, coraggio e fiducia nelle capacità dell’industria italiana e di tutto il comparto produttivo del settore infrastrutturale».

Ponte sullo Stretto, il rendering che mostra come sarà: le immagini

E i tempi? Il vicepremier si sbilancia anche sulle previsioni di fine lavori: «Attraversamento tra il 2032 e il 2033». Un biennio che Salvini considera particolarmente significativo «perché sarà lo stesso in cui a Roma si potrà prendere la metro a piazza Venezia e arrivare all’Olimpico». E c’è anche un’altra metropolitana oggetto del suo intervento: quella che verrà realizzata con tre fermate a Messina, una delle opere collaterali incluse nel mega finanziamento che deve superare adesso il vaglio della magistratura contabile. Ad attaccare è il segretario siciliano del Pd, Anthony Barbagallo, che parla di «spreco colossale», mentre la Cgil annuncia battaglia, a partire da un’audizione a settembre in commissione Ue. E poi le associazioni ambientaliste: per Greenpeace, Lipu, Legambiente e WWF Italia, la fumata bianca del Cipess è «un vero e proprio azzardo, per motivazioni economiche sia per l’incertezza del progetto: si dà già per acquisito il parere della Corte dei conti, che deve ancora pronunciarsi». E a pronunciarsi potrebbe essere anche la Ue che ha ricevuto la documentazione sull’opera lo scorso 11 giugno dall’Italia nel quadro della direttiva habitat, che tutela la biodiversità nei siti d’interesse: Bruxelles, fa sapere, «valuterà a tempo debito se e come reagire».

Per la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga, il Ponte è «il giocattolo elettorale di Salvini» che costa «quanto la spesa farmaceutica delle Regioni». E ancora, il verde Angelo Bonelli, secondo cui l’infrastruttura è «un grande spreco di denaro pubblico e un regalo ai privati». Salvini non risponde, festeggia raggiungendo Messina: incontra i leghisti siciliani a Torre Faro, dove il progetto prevede di erigere il primo dei due piloni. Questa mattina sarà a Villa San Giovanni, in Calabria, dove sorgerà l’altro pilone dell’opera che Berlusconi sognava di realizzare. E che lui è a un passo dal vedere avviare. A meno che la Corte dei Conti non dica il contrario.

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