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Regionali, quattro dem e Fico per la sfida del centrosinistra

Antonio Decaro (ansa)

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In Puglia, Decaro potrebbe accettare la candidatura nei prossimi giorni. Così anche l’ex presidente della Camera in Campania
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Pezzo dopo pezzo, non senza tira e molla, il mosaico del fronte progressista alle prossime regionali è quasi ultimato. Quattro candidati presidente in quota Pd, uno — con ogni probabilità — al M5S, un sesto da definire in Calabria, dove si andrà al voto dopo le dimissioni a sorpresa di Roberto Occhiuto.

Il disegno di Elly Schlein - «ostinatamente unitario» come va dicendo sin dalla sua elezione a segretaria del Pd - è semplice: tutti insieme per battere le destre, dai 5 Stelle ai centristi, con i dem a fare da architrave. «Siamo convinti che l’alleanza tra le forze progressiste sia la strada giusta, per la Toscana e per dare all’Italia un’alternativa. Adesso avanti con ancora più determinazione e coraggio», dice il suo luogotenente Igor Taruffi, che è tra coloro che sta gestendo in prima persona il dossier regionali. «Il sì del M5S è un segnale importante, che va nella direzione giusta: costruire un fronte largo e credibile», aggiunge Marco Furfaro, anche lui molto vicino alla segre…

Pezzo dopo pezzo, non senza tira e molla, il mosaico del fronte progressista alle prossime regionali è quasi ultimato. Quattro candidati presidente in quota Pd, uno — con ogni probabilità — al M5S, un sesto da definire in Calabria, dove si andrà al voto dopo le dimissioni a sorpresa di Roberto Occhiuto.

Il disegno di Elly Schlein - «ostinatamente unitario» come va dicendo sin dalla sua elezione a segretaria del Pd - è semplice: tutti insieme per battere le destre, dai 5 Stelle ai centristi, con i dem a fare da architrave. «Siamo convinti che l’alleanza tra le forze progressiste sia la strada giusta, per la Toscana e per dare all’Italia un’alternativa. Adesso avanti con ancora più determinazione e coraggio», dice il suo luogotenente Igor Taruffi, che è tra coloro che sta gestendo in prima persona il dossier regionali. «Il sì del M5S è un segnale importante, che va nella direzione giusta: costruire un fronte largo e credibile», aggiunge Marco Furfaro, anche lui molto vicino alla segretaria.

Sistemato l’affare-Marche dopo la vicenda giudiziaria di Matteo Ricci, con Giuseppe Conte che ha dato la benedizione del Movimento all’ex sindaco di Pesaro, ora il prossimo passo è chiudere la partita in Puglia, dove Antonio Decaro nicchia: recordman di preferenze alle Europee, è il candidato ufficioso da mesi. Ma la prospettiva di trovarsi in lista con due ex presidenti di peso come l’uscente Michele Emiliano e Nichi Vendola (con Avs) lo ha raffreddato un po’. Teme il protagonismo dei due, di sicuro Vendola si candiderà a prescindere e del resto sarebbe difficile per il Pd condizionare le liste degli alleati. Detto questo, stando a quanto trapela, Decaro potrebbe sciogliere la riserva e accettare definitivamente la sfida già la prossima settimana.

Archiviato il via libera a Giani in Toscana, il M5S rimane comunque geloso della propria autonomia e soprattutto impegnato a portare avanti la tesi che non esiste un accordo strutturale con gli alleati. Convivenza, insomma, senza matrimonio. Volendosi un po’ bene. Così, la candidatura di Roberto Fico alla presidenza in Campania è a un passo. «Anche se magari viene difficile da credere — assicura il vicepresidente dei 5S Michele Gubitosa — per noi nessuna regione al voto è collegata con l’altra. Lo scambio di figurine non fa parte del nostro dna, lo dimostra il fatto che in Toscana, dove non c’era un’opinione condivisa sul da farsi, abbiamo fatto liberamente esprimere il territorio». Quel “progressisti indipendenti”, la collocazione politica cioè decisa dagli iscritti alla costituente di nove mesi fa, non prevede la nascita di Ulivi o Unioni 2.0. O comunque non adesso, quando sulla carta mancano due anni al voto.

«Noi invece puntiamo proprio a rendere strutturale questa alleanza, ce lo chiedono gli elettori: un progetto credibile, un programma, una solida rete di alleanze», spiega la rossoverde Elisabetta Piccolotti. «Certo, serve il coraggio di attuare soluzioni innovative a problemi incancreniti, dai bassi salari alla transizione energetica», aggiunge. La coabitazione tra sinistra e verdi si è stabilizzata, l’entusiasmo dopo l’exploit delle Europee (6,8 per cento) non si è ancora esaurito, per questo «Avs vuole essere protagonista al pari degli altri, è chiaro che in almeno una delle regioni al voto ci aspettiamo una rappresentanza al massimo livello», chiosa la deputata umbra. Sulla carta per il fronte progressista la sfida calabrese è improba, figuriamoci per una candidatura espressione dei più “piccoli” fra i tre. Ma in Avs risuonano ancora gli echi lontani della “primavera pugliese”, quando — corsi e ricorsi storici — contro ogni pronostico il comunista Vendola vinse le primarie e poi le elezioni “vere” contro Raffaele Fitto. Il Pd non ha detto di no, lo scoglio è più che altro l’ambizione dei 5 Stelle in una regione in cui in teoria vanno forti. Nulla appare comunque impossibile da superare, sulla carta.

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