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Almasri, è l’immunità la carta dell’esecutivo: Salvini accusa i pm

(ansa)

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Le opposizioni chiedono il “passo indietro” del ministro Nordio. M5S: “Ha mentito alle Camere”. Il vicepremier: disegni politici
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«Responsabilità nazionale». O, per tradurla con parole che non sono ufficiali, ma continuano a volteggiare come unica via d’uscita: segreto di Stato. Anche per salvare la pedina più forte di via Arenula, rivelatasi d’un tratto la più esposta: Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Nordio. Che, sul caso Almasri, potrebbe essere indagata per aver mentito (da persona informata sui fatti, quindi ancora del tutto estranea all’inchiesta) al Tribunale dei ministri.

È intorno a lei che la maggioranza è obbligata a fare quadrato, mentre si riaccende il dibattito sulla indimenticata cara immunità per i parlamentari, dopo le falle imbarazzanti messe nero su bianco dai giudici per la vicenda del torturatore libico restituito a Tripoli. Da un lato, Salvini. «L’immunità per Bartolozzi? È un dibattito giusto, interessante. Io non lascerei mai soli i miei funzionari, se uno di loro avesse un problema», avverte il vicepremier leghista, mentre torna a «sospettare il disegno politico» dei p…

«Responsabilità nazionale». O, per tradurla con parole che non sono ufficiali, ma continuano a volteggiare come unica via d’uscita: segreto di Stato. Anche per salvare la pedina più forte di via Arenula, rivelatasi d’un tratto la più esposta: Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto del ministro Nordio. Che, sul caso Almasri, potrebbe essere indagata per aver mentito (da persona informata sui fatti, quindi ancora del tutto estranea all’inchiesta) al Tribunale dei ministri.

È intorno a lei che la maggioranza è obbligata a fare quadrato, mentre si riaccende il dibattito sulla indimenticata cara immunità per i parlamentari, dopo le falle imbarazzanti messe nero su bianco dai giudici per la vicenda del torturatore libico restituito a Tripoli. Da un lato, Salvini. «L’immunità per Bartolozzi? È un dibattito giusto, interessante. Io non lascerei mai soli i miei funzionari, se uno di loro avesse un problema», avverte il vicepremier leghista, mentre torna a «sospettare il disegno politico» dei pm, «ho fatto quattro anni e mezzo di udienze, sono stato assolto sul blocco degli sbarchi, ora andremo ai calci di rigore in Cassazione».

Dall’altro lato, perfino Forza Italia, con il riottoso Mulé che solo qualche giorno fa sembrava prendere le distanze («Se Nordio ha un problema nell’ufficio, deve prendere delle decisioni»), deve correggere il tiro: «La gestione di situazioni come questa richiede responsabilità, pragmatismo e attenzione alla vita dei nostri concittadini. Il caso Almasri è questione non di slogan, ma di responsabilità nazionale». Sicurezza di Stato, dunque. Parola d’ordine che servirà per bocciare agevolmente in aula la richiesta di autorizzazione a procedere per Nordio, Piantedosi, Mantovano.

La destra confida nella sordina mediatica di mezzo agosto, mentre lavora per “schermare” Bartolozzi. Il rischio – non infondato – è che la sua posizione di testimone ritenuta «inattendibile e anzi mendace» dal Tribunale dei ministri induca la Procura di Roma a indagarla per falsa testimonianza. Un fronte su cui Palazzo Chigi ha già la sua carta da giocare: coprirla con l’estensione dello “scudo” parlamentare di Nordio. Ma quella mossa, si interroga qualche giurista, vale per i reati concorrenti, non per quelli connessi. Non solo: e se i pm romani agissero in un secondo tempo? Se ministri e sottosegretario Mantovano (accusati a vario titolo di favoreggiamento personale, rifiuto di atti d’ufficio e peculato), se la caveranno entro i primi di ottobre con voto finale, si potrà opporre quel trascinamento di “scudo”, a favore di Bartolozzi, a pratica chiusa?

Le opposizioni intanto non cedono. Da Conte riparte il pressing per le dimissioni del Guardasigilli. «Nordio ha mentito al Parlamento. Non è polemica politica. È documentato: con date, orari, nomi, mail, riunioni», puntano il dito gli esponenti M5s in commissione Giustizia di Camera e Senato. «In un Paese normale si sarebbe già dimesso». E intanto l’Anm torna a reagire. Indicando, con il vicepresidente del sindacato delle toghe, Marcello De Chiara, «l’inutilità della riforma» e «la necessità, invece, di investimenti, risorse ed energie» per rispondere «alla sfide della modernità» e alle esigenze dei cittadini. Invece, rileva De Chiara, «la magistratura è divenuta bersaglio principale di una incessante propaganda, con una significativa differenza rispetto al passato. Gli attacchi non investono più solo l’Anm, ma anche singole toghe: solo perché adottano provvedimenti non funzionali alle aspettative della maggioranza».

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