A Roma no. Troppo filo Ucraina. Donald Trump aveva sondato con Giorgia Meloni la possibilità di tenere a Roma il suo incontro con Vladimir Putin. Ma la Tass, l’agenzia di stampa russa, stronca l’ipotesi con la motivazione «non in Europa». Il summit, a Ferragosto, si terrà altrove, in Alaska, come annunciato nella notte dallo stesso presidente Usa.
Era stata l’emittente Fox News a rivelare che si era pensato all’Italia come possibile teatro del vertice. Trump, giovedì, in una telefonata aveva chiesto la disponibilità alla nostra premier, ottenendo il via libera, e quindi l’ipotesi è finita al centro di una call collettiva, convocata dal segretario di Stato americano, Marco Rubio, con Francia, Germania, Gran Bretagna, Ucraina e F…
A Roma no. Troppo filo Ucraina. Donald Trump aveva sondato con Giorgia Meloni la possibilità di tenere a Roma il suo incontro con Vladimir Putin. Ma la Tass, l’agenzia di stampa russa, stronca l’ipotesi con la motivazione «non in Europa». Il summit, a Ferragosto, si terrà altrove, in Alaska, come annunciato nella notte dallo stesso presidente Usa.
Era stata l’emittente Fox News a rivelare che si era pensato all’Italia come possibile teatro del vertice. Trump, giovedì, in una telefonata aveva chiesto la disponibilità alla nostra premier, ottenendo il via libera, e quindi l’ipotesi è finita al centro di una call collettiva, convocata dal segretario di Stato americano, Marco Rubio, con Francia, Germania, Gran Bretagna, Ucraina e Finlandia. Interpellato anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che si era detto molto favorevole. L’ipotesi ha retto poco. Subito dopo la Tass ha scartato Roma. Ancora l’altra notte Zelensky aveva del resto ringraziato Meloni per «l’incrollabile sostegno» alla causa di Kiev.
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella la settimana scorsa era finito in cima a una lista di russofobi, per la ferma posizione filo Ucraina mantenuta in questi anni di guerra. Da mesi i russi attaccano il Quirinale, dopo che il Capo dello Stato in una lectio magistralis a Marsiglia, in febbraio, ricca di rimandi storici, aveva paragonato l’invasione russa «a una guerra di conquista», come furono quelle del Terzo Reich. Dopo la pubblicazione della lista — tra i russofobi sono stati annoverati anche i ministri Crosetto e Tajani — la Farnesina ha richiamato l’ambasciatore russo in Italia, Alexei Paramonov, formalizzando una crisi diplomatica.
Mattarella non ha mai risposto agli attacchi, ma il giorno dopo la diffusione dell’elenco, alla cerimonia del Ventaglio, non è arretrato di un millimetro nella difesa del diritto internazionale: «L’aggressione della Russia all’Ucraina ha cambiato la storia d’Europa» e, ha aggiunto, «i Paesi dell’Unione e della Nato che insieme alla Russia si affacciano sul Mar Baltico nutrono la grave preoccupazione, se non — come viene enunciato — la convinzione che la Russia, dopo quella all’Ucraina, coltivi il proposito di altre, nuove iniziative di aggressione, a scapito della loro sicurezza se non addirittura dell’indipendenza di alcuni di essi».
A inizio luglio si era aperto il fronte relativo al direttore d’orchestra filo Putin Valery Gergiev, invitato a tenere un concerto alla Reggia di Caserta. Lo spettacolo, dopo la lettera della vedova Navalny, pubblicata da Repubblica, e molti interventi era stato annullato. Era sorta un’altra polemica. Il ministero degli Esteri russo aveva convocato l’incaricato d’affari italiano nel Paese, Giovanni Scopa, a cui era stata notificata una protesta per «la campagna anti-russa nello spazio informativo italiano, esempi di discorsi di odio». E quindi il niet di Putin è figlio di un vittimismo.
A maggio Il Wall Street Journal, che citava fonti informate, aveva indicato il Vaticano come possibile sede di un vertice tra Russia e Ucraina, da tenersi a metà giugno. Non se ne fece nulla. «È sempre più evidente che se dovesse essere questo l’epilogo della guerra, con la Russia che mantiene di fatto i territori occupati, non avrebbe più alcuna legittimità politica né l’Ue con la sua Commissione, né il governo italiano che fino a qualche settimana fa parlava di armare l’Ucraina fino alla fine e di vittoria militare», ha commentato il capogruppo M5S al Senato Stefano Patuanelli. «Meloni — si è stupito Benedetto della Vedova, deputato di + Europa — non può avere offerto Roma come sede dell’incontro», ricordando il mandato di cattura della Corte penale internazionale per i crimini in Ucraina.