ROMA – Sette regioni pronte all’elezione dei presidenti e dei consigli e il rischio concreto che oltre 21 milioni di italiani chiamati al voto siano sostanzialmente convocati ai seggi a fine settimana alterni. Per tutto l’autunno. Accantonata la proposta, più volte rilanciata dalle opposizioni, di un election day per Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria, lo scenario di uno “spezzatino” prende forma.
In assenza di una sintesi al tavolo del centrodestra, che non sembra avere interesse ad accorpare le date, i primi decreti di indizione dei comizi elettorali sono già partiti. Si inizierà con la Valle d’Aosta e le Marche: la prima ha convocato i propri elettori domenica 28 settembre, mentre nelle Marche i seggi resteranno aperti la s…
ROMA – Sette regioni pronte all’elezione dei presidenti e dei consigli e il rischio concreto che oltre 21 milioni di italiani chiamati al voto siano sostanzialmente convocati ai seggi a fine settimana alterni. Per tutto l’autunno. Accantonata la proposta, più volte rilanciata dalle opposizioni, di un election day per Valle d’Aosta, Veneto, Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria, lo scenario di uno “spezzatino” prende forma.
In assenza di una sintesi al tavolo del centrodestra, che non sembra avere interesse ad accorpare le date, i primi decreti di indizione dei comizi elettorali sono già partiti. Si inizierà con la Valle d’Aosta e le Marche: la prima ha convocato i propri elettori domenica 28 settembre, mentre nelle Marche i seggi resteranno aperti la stessa domenica, ma anche lunedì 29. Una settimana dopo sarà la volta della Calabria: il vice del dimissionario (e ricandidato) Roberto Occhiuto, Filippo Pietropaolo, ha firmato ieri il decreto per le elezioni il 5 e 6 ottobre, andando incontro anche alle richieste delle opposizioni, contrarie al voto a fine settembre, come ventilato nei giorni scorsi. In questa lunga maratona elettorale il weekend successivo sarà la volta della Toscana: l’uscente e ricandidato Pd Eugenio Giani ha indetto la consultazione regionale il 12 e 13 ottobre.
Resta ancora da stabilire il voto in Veneto, Campania e Puglia, le amministrazioni in cui permangono anche gli ultimi nodi da sciogliere sulle candidature. In Veneto il dopo-Zaia agita il centrodestra, in Campania il centrosinistra non ha ancora raggiunto una sintesi attorno al profilo dell’ex presidente della Camera Roberto Fico, in Puglia continuano i tormenti di Antonio Decaro.
Una delle ipotesi in campo è l’accorpamento delle ultime tre tornate a metà novembre, verosimilmente il 15 e 16. Ma non è affatto certo. Per il co-portavoce di Avs, Angelo Bonelli, «è un vero e proprio spezzatino elettorale». Bonelli si appella alla premier per l’indizione dell’election day: «Dirà che non è sua competenza fissare le date, ma oltre a essere presidente del Consiglio è anche leader di un partito che avrebbe dovuto promuovere, in sede di conferenza Stato-Regioni l’opportunità di arrivare a un election day».
Per Bonelli non si tratta soltanto di una questione tecnica ma è soprattutto un tema politico: «Troppi presidenti di Regione, come Occhiuto e altri, usano la calendarizzazione del voto non per garantire un corretto esercizio democratico, ma per mettere in difficoltà le opposizioni». Le stesse che adesso in Calabria puntano il dito contro il governatore uscente: per Pd e M5S il fatto che il decreto di indizione dei comizi sia stato siglato dal vice governatore, «conferma che l’ordinaria amministrazione va gestita dal vice». Ragion per cui la minoranza chiede a Occhiuto anche un passo indietro dalla carica di commissario alla sanità: «Altera le condizioni di parità tra i candidati».
Con ogni probabilità, per riunire il tavolo del centrodestra bisognerà attendere fino a dopo Ferragosto, soprattutto alla luce dei nodi da sciogliere in Veneto. Sul dopo-Zaia si gioca la partita su cui lo scontro nel centrodestra è ancora molto lontano da una risoluzione.