“Il progetto del Ponte rispetta le norme. Lo Stretto di Messina però è capace di terremoti più forti di quelli previsti dalle regole. La legislazione italiana in materia di sismologia è datata rispetto alle conoscenze acquisite negli ultimi anni”. Carlo Doglioni, geologo dell’università La Sapienza a Roma e vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, ha concluso a marzo i due mandati (quasi 9 anni) alla presidenza dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
E’ contrario al ponte sullo Stretto?
“I ponti sono importanti, uniscono. I primi pontefici della storia romana sovrintendevano ai ponti sul Tevere: un fiume però, non un mare. Costruire o meno un ponte è una scelta politica ed economica. Ogni infrastruttura deve essere valutata in termini di costi, benefici e priorità. Temo però che il ponte sullo Stretto, per come è progettato oggi, possa non resistere a un terremoto maggiore. Ci troviamo in una delle…
“Il progetto del Ponte rispetta le norme. Lo Stretto di Messina però è capace di terremoti più forti di quelli previsti dalle regole. La legislazione italiana in materia di sismologia è datata rispetto alle conoscenze acquisite negli ultimi anni”. Carlo Doglioni, geologo dell’università La Sapienza a Roma e vicepresidente dell’Accademia dei Lincei, ha concluso a marzo i due mandati (quasi 9 anni) alla presidenza dell’Ingv, l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.
E’ contrario al ponte sullo Stretto?
“I ponti sono importanti, uniscono. I primi pontefici della storia romana sovrintendevano ai ponti sul Tevere: un fiume però, non un mare. Costruire o meno un ponte è una scelta politica ed economica. Ogni infrastruttura deve essere valutata in termini di costi, benefici e priorità. Temo però che il ponte sullo Stretto, per come è progettato oggi, possa non resistere a un terremoto maggiore. Ci troviamo in una delle aree sismicamente più importanti d’Europa, con diverse faglie attive. Lo Stretto si sta allargando di 3 millimetri all’anno. La crosta terrestre subisce un movimento di estensione. Gli sforzi cui è sottoposta hanno dato vita a scosse importanti in passato e torneranno a farlo in futuro. Non sappiamo quando, ma lo faranno”.
I progettisti sostengono che il ponte resisterà a un terremoto di magnitudo 7,1, pari a quello del 1908 a Messina.
“La magnitudo è un valore importante, ma dipende dalla profondità alla quale avviene la rottura. I progettisti, quando sono chiamati a costruire un edificio o un’infrastruttura, vanno a cercare un altro numero”.
Quale?
“Lo scuotimento del terreno. Per progettare l’ingegnere ha bisogno di sapere quale accelerazione può subire il suolo in un determinato punto in caso di terremoto. E’ lo scuotimento del terreno che butta giù le case, le infrastrutture come i ponti e quant’altro. E’ su questo numero che deve basarsi una nuova costruzione per resistere a un sisma”.
E il ponte sullo Stretto?
“Si basa su un valore più basso rispetto a quello che abbiamo misurato in molti terremoti recenti, anche di magnitudo inferiore a 7.1”.
Cioè?
“Lo scuotimento del suolo si calcola sotto forma di accelerazione e di velocità di oscillazione del terreno. L’accelerazione viene misurata in rapporto alla gravità, 9,81 metri al secondo quadrato. Per semplicità la indichiamo con la lettera g. Le norme di costruzione dipendono dalla pericolosità sismica di ciascun luogo. Per costruire un ponte in una zona attiva come lo Stretto di Messina un ingegnere deve prendere come punto di riferimento un terremoto che provoca un’accelerazione del suolo di 0,5-0,6 g. Il progetto del ponte sullo Stretto ci rientra, perché ipotizza un’accelerazione di 0,58 g. Ma negli ultimi anni abbiamo ampliato le reti per misurare lo scuotimento del suolo durante i terremoti. E nelle aree degli epicentri vediamo valori ben maggiori”. Ad esempio?“L’Aquila nel 2009 è arrivata a 1 g con una magnitudo 6.3, più bassa di quella possibile nello Stretto. Amatrice nel 2016 ha avuto 0,8 g con magnitudo 6. A gennaio un sisma di magnitudo 6.6 a Taiwan ha fatto misurare 2,15 g. Perfino una scossa di magnitudo durata 4 ai Campi Flegrei a marzo ha superato 1 g. Evidentemente l’accelerometro era molto vicino all’epicentro, ma dobbiamo pensare che una scossa di magnitudo 7 libera 32mila volte più energia rispetto a una di magnitudo 4”.
Ma da dove viene questo limite di 0,5 allora?“Dal fatto che in passato era molto più difficile misurare lo scuotimento del suolo. Gli accelerometri erano meno diffusi e raramente si ritrovavano nelle aree epicentrali. Durante il terremoto dell’Irpinia, che nel 1980 fece circa 3 mila vittime, il massimo scuotimento misurato fu 0,33 g. Erano le migliori misurazioni possibili allora e hanno improntato le regole valide ancora oggi”.
Perché le norme non vengono aggiornate?
“Molti paesi lo stanno facendo. A Wellington in Nuova Zelanda per costruire una casa devi rispettare il limite di 0,82 g, più alto del progetto del ponte sullo Stretto”.
Che scuotimento del suolo si può avere nello Stretto di Messina?
“Si può certamente superare 1 g nell’area epicentrale, a giudicare dalle conoscenze attuali e dalle faglie attive nello Stretto. Un’accelerazione simile potrebbe danneggiare le torri e gli ancoraggi delle funi. I terremoti causati dall’estensione della crosta terrestre, poi, possono causare un abbassamento improvviso del terreno durante la scossa. Ad Amatrice nel 2016 è stata misurata una subsidenza fino a un metro in un’area lunga una sessantina di chilometri e larga una ventina. Per una infrastruttura critica come il ponte sullo Stretto sarebbe necessario anche valutare la pericolosità sismica con un criterio deterministico e non probabilistico. Vuol dire ipotizzare lo scuotimento massimo possibile e progettare di conseguenza, come per le centrali nucleari”.
Abbiamo una conoscenza sufficientemente chiara delle faglie attive dello Stretto?
“Gli studi sono fermi da diversi anni. Alcuni degli ultimi profili sismici, ecografie del sottosuolo, sono state fatte da noi con una nave del Cnr nel 2010. Colleghi dell’università di Catania e tedeschi sono riusciti poco più tardi a individuare la faglia che ha probabilmente causato il terremoto del 1908. L’Ispra, che gestisce il catalogo delle faglie attive e capaci (in grado cioè di dislocare parti di superficie terrestre), ne ha individuate diverse nella zona dello Stretto. Non c’è da stupirsi, negli ultimi 40 anni nei 40 chilometri attorno a Villa San Giovanni sono state osservate 5mila scosse, la più forte di magnitudo 4.5”.
Si è parlato anche di rischio di liquefazione del terreno in caso di terremoto. Che vuol dire?
“Torri e ancoraggi del ponte, secondo il progetto, dovrebbero essere costruiti su un terreno definito povero dal punto di vista geotecnico. E’ costituito cioè da sedimenti alluvionali poco compatti. In caso di sisma forte alcune porzioni sabbiose potrebbero subire fenomeni di liquefazione, cioè perdere portanza, oltre a generare fenomeni di amplificazione sismica”.