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Meloni prudente, firma l’appello ma aspetta: “Deciderà la Casa Bianca”

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La premier sente Tajani: favorevoli a nuove sanzioni alla Russia come strumento di pressione
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ROMA – Fino a ieri notte, Giorgia Meloni ha evitato di esporsi direttamente. A differenza del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha chiesto esplicitamente il coinvolgimento di Volodymyr Zelensky nel summit Putin-Trump di ferragosto in Alaska, la premier italiana non è intervenuta con una dichiarazione. Non perché in vacanza in Grecia, ma per ragioni diplomatiche. Nella girandola continua di riunioni con i partner europei, l’Italia naturalmente è a favore del pieno coinvolgimento dell’Ucraina nelle trattative per il cessate il fuoco. Meloni ha firmato con gli altri leader europei la dichiarazione del Kent, marcatamente pro Ucraina: nessuna pace può esserci senza Kiev.

Ma secondo tre diverse fonti di governo che seguono il dossier, per Roma non è il caso …

ROMA – Fino a ieri notte, Giorgia Meloni ha evitato di esporsi direttamente. A differenza del cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha chiesto esplicitamente il coinvolgimento di Volodymyr Zelensky nel summit Putin-Trump di ferragosto in Alaska, la premier italiana non è intervenuta con una dichiarazione. Non perché in vacanza in Grecia, ma per ragioni diplomatiche. Nella girandola continua di riunioni con i partner europei, l’Italia naturalmente è a favore del pieno coinvolgimento dell’Ucraina nelle trattative per il cessate il fuoco. Meloni ha firmato con gli altri leader europei la dichiarazione del Kent, marcatamente pro Ucraina: nessuna pace può esserci senza Kiev.

Ma secondo tre diverse fonti di governo che seguono il dossier, per Roma non è il caso d’impuntarsi sul vertice di ferragosto. «Il tema di Zelensky in Alaska non è cruciale, deve decidere Trump», è la linea. Anche se ai piani alti dell’esecutivo ci sarebbero posizioni più favorevoli al coinvolgimento diretto di Zelensky già in questa prima fase, come Guido Crosetto. Ma ora la richiesta dell’Italia, in linea con le cancellerie del Vecchio continente, è semmai un’altra: assicurarsi che il tycoon non faccia concessioni in anticipo sui territori ucraini, tra cinque giorni.

Meloni ieri ha sentito il vicepremier, Antonio Tajani. Sarà lui - o la sottosegretaria della Farnesina, Maria Tripodi - a collegarsi oggi alla call convocata dall’alta rappresentante Ue, Kaja Kallas. Già ieri si è riunito il Coreper, il comitato dei rappresentanti dei 27 stati dell’Unione. Secondo fonti diplomatiche, l’Europa valuta l’annuncio di nuove sanzioni contro Mosca, come strumento di pressione. Roma è a favore di un nuovo pacchetto, anche solo ventilato in queste giornate forse decisive.

A livello diplomatico, si susseguono contatti tra Roma e Kiev. L’idea di un gruppo di paesi europei, tra cui Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, è di fissare alcuni principi fondamentali da sottoporre a Washington in vista della riunione in Alaska. Nelle call di queste ore, il governo italiano condivide la posizione degli altri paesi europei: la precondizione per una riduzione graduale delle sanzioni Ue dev’essere un completo e stabile cessate il fuoco, che preveda anche un meccanismo per la reintroduzione delle sanzioni, in caso di violazioni da parte russa.

Quanto all’ipotesi che l’Ucraina in futuro faccia parte della Nato (o sia scudata dall’articolo 5, come propone da tempo Meloni), secondo fonti italiane sono decisioni sovrane che dovrà prendere l’Ucraina con gli alleati. Come dire: «Non è un affare della Russia». Vale anche per l’adesione di Kiev all’Unione europea: la scelta spetta all’Ucraina, insieme ai 27.

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