«Il problema di fondo è che Trump vuol gestire da solo la trattativa sul conflitto russo-ucraino, si è messo in testa di fare l’uomo della pace, ma senza Zelensky e senza l’Europa questo traguardo non sarà raggiungibile», dice Dario Nardella, europarlamentare del Pd fra i più duri nella critica alla linea pro-Usa che sembra aver assunto l’Italia. «E chissà che prima o poi non ci arrivino pure gli statisti di casa nostra», attacca.
Ma di fronte alla protervia di Trump cosa può fare la Ue?
«Intanto pretendere un ruolo alla pari con gli Stati Uniti, scrollandosi di dosso la sudditanza mostrata nel fallimentare negoziato sui dazi».
Bene, ma come ?
«I capi di Stato e di governo, con von der Leyen e Costa, devono immediatamente prendere una iniziativa insieme a Zelensky,…
«Il problema di fondo è che Trump vuol gestire da solo la trattativa sul conflitto russo-ucraino, si è messo in testa di fare l’uomo della pace, ma senza Zelensky e senza l’Europa questo traguardo non sarà raggiungibile», dice Dario Nardella, europarlamentare del Pd fra i più duri nella critica alla linea pro-Usa che sembra aver assunto l’Italia. «E chissà che prima o poi non ci arrivino pure gli statisti di casa nostra», attacca.
Ma di fronte alla protervia di Trump cosa può fare la Ue?
«Intanto pretendere un ruolo alla pari con gli Stati Uniti, scrollandosi di dosso la sudditanza mostrata nel fallimentare negoziato sui dazi».
Bene, ma come ?
«I capi di Stato e di governo, con von der Leyen e Costa, devono immediatamente prendere una iniziativa insieme a Zelensky, chiedendo un tavolo a quattro. E minacciare anche azioni drastiche nei confronti degli Usa, per esempio assumendo finalmente in modo compatto una linea europea dentro la Nato».
I governi europei sono però tutt’altro che compatti: Meloni e Orban sembrano spalleggiare la linea americana.
«Meloni cade ancora una volta nell’ambiguità già vista sui dazi. A parole difende gli interessi dell’Europa e dell’Ucraina, nei fatti fa da sponda ai governi filo-russi e nazionalisti come quello ungherese, minando alla base ogni sforzo della Ue. Basta guardare l’atteggiamento ostile che ha tenuto verso il gruppo dei volenterosi. Deve decidere: sta con l’Europa e con l’Ucraina o con Trump e Putin, che vogliono distruggerle entrambe?».
Forse teme di essere scavalcata da Salvini, partito di nuovo lancia in resta contro von der Leyen?
«La verità è che non si capisce chi fa la politica estera in Italia: Tajani o Salvini? Ed è molto grave per un paese come il nostro che dovrebbe guidare la diplomazia europea anziché sabotarla».
Secondo lei è giusto applicare nuove sanzioni alla Russia per aumentare la pressione, come ha proposto la commissaria Kallas?
«Kallas purtroppo si è dimostrata troppo debole nella dialettica con Usa e Russia. L’ennesimo pacchetto di sanzioni non è la strada giusta. L’Europa deve una volta per tutte porsi nei confronti di Trump e Putin come un interlocutore indispensabile per qualunque accordo. Abbiamo forza e strumenti di persuasione, è arrivata l’ora di usarli. Mettendo tutti i partner alla prova, a partire dall’Italia».
Putin in cambio del cessate il fuoco potrebbe chiedere che l’Ucraina non entri nella Ue.
«L’adesione alla Ue non è negoziabile. L’iter peraltro è già cominciato. Si riprenda in mano la proposta che lanciò tempo addietro Zelensky: partire dai confini del 23 febbraio 2022. E la Ue nomini un inviato speciale che sia riconosciuto sia da Zelensky, sia da Putin: un nome potrebbe essere quello di Romano Prodi, che da presidente della Commissione aveva costruito un rapporto alla pari con il presidente russo».