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Meloni sente Trump: “Serve un trattato per evitare nuovi attacchi”

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni

 (ansa)

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La premier valuta il rientro in Italia: l’Unione sia coinvolta. La Lega contro le misure anti Mosca. Vannacci: “Ostacolo alla pace”
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Nelle ore tribolate che precedono il summit di ferragosto Putin-Trump, Giorgia Meloni chiama The Donald. La telefonata, confermata a Repubblica da fonti governative, avviene mentre l’Europa tenta di raccordarsi per entrare nel negoziato su Kiev. Proposito che la premier condivide. Anche perché se Washington chiede agli alleati europei di aumentare le spese militari e gestire con più autonomia la sicurezza del continente, a maggior ragione su questo dossier cruciale «devono essere coinvolti».

In generale, l’obiettivo è evitare che dal bilaterale d’Alaska esca fuori un’offerta di resa, per il martoriato paese di Zelensky. Per questo dalla Grecia, dov’è in vacanza (ma valuta un rientro anticipato), la premier sente di nuovo Friedrich Merz. È il c…

Nelle ore tribolate che precedono il summit di ferragosto Putin-Trump, Giorgia Meloni chiama The Donald. La telefonata, confermata a Repubblica da fonti governative, avviene mentre l’Europa tenta di raccordarsi per entrare nel negoziato su Kiev. Proposito che la premier condivide. Anche perché se Washington chiede agli alleati europei di aumentare le spese militari e gestire con più autonomia la sicurezza del continente, a maggior ragione su questo dossier cruciale «devono essere coinvolti».

In generale, l’obiettivo è evitare che dal bilaterale d’Alaska esca fuori un’offerta di resa, per il martoriato paese di Zelensky. Per questo dalla Grecia, dov’è in vacanza (ma valuta un rientro anticipato), la premier sente di nuovo Friedrich Merz. È il cancelliere tedesco, secondo quanto ricostruiscono ambienti dell’esecutivo, a informarla dell’iniziativa dei volenterosi, che programmano per domani, 48 ore prima del vertice Usa-Russia, una riunione con lo stesso Trump, Zelensky, l’Ue e la Nato. L’Italia ci sarà. Meloni ne avrebbe discusso anche con il primo ministro britannico, Keir Starmer. Con il tedesco e l’inglese, Meloni condivide la necessità di fare fronte comune. Rispetto ai toni sposati da Emmanuel Macron, più ruvidi verso Washington, Meloni preme però per evitare strappi con l’altra sponda dell’Atlantico.

La premier ne discute con il vice, Antonio Tajani, che nel pomeriggio partecipa alla call convocata da Kaja Kallas. Nella riunione, il ministro degli Esteri non a caso esordisce così: «Sosteniamo gli sforzi del presidente Trump e vediamo alcuni progressi, anche se sappiamo che non sarà facile». L’Italia ha scientemente evitato di accodarsi pubblicamente alla richiesta di altri paesi (tra cui la Germania) che premevano perché anche Zelensky fosse invitato in Alaska. Ma coordinandosi con le altre cancellerie, il governo lavora a un pacchetto di condizioni comuni, lato europeo, da spedire agli Usa. No alla smilitarizzazione dell’Ucraina, possibilità per Kiev di decidere l’ingresso nell’Ue, spingere con le sanzioni e continuare «nel supporto militare». Tajani lo sostiene nella call brussellese: «Una pace senza giustizia non è pace». È fondamentale che l’Europa sia unita, ma è anche «importante mantenere un forte coordinamento con i nostri alleati americani». Niente strappi, appunto. L’Europa, insiste il vicepremier, «deve partecipare ai negoziati, perché la nostra sicurezza è a rischio». Alcune delle richieste di Mosca, per l’Italia sono «inaccettabili, come l’imposizione della lingua russa nei territori occupati o le rivendicazioni territoriali». A partire da Zaporizhzhia. «La centrale nucleare deve rimanere nelle mani dell’Ucraina, all’interno di una zona smilitarizzata». E ancora: dopo il cessate il fuoco, serviranno comunque «garanzie credibili», tanto che l’Italia spinge per «un trattato che regoli tutte le questioni ed eviti la possibilità di nuove aggressioni».

Non tutti nel governo sono d’accordo sulle nuove sanzioni a Mosca rese note da Kallas, condivise da Tajani e Meloni. Mentre Matteo Salvinidalla Versilia bersaglia Ursula von der Leyen («al summit Putin-Trump può al massimo portare da bere»), il suo vice, Roberto Vannacci, contesta l’annuncio di nuove sanzioni: «Le dichiarazioni di Kallas — dice a Repubblica — disturbano chi lavora». Sarebbero «urla dagli spalti, non impressionano Putin che ormai è bersaglio di 18 pacchetti di sanzioni e non influenzano le decisioni di Trump». Quanto al fatto che l’Europa partecipi ai negoziati, per il vicesegretario leghista «la guerra in Ucraina è un conflitto tra Usa e Russia combattuto per procura. E ora chi discute la pace sono gli stessi attori che hanno combattuto».

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