I leader Ue esclusi dal vertice, domani call con il presidente Usa
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLondra – Tra domenica e ieri mattina, la terra inizia a tremare sotto i piedi dei leader europei e britannici. Zelensky li informa che, in Alaska con Trump e Putin, lui è non invitato, come non lo è l’Europa. Scoppia il panico tra le cancellerie del Vecchio Continente, perché casca il loro unico appiglio al capitale vertice di Ferragosto. Nel weekend Starmer, Macron e Merz telefonano a Trump, che però non cambia idea. L’Europa si sente accompagnata brutalmente alla porta da “daddy” Donald. I peggiori timori vengono confermati ieri pomeriggio, quando il presidente Usa conferma la possibilità di «scambio di territori» tra Russia e Ucraina e che l’eventuale accordo che offrirà a Zelensky — e agli europei — sarà figlio solo del suo faccia a faccia con Putin.
Allora, Regno Unito e Ue si affrettano a sottolineare le loro linee rosse, in pubblico e privato. Il portavoce del primo ministro britannico Starmer non potrebbe essere più chiaro: «Ovviamente sosteniamo gli sforzi del president…
Londra – Tra domenica e ieri mattina, la terra inizia a tremare sotto i piedi dei leader europei e britannici. Zelensky li informa che, in Alaska con Trump e Putin, lui è non invitato, come non lo è l’Europa. Scoppia il panico tra le cancellerie del Vecchio Continente, perché casca il loro unico appiglio al capitale vertice di Ferragosto. Nel weekend Starmer, Macron e Merz telefonano a Trump, che però non cambia idea. L’Europa si sente accompagnata brutalmente alla porta da “daddy” Donald. I peggiori timori vengono confermati ieri pomeriggio, quando il presidente Usa conferma la possibilità di «scambio di territori» tra Russia e Ucraina e che l’eventuale accordo che offrirà a Zelensky — e agli europei — sarà figlio solo del suo faccia a faccia con Putin.
Allora, Regno Unito e Ue si affrettano a sottolineare le loro linee rosse, in pubblico e privato. Il portavoce del primo ministro britannico Starmer non potrebbe essere più chiaro: «Ovviamente sosteniamo gli sforzi del presidente Trump. Ma ogni pace in Ucraina deve essere accordata con l’Ucraina, e non imposta dall’alto. Kiev deve decidere il suo futuro, così come i suoi confini. Non vogliamo premiare gli aggressori. Il cessate il fuoco non deve essere una opportunità per Putin per riarmarsi e tornare a colpire. Perché noi non ci fideremo mai di Putin».
Nel frattempo, dopo due giorni di intensi negoziati preventivi, il cancelliere tedesco Friedrich Merz, nuovo membro della triade con Londra e Parigi a capo della Difesa in Europa, incassa con gli altri due Paesi “volenterosi” un pre-vertice decisivo. Quello di domani 13 agosto, che si svolgerà in quattro ore campali. Nella prima, dalle 14, si connetteranno in videoconferenza Merz, Starmer, Macron, Meloni, il presidente finlandese Stubb, il premier polacco Tusk, il segretario Rutte per la Nato e von der Leyen e Costa in quota Ue. Ma sarà solo un riscaldamento per il vero show-down: quello alle 15 con Trump e il vice JD Vance, con stavolta anche Zelensky. Infine, dalle 16.30 si riuniranno i Paesi che guidano la coalizione dei Volenterosi per il futuro post guerra di Kiev, ossia Regno Unito e Francia, la Germania e gli altri: un mini-summit, che potrebbe ripetersi anche venerdì, con le truppe di peacekeeping che tornano a essere un mezzo miraggio.
Domani sarà l’ultima opportunità per cercare di strappare il destino dell’Ucraina e dell’Ue dalle sole mani di Trump e Putin, porre la massima pressione su “The Donald” ed evitare un accordo capestro stile Yalta per l’Ucraina. Ora le speranze di Europa e Londra si basano sui tre pilastri enunciati dall’Alta rappresentante Esteri dell’Ue, Kaja Kallas, ai ministri degli Esteri dei 27 convocati ieri d’urgenza: rifiuto di qualsiasi diktat territoriale, sanzioni più dure (l’Ue ha pronto il 19esimo pacchetto) per costringere Mosca ad accettare la fine delle ostilità come precondizione per i negoziati, e garanzie di sicurezza per Kiev “a prova di ferro”, come niente limiti alle forze armate ucraine e al sostegno da Paesi terzi. «Nessuna concessione prima di un cessate il fuoco pieno e incondizionato», ha ribadito Kallas. Fuori dal coro solo il premier ungherese Orbán: «C’è chi vuole sabotare il vertice tra Trump e Putin».
Le bozze di accordo di Trump circolate a Londra e Bruxelles sembrano a senso unico per Putin, senza vere contropartite. E il fatto che “The Donald” incontri un leader con un mandato d’arresto internazionale come Putin prima di Zelensky indigna in molti. In queste ore, l’Europa si sta giocando le ultime carte. Ma ormai questo, per britannici ed europei, sembra un drammatico piano inclinato, con Trump e Putin in cima. E persino un giornale pro Ucraina come il Telegraph, racconta come Zelensky starebbe pensando a una dolorosa cessione di territori.