Un meccanismo Ue per ritirare gradualmente le sanzioni alla Russia, in caso di un cessate il fuoco strutturato, che garantisca la sovranità dell’Ucraina. Con una serie di clausole che prevedano, nero su bianco, il ripristino progressivo delle restrizioni nei confronti di Mosca, se ci fossero violazioni degli accordi. È l’ipotesi allo studio di diverse cancellerie europee, tra cui Roma, Berlino, Parigi e la Danimarca, che ha la presidenza di turno dell’Unione.
Al momento è solo un’ipotesi. Ma secondo quanto confermano a Repubblica più fonti governative, è già stata discussa informalmente nelle ultime riunioni diplomatiche a Bruxelles, dal Coreper di domenica scorsa (la riunione degli ambasciatori dei 27 stati membri) agli scambi a livello di ministri degli Esteri, che hanno coinvolto per l’Italia il vicepremier Antonio Tajani. Naturalmente il piano assumerebbe concretezza solo nel caso in cui si approdasse a una cessazione delle ostilità sul fronte ucraino. Altrimenti, è noto, l’Ue ha …
Un meccanismo Ue per ritirare gradualmente le sanzioni alla Russia, in caso di un cessate il fuoco strutturato, che garantisca la sovranità dell’Ucraina. Con una serie di clausole che prevedano, nero su bianco, il ripristino progressivo delle restrizioni nei confronti di Mosca, se ci fossero violazioni degli accordi. È l’ipotesi allo studio di diverse cancellerie europee, tra cui Roma, Berlino, Parigi e la Danimarca, che ha la presidenza di turno dell’Unione.
Al momento è solo un’ipotesi. Ma secondo quanto confermano a Repubblica più fonti governative, è già stata discussa informalmente nelle ultime riunioni diplomatiche a Bruxelles, dal Coreper di domenica scorsa (la riunione degli ambasciatori dei 27 stati membri) agli scambi a livello di ministri degli Esteri, che hanno coinvolto per l’Italia il vicepremier Antonio Tajani. Naturalmente il piano assumerebbe concretezza solo nel caso in cui si approdasse a una cessazione delle ostilità sul fronte ucraino. Altrimenti, è noto, l’Ue ha già minacciato un 19esimo pacchetto di sanzioni e si valuta anche l’utilizzo di ulteriori asset russi per ora congelati.
L’opzione è comunque sul tavolo di Giorgia Meloni, che oggi si collegherà alla call convocata dal cancelliere tedesco, Friedrich Merz, con Ursula von der Leyen, il segretario della Nato, Mark Rutte, gli altri leader europei e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. E soprattutto con Donald Trump, a 48 ore dal summit del presidente americano con Vladimir Putin ad Anchorage, in Alaska. Con l’Ue che, come Kiev, teme di restare ai margini della trattativa tra Russia e Stati Uniti, e dunque di scontarne tutte le ripercussioni in termini di sicurezza negli anni a venire, anche Meloni è impegnata a raccordarsi con i partner del continente per premere sulla Casa bianca. Obiettivo: far sì che l’Europa abbia un ruolo nel negoziato. Anche perché, è il ragionamento che la premier consegna ai collaboratori in queste ore, se da parte di Washington è arrivata la richiesta di investire sempre di più nelle spese militari, richiesta sottoscritta a l’Aja a fine giugno col target spostato al 5% del Pil in 10 anni, a maggior ragione i leader Ue devono poter incidere sulla questione ucraina. Perché in ballo ci sono «gli interessi vitali» dell’Europa.
Anche a Palazzo Chigi - dove Meloni sta valutando di rientrare a ridosso di ferragosto, per non collegarsi dalle vacanze in Grecia alla call degli europei con Trump post-Alaska - si sono fatti l’idea che più dei territori da cedere, in questa fase sia cruciale definire il perimetro delle garanzie di sicurezza per Kiev. Approntare uno schema condiviso con gli Stati Uniti. L’Ue da parte sua potrebbe mettere in campo appunto un meccanismo di riduzione graduale delle sanzioni a Mosca, con precisi vincoli da non oltrepassare, pena il ripristino delle misure, a mo’ di deterrenza. Ma il nodo è assicurare all’Ucraina una robusta rete di protezione, insieme agli Usa, in caso di nuove offensive russe. L’adesione alla Nato in questo momento viene liquidata come mera ipotesi di scuola, nelle discussioni diplomatiche a cui ha partecipato anche l’Italia. Anche il vecchio pallino di Meloni di estendere al paese di Zelensky l’articolo 5 dell’alleanza atlantica, che farebbe scattare la difesa dei partner nell’eventualità di nuovi attacchi, starebbe incontrando lo scetticismo di diversi alleati. Anche Washington finora non avrebbe dato alcuna copertura politica all’iniziativa. Si studiano alternative, che però per l’Italia non passano da contingenti militari al confine. Ma Meloni parteciperà anche all’altra call, convocata sempre da Merz, che coinvolgerà i “volenterosi” Starmer e Macron.