Quartapelle: “Meloni mai nel gruppo di testa dell’Europa. Trump e Putin due giocatori d’azzardo”
di Giovanna VitaleLia Quartapelle
Onorevole Lia Quartelle, vicepresidente pd della commissione Esteri, dopo la call con Trump von der Leyen ha annunciato un coordinamento tra Ue e Usa: le sembra realistico?
«Rispetto all’inizio in cui Trump agiva senza consultare nessuno, né l’Ucraina né l’Europa, si è riusciti ad agganciarlo. Dopodiché non stiamo parlando di un presidente affidabile: che mantenga la stessa posizione per 48 di fila non è detto. Oggi però, per lo meno rispetto ai primi giorni del suo mandato, c’è stata una interlocuzione diretta con un fronte che da Londra a Kiev ha mostrato grande compattezza».
Dopo la call con Trump, la premier Meloni si è riunita con i volenterosi. Ha capito anche lei che non è il momento delle defezioni?
«Il suo problema è che arriva sempre seconda, non è mai nel gruppo di testa dell’Europa. Ora che finalmente ha scelto di stare con i volenterosi, abbandonando la postura di comodo legata più alle affinità politiche e alle spinte nazionaliste che all’interesse nazionale, dovrebbe es…
Onorevole Lia Quartelle, vicepresidente pd della commissione Esteri, dopo la call con Trump von der Leyen ha annunciato un coordinamento tra Ue e Usa: le sembra realistico?
«Rispetto all’inizio in cui Trump agiva senza consultare nessuno, né l’Ucraina né l’Europa, si è riusciti ad agganciarlo. Dopodiché non stiamo parlando di un presidente affidabile: che mantenga la stessa posizione per 48 di fila non è detto. Oggi però, per lo meno rispetto ai primi giorni del suo mandato, c’è stata una interlocuzione diretta con un fronte che da Londra a Kiev ha mostrato grande compattezza».
Dopo la call con Trump, la premier Meloni si è riunita con i volenterosi. Ha capito anche lei che non è il momento delle defezioni?
«Il suo problema è che arriva sempre seconda, non è mai nel gruppo di testa dell’Europa. Ora che finalmente ha scelto di stare con i volenterosi, abbandonando la postura di comodo legata più alle affinità politiche e alle spinte nazionaliste che all’interesse nazionale, dovrebbe essere più protagonista, avanzare proposte. C’è bisogno dell’Italia per una maggiore integrazione europea e questo lei non riesce a farlo fino in fondo. Solo uno stupido come Salvini può tifare per una Ue più debole ed essere entusiasta di questa mediazione in Alaska».
Perché, cosa c’è da aspettarsi?
«Il meglio che può uscirne è un nulla di fatto perché sia Trump sia Putin sono due giocatori d’azzardo. Bluffano, dicono tutto e il suo contrario, non mantengono la parola data. In una situazione ordinaria, da un summit come questo, il presidente Usa potrebbe ricavarne un’impressione diretta delle reali intenzioni dell’omologo russo, che pure sono chiarissime da tempo. Ma appunto, trattandosi di Trump i rischi sono tantissimi».
Lui ha detto ai leader Ue che chiederà il cessate il fuoco: c’è da fidarsi e quante possibilità ci sono che la Russia accetti?
«Mi sembra che oggi i russi abbiano ribadito quali sono le condizioni per iniziare a discutere: il riconoscimento della sovranità sulle 4 province ucraine di Donbass, Donesk, Zaporisha e Kerson, come scritto nella costituzione russa e al di là di quel che è stato realmente conquistato. Quindi, già prima di cominciare il vertice, mi pare che la possibilità di un cessate il fuoco sia piuttosto improbabile».
Zelensky ha già dichiarato di non essere disposto a cedere territori, dovrebbe farlo?
«Ha ragione lui e noi europei siamo d’accordo. Sarebbe molto pericoloso per tutto il mondo, non solo per l’Europa, se passasse il principio che chiunque può invadere uno Stato sovrano e annettere pezzi di territorio».
L’altro punto fermo della Ue è che le questioni territoriali vanno negoziate con l’Ucraina: Putin si siederà al tavolo con Zelensky?
«L’unica cosa positiva del vertice in Alaska è che mostra quanto Putin abbia bisogno del negoziato: per ragioni sia di prestigio sia finanziarie. Il summit svela una grande debolezza russa: le sanzioni hanno funzionato sia nell’escludere la Russia dal consesso dei Paesi importanti, sia per l’impatto sull’economia. Questo forse sfugge a chi in Italia tifa da tempo per una resa dell’Ucraina. Ma se Putin stesse vincendo non sarebbe disponibile a trattare».
Kallas e Macron sono pronti per nuove sanzioni alla Russia, è la strada giusta?
«È giusto essere pronti a ogni evenienza, anche Trump mi sembra incline eventualmente a nuove sanzioni. Aiuterebbero l’Ucraina a essere più forte nel negoziato».