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Berruto: “ll no agli atleti israeliani fa pressione su Netanyahu. Il mio appello? Schlein informata”

Mauro Berruto

 

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Il responsabile Sport del Pd dopo la petizione per escludere Israele dalle competizioni internazionali: “Le accuse di antisemitismo mi hanno fatto male”
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“Il ban sportivo può essere uno strumento di pressione politica molto efficace”. Non ha cambiato idea Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, oggi deputato e responsabile Sport del Pd. Nonostante la polemica. In vista della partita di calcio Italia-Israele del prossimo 14 ottobre, su Change.org ha promosso un appello per chiedere ai vertici del CIO, della FIFA e della UEFA di “sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali”. E non c’è stata solo la reazione indignata della destra: “Una petizione irricevibile”. L’accoglienza è stata fredda anche nel suo partito: solo una piccola parte dei parlamentari l’ha sottoscritta, meno di un terzo degli eletti. Manca anche la firma della leader Elly Schlein, che pure ha dato il suo via libera all’iniziativa: “Ci mancherebbe altro, certo che la segretaria sapeva - precisa Berruto - ho fatto tutti i passaggi interni”. Un motivo di dispiacere, però, c’è: “Le accuse di antisemitismo mi hanno f…

“Il ban sportivo può essere uno strumento di pressione politica molto efficace”. Non ha cambiato idea Mauro Berruto, ex commissario tecnico della Nazionale maschile di pallavolo, oggi deputato e responsabile Sport del Pd. Nonostante la polemica. In vista della partita di calcio Italia-Israele del prossimo 14 ottobre, su Change.org ha promosso un appello per chiedere ai vertici del CIO, della FIFA e della UEFA di “sospendere Israele da tutte le competizioni sportive internazionali”. E non c’è stata solo la reazione indignata della destra: “Una petizione irricevibile”. L’accoglienza è stata fredda anche nel suo partito: solo una piccola parte dei parlamentari l’ha sottoscritta, meno di un terzo degli eletti. Manca anche la firma della leader Elly Schlein, che pure ha dato il suo via libera all’iniziativa: “Ci mancherebbe altro, certo che la segretaria sapeva - precisa Berruto - ho fatto tutti i passaggi interni”. Un motivo di dispiacere, però, c’è: “Le accuse di antisemitismo mi hanno fatto male, chi voleva ferirmi ha raggiunto il suo obiettivo”.

Cosa risponde a chi la accusa di voler punire un popolo per i crimini del suo governo?

“Sono convinto esattamente del contrario. Lo sport per sua natura è nazionalpopolare. Il ban dalle competizioni internazionali può essere uno strumento di pressione a disposizione dell’opposizione interna a Benjamin Netanyahu. Come abbiamo scritto nell’appello, non è un gesto di vendetta, ma un atto di responsabilità, perché non si può restare neutrali davanti a una politica di annientamento”.

Si può contro-argomentare: lo sport dev’essere uno spazio di dialogo.

“Lo sport ha anche fra i suoi compiti una funzione sanzionatoria. I precedenti non mancano. Provvedimenti di questo tipo sono stati messi in atto rispetto alla Russia dopo l’aggressione dell’Ucraina. Il Sudafrica addirittura per 24 anni è stato fuori dai Giochi Olimpici per l’apartheid, vi rientrò quando Nelson Mandela uscì dal carcere. Il ban poi si può anche applicare in maniera selettiva”.

Cosa intende?

“Ad atleti che individualmente non hanno appoggiato le politiche di Putin è stato permesso di partecipare alle competizioni sportive. Lo stesso si potrebbe fare con gli atleti israeliani. È complicato. Ho lavorato 25 anni nello sport di alto livello e posso dire di aver visto pochi modelli di sport più militarizzati di quello israeliano”.

Come parlamentari non avete altri strumenti “più istituzionali” a disposizione?

“Prima di condividere la petizione, noi abbiamo inviato la lettera al presidente del Coni, ai membri italiani del CIO e al presidente della FIGC affinché loro si facciano promotori di queste istanze al CIO, FIFA e UEFA, che sono le organizzazioni che possono decidere. È anche questo un canale istituzionale. Solo dopo abbiamo deciso di offrire l’appello al pubblico. Nonostante il Ferragosto, siamo già oltre le 14mila firme”.

E però solo una minoranza del Pd ha aderito. Ha ricevuto critiche dai suoi colleghi?

“Non personalmente. Io sono convinto dell’importanza dell’iniziativa e continuerò a fare quello che faccio”.

Perché la segretaria Schlein non ha firmato? Non era informata?

“Non so perché non abbia firmato. Ma certamente sapeva tutto, ci mancherebbe, ho fatto tutti i passaggi interni. Io agisco e ho agito nel perimetro della delega che ho ricevuto dal partito”.

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