Tecnicamente, non è solo il primo commento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. È forse il primo commento tra i leader europei, rilasciato prima della dichiarazione congiunta con cui proprio i principali capi di Stato di governo continentali certificano l’enorme distanza dal presidente americano. E infatti, ecco cosa sostiene Meloni in due righe: “Si apre finalmente una spiraglio per discutere di pace in Ucraina - detta alle agenzie - L’Italia sta facendo la sua parte insieme ai suoi alleati occidentali”. Sa già che di lì a poco uscirà una nota durissima firmata da lei stesa e dai principali big europei, da Ursula von der Leyen e Antonio Costa, oltre a Keir Starmer, in cui i contenuti metteranno in chiaro quanto manca alla pace: molto, almeno per chi sottoscrive quel testo.
Chiedono infatti garanzie di sicurezza per l’Europa e l’Ucraina, il mantenimento dei confini di uno Stato sovrano come l’Ucraina. Negano che Put…
Tecnicamente, non è solo il primo commento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni dopo il vertice in Alaska tra Donald Trump e Vladimir Putin. È forse il primo commento tra i leader europei, rilasciato prima della dichiarazione congiunta con cui proprio i principali capi di Stato di governo continentali certificano l’enorme distanza dal presidente americano. E infatti, ecco cosa sostiene Meloni in due righe: “Si apre finalmente una spiraglio per discutere di pace in Ucraina - detta alle agenzie - L’Italia sta facendo la sua parte insieme ai suoi alleati occidentali”. Sa già che di lì a poco uscirà una nota durissima firmata da lei stesa e dai principali big europei, da Ursula von der Leyen e Antonio Costa, oltre a Keir Starmer, in cui i contenuti metteranno in chiaro quanto manca alla pace: molto, almeno per chi sottoscrive quel testo.
Chiedono infatti garanzie di sicurezza per l’Europa e l’Ucraina, il mantenimento dei confini di uno Stato sovrano come l’Ucraina. Negano che Putin possa mettere veti sull’ingresso di Kiev nell’Ue e soprattutto nella Nato. E ancora, promettono sostegno a Zelensky con il mantenimento delle sanzioni a Mosca e gli aiuti economici e militari. Sono parole chiare, nette, che sembrano evidenziare tutte le difficoltà del dialogo con Trump. In altri termini: raccontano di un contatto in video call che difficilmente può essere stato positivo, vista la distanza tra l’ottimismo del tycoon e le posizioni degli europei. E che probabilmente ha segnato una nuova distanza tra alleati.
Passano ancora pochi minuti e Meloni articola un ragionamento più ampio, che continua a valorizzare alcuni aspetti che ritiene possano alimentare la fiducia, pur tenendo fermi i concetti condivisi con gli europei nel comunicato congiunto. "Considero positivo - scrive - il fatto che si stiano aprendo degli spiragli di pace in Ucraina. L’accordo è ancora complicato ma finalmente possibile, soprattutto in seguito allo stallo che si è creato da molti mesi lungo la linea del fronte. Solo l’Ucraina potrà trattare sulle condizioni e sui propri territori”. E ancora, sostiene Meloni: “Il punto cruciale rimane quello delle garanzie di sicurezza per scongiurare nuove invasioni russe ed è questo l’aspetto su cui si sono registrate ad Anchorage le novità più interessanti. Solo robuste e credibili garanzie in tal senso potranno prevenire nuove guerre ed aggressioni. A questo riguardo, il presidente Trump ha oggi ripreso l’idea italiana di garanzie di sicurezza che si ispirino all’articolo 5 della Nato. Il punto di partenza della proposta è la definizione di una clausola di sicurezza collettiva che permetta all’Ucraina di beneficiare del sostegno di tutti i suoi partner, Usa compresi, pronti ad attivarsi nel caso sia attaccata di nuovo. Gli Stati Europei rimangono uniti nel sostegno all’Ucraina in questa fase di trattative. La strada per la pace non è semplice, ma è importante che sia stata intrapresa”.
Meloni, che ha partecipato - pare non da Palazzo Chigi - sia alla telefonata con il presidente degli Stati Uniti, che a quella con i leader europei, sceglie quindi di smorzare i toni almeno nel commento che diffonde in mattinata alle agenzie, nel quale preferisce porre l’accento sugli sforzi di Trump e gli spiragli, così li chiama, per la pace. È il tentativo che porta avanti da mesi, in equilibrio. Nei fatti, però, si mantiene in linea con i partner europei. E al fianco di Kiev. E d’altra parte, difficile per gli europei fare diversamente, spiazzati anche da quanto affermato da Trump, che con un’improvvisa virata ha detto adesso di lavorare a un accordo di pace complessivo e non a un cessate in fuoco, in netta contraddizione con quanto sostenuto soltanto fino a poche ore prima del summit con Putin. E in conflitto con quanto auspicato dagli alleati dell’Ue - ‘’prima un cessate il fuoco’’, appunto - come precondizione per trattare con Mosca.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo a Speciale Tg4, a una domanda sulla disponibilità dell'Italia a ospitare l'eventuale incontro trilaterale tra Trump, Putin e Zelensky, risponde: "L'Italia ha sempre dato la propria disponibilità ad accogliere qualsiasi vertice che sia per la costruzione della pace, sia per quanto riguarda il Medio Oriente che per l'Ucraina. "Siamo sempre protagonisti per la costruzione della pace, andremo avanti per accogliere incontri, siamo a disposizione, ma continueremo con un intenso lavoro diplomatico a lavorare affinché la fine della guerra abbia tempi rapidi".