ROMA – Il vertice in Alaska è un ulteriore colpo all’ordine mondiale fondato sul multilateralismo e il diritto internazionale», riflette amaro Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd.
Non sarà troppo catastrofista?
«Al contrario. Anchorage segna un ritorno alla diplomazia delle grandi potenze. Se accade, l’Europa non è solo destinata a restare fuori dal tavolo sull’Ucraina, ma a essere tagliata fuori dalla storia. E sarà anche responsabilità dei governi nazionalisti, incluso il nostro, che hanno tifato per un’Europa debole e subalterna a Trump».
Voi avevate avvertito che non bisognava fidarsi del presidente Usa. Siete stati buoni profeti?
«Trump non può fidarsi nemmeno di se stesso. È stato clamorosamente…
ROMA – Il vertice in Alaska è un ulteriore colpo all’ordine mondiale fondato sul multilateralismo e il diritto internazionale», riflette amaro Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd.
Non sarà troppo catastrofista?
«Al contrario. Anchorage segna un ritorno alla diplomazia delle grandi potenze. Se accade, l’Europa non è solo destinata a restare fuori dal tavolo sull’Ucraina, ma a essere tagliata fuori dalla storia. E sarà anche responsabilità dei governi nazionalisti, incluso il nostro, che hanno tifato per un’Europa debole e subalterna a Trump».
Al summit di Anchorage il trionfo di Putin accolto sul tappeto rosso: così da paria è diventato pari
Voi avevate avvertito che non bisognava fidarsi del presidente Usa. Siete stati buoni profeti?
«Trump non può fidarsi nemmeno di se stesso. È stato clamorosamente preso in giro da Putin, che ha incassato una indiscutibile vittoria. Il presidente Usa porta a casa solo lusinghe e promesse di affari, ma forse per la prima volta è stato costretto a dire la verità e cioè che non è stato raggiunto nessun accordo. Il dittatore russo invece, sceso dall’aereo, aveva già ottenuto il suo successo: una riabilitazione sul piano internazionale, che era quello che cercava, senza aver concesso nulla in cambio».
Giorgia Meloni è più ottimista, dice che si aprono spiragli di pace.
«Intanto quel che vediamo è che Putin potrà continuare a bombardare e a martoriare l’Ucraina non solo impunemente ma con una nuova agibilità politica. Il trionfalismo della premier mi pare del tutto fuori luogo».
Perché? Crede che ritirando la richiesta di cessate il fuoco e di nuove sanzioni Trump abbia tradito l’Europa e si sia allineato a Putin?
«Trump sembra avere sposato la linea del dittatore russo. L’affinità fra loro purtroppo è profonda, è nella politica di potenza, nell’insofferenza per le istituzioni multilaterali, nella legge del più forte al posto del diritto. Del vertice in Alaska resta l’immagine del capo della sedicente più grande democrazia del mondo che accoglie un criminale di guerra e l’applaude. Proprio come fa con Netanyahu».
Cosa c’è da aspettarsi dall’incontro con Zelensky?
«Le premesse non sono buone: Trump trasmette l’idea che Zelensky debba sottostare a suoi diktat, assunti su questioni su cui in realtà non può né deve disporre. Il tema ora è che tipo di reazione mette in campo l’Europa e se capisce perché è mancata sin qui».
Dia lei una risposta: dove e cosa ha sbagliato l’Europa?
«È mancata quell’iniziativa diplomatica che noi chiediamo da anni e che a un tavolo negoziale avrebbe difeso le ragioni del diritto internazionale e dell’Ucraina certo meglio di quanto fatto da Trump. Aver lasciato a lui l’apertura del processo di pace è stato un errore grave. Da mesi, in tutte le partite con gli Stati Uniti, l’Ue ha scelto di rinunciare a difendere la sua dignità e i suoi interessi: dai dazi che sono stati una resa, all’ultimo G7 con il regalo alle multinazionali, fino al vertice Nato che ci ha imposto di aumentare le spese militari solo per compiacere la Casa Bianca. Tutto questo ha reso l’Europa più marginale e ancor meno meritevole di rispetto da parte di Trump: una responsabilità che ricade su quei governi, a partire da quello italiano, che hanno spinto per una linea morbida e compiacente verso il tycoon».
lntanto i leader Ue hanno annunciato il rafforzamento delle sanzioni alla Russia: è sufficiente?
«L’impegno principale dovrebbe essere quello di lavorare a un nuovo incontro in cui ci sia pure Zelensky e discutere un’architettura di sicurezza che veda Europa e Ucraina non come oggetti ma come soggetti della trattativa con la Russia. In geopolitica si dice: “Se non sei al tavolo, finisci nel menu”. Ed è quello che bisogna evitare».
Come?
«Nessuno vuole l’insuccesso del negoziato, anzi. Bisogna partire da dove Trump ha fallito, dalla richiesta di cessate il fuoco. Con un’azione diplomatica seria, sapendo che ogni pace implica dei compromessi. Quel che non si può accettare però è che la fine della guerra coincida con la fine del diritto internazionale. Questo è il mondo che si sta spalancando oggi e Trump rischia di ridisegnarlo a danno dei nostri valori e dei nostri principi. Basti pensare alla copertura offerta a Netanyahu nella Striscia di Gaza, dove stiamo assistendo alla morte dell’umanità. Anche lì è mancata l’Europa. Con la complicità del governo italiano».
Per quale ragione?
«Su Gaza ho sentito parole nette ancorché tardive del ministro Crosetto. Ma noi, per fermare Netanyahu, cosa stiamo facendo? Gli strumenti li avremmo: embargo totale delle armi, riconoscimento dello Stato di Palestina, sanzioni, sospensione dell’accoro Ue- Israele. A livello europeo ciò che è mancato è il voto del nostro governo. Ancora una volta l’Italia non è vittima della debolezza europea ma, insieme ad altri governi nazionalisti, è la causa principale di questa debolezza».