ROMA – Decideranno oggi, al termine del vertice dei volenterosi convocato da Emmanuel Macron e Keir Starmer. Ma già ieri Giorgia Meloni ha dato disponibilità a volare a Washington per il vertice di domani tra il tycoon e Zelensky (sempre che il summit non slitti a martedì, come si ipotizzava in alcune cancellerie). Nulla è ancora deciso, ma a Palazzo Chigi la macchina organizzativa e diplomatica lavora per essere pronta all’evenienza.
Ieri la leader si è tenuta lontana dalla sede dell’esecutivo, mentre oggi potrebbe tornare nel palazzo per la conference call con gli europei, prevista alle 15. E a quel tavolo si scontreranno due visioni. Meloni rivendica infatti l’idea, rilanciata ieri da Trump, di varare garanzie di sicurezza per l’Uc…
ROMA – Decideranno oggi, al termine del vertice dei volenterosi convocato da Emmanuel Macron e Keir Starmer. Ma già ieri Giorgia Meloni ha dato disponibilità a volare a Washington per il vertice di domani tra il tycoon e Zelensky (sempre che il summit non slitti a martedì, come si ipotizzava in alcune cancellerie). Nulla è ancora deciso, ma a Palazzo Chigi la macchina organizzativa e diplomatica lavora per essere pronta all’evenienza.
Ieri la leader si è tenuta lontana dalla sede dell’esecutivo, mentre oggi potrebbe tornare nel palazzo per la conference call con gli europei, prevista alle 15. E a quel tavolo si scontreranno due visioni. Meloni rivendica infatti l’idea, rilanciata ieri da Trump, di varare garanzie di sicurezza per l’Ucraina che ricalchino l’articolo cinque della Nato, mentre Macron e Starmer spingono per concentrarsi sul progetto dei “volenterosi”, con un impegno di truppe continentali sul terreno. Una distanza che già ieri ha alimentato sospetti tra partner. E qualche scintilla.
Al summit di Anchorage il trionfo di Putin accolto sul tappeto rosso: così da paria è diventato pari
Quando in Italia è ancora buio, Trump chiama i leader europei. Li avverte che ha trattato con Putin, che lo zar pretende nuove cessioni territoriali, promettendo in cambio che mai più attaccherà Kiev e l’Europa. È uno schema che provoca brividi nelle cancellerie europee, perché rievoca altri celebri impegni per la pace poi disattesi. Gli alleati, allarmati, reagiscono con un comunicato durissimo. Lo firma anche Meloni. Accompagnando il via libera, però, a una nota in cui mette l’accento sulle garanzie di sicurezza promesse da Washington. Una linea, ricorda, portata avanti da Roma da mesi.
Sono poche righe, buttate giù al volo e rese pubbliche subito prima dello statement degli europei (e negli stessi minuti, Antonio Tajani propone Roma per ospitare colloqui tra Putin e Zelensky). «Si apre finalmente uno spiraglio per discutere di pace in Ucraina - detta alle agenzie, in una prima brevissima dichiarazione - L’Italia sta facendo la sua parte insieme ai suoi alleati occidentali». Poco dopo, sviluppa con un secondo comunicato il concetto: «Trump ha oggi ripreso l’idea italiana di garanzie di sicurezza che si ispirino all’articolo 5 della Nato». Certo, aggiunge, «l’accordo è ancora complicato, ma finalmente possibile». Ma «il punto cruciale» è il meccanismo capace di «scongiurare nuove invasioni russe. Ed è questo l’aspetto su cui si sono registrate ad Anchorage le novità più interessanti. Solo robuste e credibili garanzie potranno prevenire nuove guerre ed aggressioni». Quali? «Una clausola di sicurezza collettiva che permetta all’Ucraina di beneficiare del sostegno di tutti i suoi partner, Usa compresi, pronti ad attivarsi nel caso sia attaccata di nuovo».
Il progetto anglo-francese è più ampio e prevede anche un impegno diretto di militari sul terreno. La differenza di strategia emerge con chiarezza nella seconda videochiamata, riservata ai soli europei. Meloni, riferiscono, invita Macron e Starmer - e ribadirà oggi la richiesta - a «cogliere» l’apertura americana, senza «lasciarla cadere». Il presidente francese – sostenuto dal britannico – le ricorda che gi europei «lavorano da mesi al progetto dei volenterosi» e non c’è ragione di «cambiare adesso direzione: perché non continuare sulla nostra linea?». Perché, spiega la premier, il passo in avanti americano è su una sorta di articolo cinque, non sull’impegno di truppe continentali in Ucraina.
Se ne riparlerà nella video call di oggi, come detto. Meloni chiederà uno sforzo di «pragmatismo» ai colleghi. Che significa anche: invece di moltiplicare riunioni allargate ormai a decine di partecipanti, proviamo a chiudere su una proposta da sottoporre a Trump. Di contro, da Parigi e Londra trapela in queste ore un sentimento di diffidenza verso l’atteggiamento dell’Italia. A Roma viene imputato un eccesso di solerzia nel gioco di sponda con Washington. A danno dell’unità europea.