ROMA – Continuare a lavorare al fianco degli Usa e coinvolgere l’Ucraina «in ogni decisione» relativa al suo futuro. Con queste convinzioni, esplicitate nel pomeriggio in una nota diramata da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni è volata ieri alla volta di Washington, dove oggi si terrà il vertice alla Casa Bianca con Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei. Zelensky, a differenza di quanto accadde a febbraio, quindi non è solo. E l’Italia si è in qualche modo riallineata ai volenterosi, l’asse franco-tedesco-britannico, partecipando alla videoconferenza che ha preceduto la partenza. Un confronto di due ore. Necessario per concertare una posizione il più possibile unitaria. Le distanze però permangono.
Per dire Emmanuel Macron e Friedrich Merz, poco dopo mez…
ROMA – Continuare a lavorare al fianco degli Usa e coinvolgere l’Ucraina «in ogni decisione» relativa al suo futuro. Con queste convinzioni, esplicitate nel pomeriggio in una nota diramata da Palazzo Chigi, Giorgia Meloni è volata ieri alla volta di Washington, dove oggi si terrà il vertice alla Casa Bianca con Donald Trump, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e i principali leader europei. Zelensky, a differenza di quanto accadde a febbraio, quindi non è solo. E l’Italia si è in qualche modo riallineata ai volenterosi, l’asse franco-tedesco-britannico, partecipando alla videoconferenza che ha preceduto la partenza. Un confronto di due ore. Necessario per concertare una posizione il più possibile unitaria. Le distanze però permangono.
Per dire Emmanuel Macron e Friedrich Merz, poco dopo mezzogiorno, hanno annunciato venti minuti prima di Meloni che sarebbero andati in America. Non c’è stato coordinamento. Saranno sfumature, ma rivelano comunque una discrepanza. L’altra difformità di veduta verte sulle garanzie di sicurezza da offrire all’Ucraina in caso di accordo. «La discussione ha confermato la necessità di mantenere la pressione collettiva sulla Russia e di solide e credibili garanzie di sicurezza», si legge nella nota del governo. Sì, ma come arrivarci? Ed ecco saltare fuori un’altra divergenza. Palazzo Chigi insiste per un meccanismo modello articolo 5 della Nato, senza che ciò implichi l’ingresso dell’Ucraina nell’Alleanza atlantica mentre Francia e Regno Unito preferirebbero che il rispetto delle misure di sicurezza venga affidato «a un esercito ucraino forte».
Macron ricorda che non ci si può fidare di Putin. Trent’anni fa, nell’accordo di Budapest del 1994, la Russia aveva firmato che non avrebbe mai attaccato l’Ucraina. «Penso che un articolo teorico non è sufficiente», ha perciò precisato il presidente francese. Gli ha in qualche modo risposto il ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti: «Nei mesi scorsi Giorgia Meloni aveva indicato nell’estensione all’Ucraina, nel caso fosse aggredita, del sostegno militare dei Paesi aderenti alla Nato (in applicazione dell’articolo 5 che ne regola il funzionamento) lo strumento più idoneo per garantire in futuro la sicurezza dell’Ucraina stessa. La sinistra nostrana, altro non riuscì che a lasciarsi andare a battute disfattiste e denigratorie. Oggi la proposta del nostro Presidente del Consiglio trova ampio seguito a livello internazionale. Ma la sinistra critica anche oggi. Proprio non le riesce mai di giocare con la maglia dell’Italia».
Meloni non indebolisca la Ue, cedendo a Trump, l’avvisa Riccardo Magi, di +Europa. Trump sembra sposare la proposta di Putin, offrendo a Zelensky un prendere o lasciare nel tentativo di spaccare l’Europa. È qui la difficoltà di oggi.