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Gressani: “Trump bara anche a golf, gli europei non possono fidarsi”

Gilles Gressani 

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Il direttore della rivista Le Grand Continent: “L’Ucraina non può sentirsi protetta da garanzie che dipendono esclusivamente dalla parola data da due leader come il tycoon e Putin”
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ROMA – Per Gilles Gressani, direttore della rivista di geopolitica Le Grand Continent, la foto dei sette leader del Vecchio Continente alla Casa Bianca con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky segna un cambio di passo: «L’Europa, se si unisce, conta. Può porre un freno al flirt tra Donald Trump e Vladimir Putin e arginare il rischio di un tradimento definitivo dell’Ucraina».

Gli europei possono fidarsi del presidente degli Stati Uniti?

«Stiamo parlando di una persona che bara nei tornei che organizza lui stesso sui propri campi da golf. L’unica cosa di cui dovremmo fidarci è la capacità delle nostre società di fare fronte comune davanti a una possibile minaccia esistenziale».

Vede quindi il rischio che il tycoon faccia credere ai sette di avere voce in capitolo per poi fare quello che vuole?

«Non siamo spettatori. In questa partita, si contrappongono due racconti molto potenti. Da una parte, il reality show quotidiano di Donald Trump, una sorta di “The Apprentice at the White…

ROMA – Per Gilles Gressani, direttore della rivista di geopolitica Le Grand Continent, la foto dei sette leader del Vecchio Continente alla Casa Bianca con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky segna un cambio di passo: «L’Europa, se si unisce, conta. Può porre un freno al flirt tra Donald Trump e Vladimir Putin e arginare il rischio di un tradimento definitivo dell’Ucraina».

Gli europei possono fidarsi del presidente degli Stati Uniti?

«Stiamo parlando di una persona che bara nei tornei che organizza lui stesso sui propri campi da golf. L’unica cosa di cui dovremmo fidarci è la capacità delle nostre società di fare fronte comune davanti a una possibile minaccia esistenziale».

Vede quindi il rischio che il tycoon faccia credere ai sette di avere voce in capitolo per poi fare quello che vuole?

«Non siamo spettatori. In questa partita, si contrappongono due racconti molto potenti. Da una parte, il reality show quotidiano di Donald Trump, una sorta di “The Apprentice at the White House”. Dall’altra parte, il romanzo russo di Putin e della sua propaganda: un racconto totalmente alternativo alla realtà, secondo cui la Russia starebbe vincendo la guerra e vorrebbe la pace. Una lettura falsa, ma che si insinua nelle crepe delle nostre società e attecchisce. Il problema per gli europei è non ritrovarsi incastrati in questa tenaglia narrativa e aggrapparsi al senso del reale».

Il presidente francese e la premier italiana hanno due visioni differenti sul negoziato: Macron finora è sembrato il più scettico dopo l’incontro Trump-Putin.

«Da quando si è tenuto l’incontro bilaterale a Palazzo Chigi, si è verificato un reset nella relazione tra i due leader. Macron e Meloni seguono due linee politiche simmetriche che rimarranno sempre divergenti, ma la Francia e l’Italia hanno entrambi interessi strategici evidenti, tra i quali impedire che l’Ucraina veda la sua sovranità decapitata dalla Russia. Questa convergenza fattuale, che va al di là delle loro posizioni politiche, può essere capita facendo un paradosso: siamo sicuri che la Meloni, se fosse stata capo dell’opposizione, avrebbe sostenuto un’iniziativa come quella che ha portato da presidente del Consiglio?».

La distanza più netta è sull’ipotesi di un coinvolgimento militare diretto. Macron spinge. Meloni continua a escluderlo. Sarà inevitabile?

«Usciamo dal reality show. Come può l’Ucraina sentirsi protetta da garanzie che dipendono esclusivamente dalla parola data da due leader come Trump e Putin?»

Si parla di un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato per dare garanzie di sicurezza. Non basterebbe?

«Ancora una volta, usciamo dalla fiction. Trump ha presentato come grande concessione russa l’apertura a garanzie di sicurezza in stile Articolo 5 per Kiev, ma in realtà questa era già l’ipotesi emersa nei negoziati di Istanbul del 2022. I colloqui si erano arenati perché Mosca pretendeva che qualsiasi intervento fosse subordinato a una decisione unanime di tutti i garanti (tra i quali Cina, Russia e Bielorussia), di fatto un diritto di veto che avrebbe reso le garanzie non operative. Putin potrebbe ottenere sul piano diplomatico ciò che non è riuscito a conquistare militarmente».

Macron e Merz hanno insistito sulla necessità di un cessate il fuoco prima del vertice trilaterale. Trump non la pensa così. Si può andare avanti con il negoziato senza fermare le armi?

«Tra i leader europei presenti oggi a Washington, Merz è stato uno dei più risoluti nell’affermare delle posizioni che cerchino di avere effetti reali nel mondo reale».

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