BRUXELLES – Se non è stata un’imboscata, la scelta di Donald Trump ci si avvicina molto. E i leader europei presenti alla Casa Bianca non hanno per niente gradito. In primo luogo il francese Macron, il britannico Starmer, il tedesco Merz e la presidente della Commissione Ue von der Leyen. Che qualche frecciatina infatti l’hanno lanciata.
L’invito, infatti, a parlare a favore di telecamere prima del summit ha colto tutti di sorpresa e ha trasformato l’incontro in una specie di interrogazione in cui l’unico professore era il presidente americano.
Già la prima parte ha rappresentato uno strappo al protocollo poco riguardoso. Tutti gli “europei” in una saletta a vedere dal monitor cosa dichiaravano Trump e Zelensky in conferenza stampa. Poi l’ingresso nella sala dell’ala est della Casa Bianca. Gli invitati, però, non erano stati avvertiti che avrebbero dovuto parlare in pubblico con il padrone di casa a dare la parola come il maestro con gli alunni.
Una situazione che ha colto di so…
BRUXELLES – Se non è stata un’imboscata, la scelta di Donald Trump ci si avvicina molto. E i leader europei presenti alla Casa Bianca non hanno per niente gradito. In primo luogo il francese Macron, il britannico Starmer, il tedesco Merz e la presidente della Commissione Ue von der Leyen. Che qualche frecciatina infatti l’hanno lanciata.
L’invito, infatti, a parlare a favore di telecamere prima del summit ha colto tutti di sorpresa e ha trasformato l’incontro in una specie di interrogazione in cui l’unico professore era il presidente americano.
Già la prima parte ha rappresentato uno strappo al protocollo poco riguardoso. Tutti gli “europei” in una saletta a vedere dal monitor cosa dichiaravano Trump e Zelensky in conferenza stampa. Poi l’ingresso nella sala dell’ala est della Casa Bianca. Gli invitati, però, non erano stati avvertiti che avrebbero dovuto parlare in pubblico con il padrone di casa a dare la parola come il maestro con gli alunni.
Una situazione che ha colto di sorpresa gli ospiti europei i quali non hanno potuto fare altro che ringraziare Trump, come è prassi in queste occasioni davanti ai microfoni. Anche perché il leader americano ha presentato tutti facendo dei grandi complimenti cui era difficile rispondere rimarcando le critiche anziché gli aspetti positivi della riunione.
I più irritati, Macron e Merz, sono però riusciti a mettere qualche puntino sulle “i”. Sul “cessate il fuoco” preventivo – idea contestata dal tycoon - e sulla necessità di organizzare, oltre al prossimo summit trilaterale con Putin, anche un quadrilaterale con l’Europa. «Devo sottolineare che qui, attorno a questo tavolo, tutti sono a favore della pace. E lavoriamo molto, e abbiamo lavorato molto negli ultimi anni, per ottenere una pace che sia solida e di lunga durata. Ecco perché – ha avvertito il presidente francese – l’idea di un incontro trilaterale è molto importante: è l’unico modo per risolvere la situazione. Inoltre, credo che, come seguito, probabilmente sarà necessario anche un incontro quadrilaterale, perché quando parliamo di garanzie di sicurezza, ci riferiamo alla sicurezza dell’intero continente europeo». In questa ottica «l’idea di chiedere una tregua, o almeno di fermare le uccisioni, è una necessità». Una posizione sostenuta anche dal Cancelliere tedesco. «I prossimi passi – ha avvertito - sono i più difficili. Al prossimo meeting vogliamo vedere una tregua, non posso immaginare che possa avere luogo senza un cessate il fuoco. Lavoriamo su questo, proviamo a mettere pressione sulla Russia perché la credibilità dei nostri sforzi oggi dipendono almeno dal raggiungimento di una tregua». Ipotesi che per il momento, però, Mosca respinge con nettezza: gli ultimi attacchi in Ucraina hanno confermato che il Cremlino non ha alcuna intenzione di accogliere le istanze di Bruxelles e Kiev.
Nel merito, poi, restano le distinzioni sulla cessione dei territori ucraini alla Russia e sulle garanzie di sicurezza. Su questo i capi di Stato de governo europei hanno “preparato” Zelensky. Hanno suggerito i modi e i contenuti per non irritare l’inquilino della Casa Bianca come è accaduto qualche mese fa.
Gli Usa sono pronti a fornire garanzie di sicurezza ma reclamano una presenza del Vecchio continente in prima linea. Soldati sul terreno lasciando agli States soprattutto la parte logistica di difesa. Una disponibilità concreta è già esplicitata da Francia e Regno Unito ma non dagli altri. La stessa Germania non ha nascosto le sue difficoltà a partecipare ad operazioni sul terreno. Il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, considera questa opzione «problematica» per il suo Paese.
Oggi comunque i 27 europei torneranno a riunirsi in un consiglio europeo straordinario in videoconferenza. Per riferire l’esito dei colloqui di Washington e assumere le eventuali decisioni conseguenti. Un vero e proprio vertice di emergenza.