ROMA – “Nessuno può chiudere gli occhi di fronte a due vittime, a distanza di poche ore. Però, il taser stava funzionando bene. Ci aveva consentito di essere più efficaci nella deterrenza, finora”. Finora, appunto. Felice Romano, segretario generale del Siulp, il maggiore sindacato di polizia (circa 27mila iscritti), difende l’uso della pistola a impulsi elettrici. Ma, allo stesso tempo, non chiude all’idea di valutare “altri eventuali strumenti difensivi”.
Segretario Romano, due morti in 48 ore dopo l’uso del taser. Un dato che dovrebbe allarmare innanzitutto voi, come operatori della sicurezza.
“Difatti, la magistratura farà luce su eventuali fattori nuovi o sulle concause che possono aver contribuito a un esito così drammatico, inaspettato. Siamo di fronte a fatti che devono essere spiegati alla luce dell’autopsia, sia nella vicenda di Olbia che in quella di Genova. E abbiamo espresso anche la nostra solidarietà ai colleghi dell’Arma. Ma siamo sinceramente tutti sorpresi”.
ROMA – “Nessuno può chiudere gli occhi di fronte a due vittime, a distanza di poche ore. Però, il taser stava funzionando bene. Ci aveva consentito di essere più efficaci nella deterrenza, finora”. Finora, appunto. Felice Romano, segretario generale del Siulp, il maggiore sindacato di polizia (circa 27mila iscritti), difende l’uso della pistola a impulsi elettrici. Ma, allo stesso tempo, non chiude all’idea di valutare “altri eventuali strumenti difensivi”.
Segretario Romano, due morti in 48 ore dopo l’uso del taser. Un dato che dovrebbe allarmare innanzitutto voi, come operatori della sicurezza.
“Difatti, la magistratura farà luce su eventuali fattori nuovi o sulle concause che possono aver contribuito a un esito così drammatico, inaspettato. Siamo di fronte a fatti che devono essere spiegati alla luce dell’autopsia, sia nella vicenda di Olbia che in quella di Genova. E abbiamo espresso anche la nostra solidarietà ai colleghi dell’Arma. Ma siamo sinceramente tutti sorpresi”.
Intanto il ministro Salvini si porta avanti: “Non prendetevela con i carabinieri”.
“Io dico che non va bene né la difesa cieca né la demonizzazione di quello strumento. Ho sentito dire ad esempio che il taser sarebbe un mezzo di tortura: ma non è così. Ricordiamoci che gli agenti, prima, avevano a disposizione solo una calibro 9 parabellum. Se lei va a Miami vedrà che i poliziotti hanno la pistola dietro la schiena e il taser a portata di mano: perché la prima arma, la più immediata, deve essere quella che non rischia di uccidere”.
Ma oggi, dopo i fatti emersi, non è anche nel vostro interesse accertare che il taser non sia letale per alcuni soggetti?
“Lo è. E’ nell’interesse dei cittadini, della sicurezza, e anche della serenità degli operatori. Per questo ribadisco che occorre attendere gli accertamenti e le indagini della Procura, e ragionare su questi episodi. Ma senza avere tesi ideologiche già pronte. Se esiste un’alternativa al taser, sempre come arma di difesa, noi non abbiamo preclusione. Il taser è comunque usato in tanti paesi al mondo, e qualche motivo, che magari non sia la ‘grande lobby’ dei costruttori di armi, ci sarà. Altri strumenti ci sono, e sono già in via di sperimentazione”.
A cosa si riferisce?
“Al BolaWrap, ad esempio. Una sorta di pistola che spara ‘lacci’ che si attorcigliano intorno alle gambe del soggetto, che viene così immobilizzato in pochi istanti”.
È il dispositivo che si ispira alle bolas argentine, originariamente usato per la caccia?
“In alcune città italiane li stanno già testando nella sicurezza cittadina: all’estremità delle corde ci sono delle piccole ancore che le fissano intorno alle estremità della persona che si ritiene pericolosa. Ora, se vogliamo andare nei dettagli, i rischi potenziali esistono sempre: lo strumento serve a far cadere un aggressore, a renderlo inoffensivo. Ma se il soggetto finisce per agitarsi, mentre le gambe sono immobilizzate, la caduta può essere violenta e può battere la testa”.
Come sindacato, è sicuro che protocolli e formazione per l’uso di questi strumenti non debbano essere rivisti?
“Tutto si può migliorare, ma c’è stata una preparazione e un protocollo molto attento sull’introduzione di questo dispositivo. Non dimentichiamo che in tanti casi in cui, prima, si aveva a disposizione solo la pistola. Fin qui, quella scarica elettrica aveva consentito invece di superare indenni momenti di grande pericolo. Ora dobbiamo aspettare e capire cosa è avvenuto”.