La Lega si schiera definitivamente contro il ministro alla Salute Orazio Schillaci per la vicenda della revoca del Nitag, la commissione consultiva sui vaccini: «Evidentemente al ministero c’è qualcosa che non funziona», ha sentenziato ieri il segretario e vicepremier Matteo Salvini, che interviene dopo i colleghi Claudio Borghi e Alberto Bagnai, super scettici riguardo al medicinale cardine per la prevenzione. Parole che certamente vogliono tracciare una nuova, netta distanza da Forza Italia, che invece ha convintamente difeso il ministro come fa l’opposizione, ma che potrebbero avere un peso anche sul futuro di Schillaci. E del resto, dopo i silenzi, le indiscrezioni sulla rabbia di Meloni per la decisione di revocare i 22 membri del Nitag, tra i quali due personaggi noti per le loro critiche ai vaccini (Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite), c’erano stati un paio di giorni di silenzio da parte di FdI. Sembrava che nel principale partito di maggioranza si volessero dimenticare in fr…
La Lega si schiera definitivamente contro il ministro alla Salute Orazio Schillaci per la vicenda della revoca del Nitag, la commissione consultiva sui vaccini: «Evidentemente al ministero c’è qualcosa che non funziona», ha sentenziato ieri il segretario e vicepremier Matteo Salvini, che interviene dopo i colleghi Claudio Borghi e Alberto Bagnai, super scettici riguardo al medicinale cardine per la prevenzione. Parole che certamente vogliono tracciare una nuova, netta distanza da Forza Italia, che invece ha convintamente difeso il ministro come fa l’opposizione, ma che potrebbero avere un peso anche sul futuro di Schillaci. E del resto, dopo i silenzi, le indiscrezioni sulla rabbia di Meloni per la decisione di revocare i 22 membri del Nitag, tra i quali due personaggi noti per le loro critiche ai vaccini (Eugenio Serravalle e Paolo Bellavite), c’erano stati un paio di giorni di silenzio da parte di FdI. Sembrava che nel principale partito di maggioranza si volessero dimenticare in fretta le polemiche, almeno pubblicamente. Invece la maggioranza si trova, in pieno agosto, a dividersi su una commissione consultiva assai poco rilevante. Poco da fare: quando ci sono di mezzo i vaccini, le forze che guidano oggi il Paese non riescono proprio a trovare pace.
A rompere il silenzio per FdI è stato ieri il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che al Foglio ha detto: «Gli organismi plurali servono a contenere idee differenti. La storia insegna che non sempre il pensiero scientifico dominante è quello giusto». Lo ha seguito Galeazzo Bignami, capogruppo FdI alla Camera: «La libertà e il pluralismo sono sanciti dalla Costituzione e lanciare anatemi o tacciare come No vax chiunque non la pensi come qualcuno vorrebbe imporre è irricevibile e inaccettabile». Torna la retorica del pluralismo, già usata, secondo quanto riferito da chi domenica ha riportato le sue parole, dalla stessa Meloni. La premier, che nel 2018 su Twitter scriveva «sui vaccini bisogna avere l’umiltà di affidarsi alla comunità scientifica», viene descritta in queste ore come molto arrabbiata. Non è chiaro però se Schillaci rischi il posto («adesso però non può più sbagliare», dicono nel partito di maggioranza).
Di certo sacrificare un ministro che cancellando il Nitag a causa della presenza di Serravalle e Bellavite ha incassato un plauso unanime della comunità medica e scientifica, mai a lui così vicina, sarebbe un bel rischio. Lo stesso Schillaci, prima di procedere a revocare la commissione dei vaccini, avrebbe scritto un messaggio per chiedere a Meloni come procedere facendo notare che dopo le nomine del 6 agosto si erano schierati contro sia i medici che le Regioni. Cioè i soggetti con i quali ad autunno andranno affrontate varie questioni, prima fra tutte quella dei fondi per la sanità nella Finanziaria. Meloni non ha dato un’indicazione e Schillaci, che ha minacciato di dimettersi quando il sottosegretario Fazzolari ha chiesto di rinviare qualsiasi scelta, ha deciso quindi di revocare. «Si è distratto prima o si è distratto dopo, visto che le nomine le ha firmate lui e li ha rimossi lui», ha attaccato Salvini: «Aver azzerato la commissione è stato un pessimo segnale anche dal punto di vista scientifico e culturale».
Il vicepremier prende così le distanze anche da Luca Zaia, e non si tratta di una novità. Il presidente del Veneto aveva infatti appoggiato, manifestandole la sua stima, la dirigente della Prevenzione sanitaria regionale Francesca Russo, che non aveva accettato di stare nel Nitag proprio per la presenza di Serravalle e Bellavite. «Vergognoso feeling coi No vax a destra» attaccano Pd, Avs e Iv.