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Leone XIV, messaggio al meeting di Rimini: “Troppo dolore innocente, promuovere diritto e dialogo”

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Nel testo scritto a suo nome dal cardinale Parolin, Prevost chiede di “osare la profezia” e “vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie”. Attenzione all’idolatria del profitto, la desertificazione della società e la rivoluzione digitale
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Laddove “i responsabili delle istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo” bisogna “osare la profezia” e “vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie e da tanto, troppo dolore innocente”. Lo afferma il cardinale Pietro Parolin nel messaggio inviato a nome di papa Leone XIV al meeting di Comunione e liberazione che si apre domani a Rimini.

“Osare la profezia”

Al meeting per l’amicizia tra i popoli, dedicato quest’anno al tema “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, il Segretario di Stato vaticano scrive, a nome del Pontefice, che “non possiamo più permetterci di resistere al Regno di Dio, che è un Regno di pace. E là dove i responsabili delle istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono osare la profezia. Significa lasciarsi sospingere nel deserto e vedere fin d’ora ciò che può nas…

Laddove “i responsabili delle istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo” bisogna “osare la profezia” e “vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie e da tanto, troppo dolore innocente”. Lo afferma il cardinale Pietro Parolin nel messaggio inviato a nome di papa Leone XIV al meeting di Comunione e liberazione che si apre domani a Rimini.

“Osare la profezia”

Al meeting per l’amicizia tra i popoli, dedicato quest’anno al tema “Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”, il Segretario di Stato vaticano scrive, a nome del Pontefice, che “non possiamo più permetterci di resistere al Regno di Dio, che è un Regno di pace. E là dove i responsabili delle istituzioni statali e internazionali sembrano non riuscire a far prevalere il diritto, la mediazione e il dialogo, le comunità religiose e la società civile devono osare la profezia. Significa lasciarsi sospingere nel deserto e vedere fin d’ora ciò che può nascere dalle macerie e da tanto, troppo dolore innocente”. Senza esplicitare il riferimento ai conflitti in corso in Ucraina, Medio Oriente o altri luoghi del mondo, Parolin ricorda che Leone XIV ha raccomandato ai vescovi italiani di “promuovere percorsi di educazione alla nonviolenza, iniziative di mediazione nei conflitti locali, progetti di accoglienza che trasformino la paura dell’altro in opportunità di incontro” e ha chiesto loro di rendere ogni comunità una “casa della pace”.

Il sogno delirante di Babele

Nel messaggio si ricorda che “l’amato papa Francesco ci ha insegnato che ‘l’opzione per i poveri è una categoria teologica prima che culturale, sociologica, politica o filosofica’”. Da qui la considerazione che “senza le vittime della storia, senza gli affamati e gli assetati di giustizia, senza gli operatori di pace, senza le vedove e gli orfani, senza i giovani e gli anziani, senza i migranti e i rifugiati, senza il grido di tutta la creazione”, scrive Parolin, “non avremo mattoni nuovi. Continueremo a inseguire il sogno delirante di Babele, illudendoci che toccare il cielo e farsi un nome sia il solo modo umano di abitare la terra”.

Rivoluzione digitale e desertificazione

“Disarmata e disarmante”, scrive ancora il Segretario di Stato a nome di papa Leone XIV, “la presenza di cristiani nelle società contemporanee deve tradurre con competenza e immaginazione il Vangelo del Regno in forme di sviluppo alternative alle vie di crescita senza equità e sostenibilità. Per servire il Dio vivente”, prosegue, “va abbandonata l’idolatria del profitto che ha pesantemente compromesso la giustizia, la libertà di incontro e di scambio, la partecipazione di tutti al bene comune e infine la pace. Una fede che si estranei dalla desertificazione del mondo o che, indirettamente, contribuisca a tollerarla, non sarebbe più sequela di Gesù Cristo. La rivoluzione digitale in corso”, aggiunge Parolin, “rischia di accentuare discriminazioni e conflitti: va dunque abitata con la creatività di chi, obbedendo allo Spirito Santo, non è più schiavo, ma figlio”.

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