LOCOROTONDO – L’idea è sostanzialmente questa: affidare alla Nato, o a un gruppo di Paesi che aderiscono alla Nato, la garanzia di un meccanismo automatico di difesa dell’Ucraina, in caso di attacco russo. Da decidere dopo un atto di consultazione, sempre e solo in chiave difensiva.
Un automatismo anticipato ieri da Guido Crosetto in una intervista a Repubblica. ‘’Reazione immediata - aveva detto il titolare della Difesa - per terra, per aria e per mare’’. Un piano che si arricchisce oggi di un altro dettaglio, rilanciato da Bloomberg: lo scudo difensivo scatterebbe in 24 ore, almeno secondo l’idea italiana contenuta in una bozza che Roma ha consegnato agli omologhi dei Paesi alleati. Altre capitali suggeriscono invece in queste ore una tempistica diversa: c’è chi preme per ottenere una prima reazione entro 12 ore, e chi invece propende per un arco temporale più realistico: quello di 48 o 72 ore.
Come spiegato da Crosetto, l’Italia pensa che debba essere direttamente l’alleanza a…
LOCOROTONDO – L’idea è sostanzialmente questa: affidare alla Nato, o a un gruppo di Paesi che aderiscono alla Nato, la garanzia di un meccanismo automatico di difesa dell’Ucraina, in caso di attacco russo. Da decidere dopo un atto di consultazione, sempre e solo in chiave difensiva.
Un automatismo anticipato ieri da Guido Crosetto in una intervista a Repubblica. ‘’Reazione immediata - aveva detto il titolare della Difesa - per terra, per aria e per mare’’. Un piano che si arricchisce oggi di un altro dettaglio, rilanciato da Bloomberg: lo scudo difensivo scatterebbe in 24 ore, almeno secondo l’idea italiana contenuta in una bozza che Roma ha consegnato agli omologhi dei Paesi alleati. Altre capitali suggeriscono invece in queste ore una tempistica diversa: c’è chi preme per ottenere una prima reazione entro 12 ore, e chi invece propende per un arco temporale più realistico: quello di 48 o 72 ore.
Come spiegato da Crosetto, l’Italia pensa che debba essere direttamente l’alleanza atlantica ad intervenire, con le sue strutture e la sua forza. Non significa che scatterebbe l’articolo cinque della Nato, ovviamente, ma che si attiverebbe invece un articolo cinque ‘like’ - questa la formula della diplomazia, vale a dire ‘un meccanismo come l’articolo cinque’ - contenuto in un trattato ad hoc. Questo elemento è decisivo, perché utilizzare direttamente l’articolo cinque della Nato significherebbe offrire ai russi l’opportunità di opporsi a ogni trattativa ulteriore per raggiungere un accordo e la pace. Cosa comporta questo articolo cinque ‘like’? A far parte delle forze di reazione potrebbero essere tutti i paesi della Nato, soltanto una parte di essi, oppure una porzione di essi assieme ad altri paesi che non fanno parte dell’alleanza e che stanno manifestando in queste ore interesse a entrare in questa coalizione difensiva, ad esempio Giappone e Australia. Il nodo su cui però preme l’Italia è soprattutto questo: per essere immediati, bisogna sfruttare le strutture e la cosiddetta prontezza che soltanto l’organizzazione della Nato può garantire.
L’accordo, se siglato e accettato da Mosca, prevederebbe una sorta di consultazione tra i membri che aderiscono allo scudo, al fine di individuare una reazione proporzionale all’atto offensivo subito dall’Ucraina: oltre a quella militare, infatti, si prevederebbe l’opzione di immediate sanzioni economiche, o di pressioni politiche contro Putin, da declinare in base all’attacco subito.