Rimini – Ministro Giuli, molti a sinistra ritengono che vada sfrattata anche Casapound. Lei cosa ne pensa?.
Il ministro della Cultura, maestro di eleganza col doppiopetto azzurro, il fazzoletto fuori dal taschino, le basette alla Burt Lancaster nel Gattopardo, sosta davanti allo stand che ospita il capolavoro del Perugino: la pala dei Cinque Santi. Siamo a Rimini, al Meeting di Comunione e liberazione. E Alessandro Giuli vorrebbe parlare del Rinascimento.
«Non credo che la domanda sia perfettamente in linea con la bellezza che abbiamo ammirato» e rimprovera il cronista che gli ha osato chiedere del Leoncavallo.
Poi si concede: «Per quanto mi riguarda ritengo che la posizione del governo sia ovviamente la più ragionevole. E cioè che non ci devono essere spazi di illegalità e incubatori di violenza. Questo è un ragionamento che vale per tutti, naturalmente».
E quindi anche per Casapound, che occupa uno stabile abusivamente a Roma, nei pressi della stazione Termini? «Se la domanda speci…
Rimini – Ministro Giuli, molti a sinistra ritengono che vada sfrattata anche Casapound. Lei cosa ne pensa?.
Il ministro della Cultura, maestro di eleganza col doppiopetto azzurro, il fazzoletto fuori dal taschino, le basette alla Burt Lancaster nel Gattopardo, sosta davanti allo stand che ospita il capolavoro del Perugino: la pala dei Cinque Santi. Siamo a Rimini, al Meeting di Comunione e liberazione. E Alessandro Giuli vorrebbe parlare del Rinascimento.
«Non credo che la domanda sia perfettamente in linea con la bellezza che abbiamo ammirato» e rimprovera il cronista che gli ha osato chiedere del Leoncavallo.
Poi si concede: «Per quanto mi riguarda ritengo che la posizione del governo sia ovviamente la più ragionevole. E cioè che non ci devono essere spazi di illegalità e incubatori di violenza. Questo è un ragionamento che vale per tutti, naturalmente».
E quindi anche per Casapound, che occupa uno stabile abusivamente a Roma, nei pressi della stazione Termini? «Se la domanda specifica è se bisogna sgomberare Casapound la risposta specifica è: nella misura in cui si allinea a dei criteri di legalità, no».
E c’è tutto un pensiero in questa testuale affermazione: in quel «no, se si allinea a dei criteri di legalità ». Ora la legalità non è esattamente la situazione in cui versa attualmente la sede del movimento di estrema destra. E siamo sempre nel Paese di Tomasi di Lampedusa. Di più non vuole dire: «E adesso parliamo del Meeting». L’altra sera i cronisti l’avevano vanamente rincorso alla Versiliana, non ne voleva parlare, ma il Leoncavallo è pur sempre un centro culturale, e le voci della sinistra che imputano al governo un blitz propagandistico, salvando l’altro centro, quello caro alla destra, si sono fatte sempre più insistenti.
Giuli però è qui per un dibattito sulla de-statalizzazione della cultura, con il poeta Davide Rondoni, il professor di Economia della Cultura a Chieti-Pescara, Pierluigi Sacco. Ma prima bisogna girare per gli stand. C’è tanta gente per essere venerdì, hanno aggiunto un altro padiglione rispetto all’anno scorso, omaggi obbligati al ministro, lo portano in un salottino, pacche sulle spalle, passa a salutarlo il giornalista Ubaldo Casotto, ex Foglio, poi ecco Maurizio Lupi, che lo aggiorna su quel che ha detto Draghi.
Lei che potrebbe diventare il prossimo sindaco di Milano, chiediamo al capo dei Noi Moderati, che si mette subito la mano nella tasca. Per lei andrebbe chiusa anche Casapound? «Chiunque occupa abusivamente un edificio lo deve liberare», risponde Lupi, che non ha obblighi elettorali con l’estrema destra. «Di questa storia si parla da trent’anni, io e Salvini eravamo in consiglio comunale, il Leoncavallo ha un valore sociale, da tempo andava messa a bando la nuova sede. Ho letto che la mamma del Leoncavallo ha detto “sentiremo la città”, ma quella era una casa occupata, come si fa a dire, sentiremo la città? Non è tua». Usciamo. E chi troviamo? Giacomo Poretti del trio Aldo Giovanni e Giacomo.
In duecento aspettano Giuli in sala. Ci tiene a dire che lui è stato direttore di Tempi, il settimanale vicino a Cl. Cita Gramsci, Feuerbach, Adriano Olivetti, si definisce riformista- conservatore, «Cacciari mi ha detto: “esondi!” ma non posso», o «vinciamo la sfida del rischio educativo lavorando insieme agli altri ministri oppure ci allontaneremo dal teatro di Epidauro, della salute che è strettamente collegata all’offerta culturale: per fortuna ho un ottimo rapporto con i ministri Valditara, Bernini, Schillaci».
Poi ammette che «i soldi per la cultura non bastano mai. Dopo molti incontri con il commissario europeo alla Cultura si è parlato del budget europeo di 8,6 miliardi ne prossimo quadriennio. Ma il punto è com’è usato, cosa ne fa». Applausi. Quindi rilancia l’idea di dare «la libertà di scelta ai concittadini attraverso la creazione di partnership pubblico-privato, perché lo Stato deve fare poche scelte mirate». Ovazione in sala.