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Puglia, l’ultimatum di Decaro: “Non sarò ostaggio degli ex”

Antonio Decaro e Michele Emiliano 

 (ansa)

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L’eurodeputato dem: “Pronto a scendere in campo se ho piena libertà”. Pd in pressing su Emiliano perché non corra
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Antonio Decaro lancia il suo ultimatum alla coalizione: «Sono pronto a candidarmi ma io voglio essere un presidente libero. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto». E qualche ora più tardi il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, incaricato dalla segretaria Elly Schlein di gestire il dossier regionali, incorona l’ex sindaco di Bari: «È la candidatura più competitiva che possiamo mettere a disposizione della coalizione». E chiede «a chi ha svolto ruoli di maggiore responsabilità politica», quindi a Michele Emiliano, «di mettere in campo generosità senza precondizioni ma pensando al lavoro di squadra». Nei fatti di rinunciare alla corsa al consiglio regionale come chiesto da Decaro.

La partita inizia a sbloccarsi quando, …

Antonio Decaro lancia il suo ultimatum alla coalizione: «Sono pronto a candidarmi ma io voglio essere un presidente libero. Non voglio essere ostaggio delle decisioni di chi mi ha preceduto». E qualche ora più tardi il responsabile organizzazione del Pd, Igor Taruffi, incaricato dalla segretaria Elly Schlein di gestire il dossier regionali, incorona l’ex sindaco di Bari: «È la candidatura più competitiva che possiamo mettere a disposizione della coalizione». E chiede «a chi ha svolto ruoli di maggiore responsabilità politica», quindi a Michele Emiliano, «di mettere in campo generosità senza precondizioni ma pensando al lavoro di squadra». Nei fatti di rinunciare alla corsa al consiglio regionale come chiesto da Decaro.

La partita inizia a sbloccarsi quando, con un post su Facebook, l’aspirante candidato del centrosinistra a presidente della Puglia rompe il silenzio. Scrive che rinuncerà alla corsa, continuando il suo lavoro a Bruxelles come europarlamentare, se nelle liste per il consiglio regionale ci saranno i due ex governatori Michele Emiliano e Nichi Vendola perché «la Puglia non ha bisogno di un presidente a metà. Non è una questione personale. È una questione politica, nel segno del rinnovamento».

Il voto pugliese previsto a metà novembre, nelle ultime settimane, si è rivelato più complicato del previsto, nonostante una vittoria che per il centrosinistra sarebbe quasi certa. A far saltare i nervi a Decaro, che ha spinto sull’acceleratore, è stata un’intervista a Repubblica in cui Emiliano ha ribadito di non voler fare un passo indietro e che dai banchi del consiglio regionale non intende essere «ingombrante» per l’eurodeputato che considera il suo figlioccio politico. Rivendica dunque di averlo «scoperto» e molto sostenuto negli ultimi vent’anni, dunque un parricidio politico sarebbe scorretto.

Decaro non si lascia convincere. Anzi, rilancia. «Il lavoro in Europa che sto facendo è importante, prestigioso e impegnativo. Se non ci saranno le condizioni per tornare in Puglia - scrive ancora - continuerò a lavorare lì, per la mia terra, sostenendo lealmente il candidato progressista alla guida della Regione». Un messaggio chiaro rivolto a Emiliano, ma soprattutto alla segreteria nazionale. Tra le righe è facile leggere l’invito, rivolto al Nazareno, di cercare un altro candidato perché lui non intende scendere a patti, nonostante sia legato a Emiliano e a Vendola da «stima e affetto sinceri, oltre che una storia comune» di cui si dice «orgoglioso» e non rinnega.

Taruffi, che lunedì scorso è stato a Bari e ha favorito l’incontro tra l’eurodeputato e il governatore uscente, è netto: «Decaro è la persona giusta per portare avanti una storia importante che ha caratterizzato il centrosinistra e il governo della Puglia negli ultimi 20 anni». La palla adesso passa a Emiliano, in molti si aspettano una sua rinuncia alla candidatura al consiglio regionale, soprattutto alla luce del pressing arrivato da Roma.

Si è chiusa invece la trattativa in Calabria. Dopo il via libera del Pd, in mattinata ci sarà il tavolo regionale di coalizione che ufficializzerà la candidatura di Pasquale Tridico, sostenuta anche da Italia viva. In Toscana invece Azione conferma l’addio al campo largo ribadendo che «il programma firmato tra M5s e il candidato Eugenio Giani è del tutto inaccettabile».

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