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Vaccini, Andreoni: “Ho visto tanti morire, non facciamo passi indietro”

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Intervista al direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive: “Oggi il nostro Paese è indicato come un modello da seguire”
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«Pensare di abolire l’obbligo vaccinale è da irresponsabili. Non è un problema politico, ma di salvaguardia della popolazione e questa garanzia la dà il vaccino, punto. Questo non è discutibile». Il direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, Massimo Andreoni, non ha dubbi: «Le decisioni tecniche devono restare in mano alla scienza. Ne va del bene di tutti».

Gli studi dimostrano i risultati della capillare campagna vaccinale. È ancora necessaria?

«I dati dimostrano una riduzione rilevantissima di tetano, un crollo di rosolia congenita, un nettissimo calo delle ospedalizzazioni per morbillo e della mortalità per la stessa malattia. Sono patologie virtualmente scomparse. Come per l’epatite B: in Italia si registravano tantissimi casi di carcinoma e di cirrosi. Oggi il nostro Paese è individuato come modello: l’obbligatorietà della somministrazione del siero ha fatto sì che nella popolazione giovane l’epatite sia scomparsa. E poi la difterite tossinogenica, anch’e…

«Pensare di abolire l’obbligo vaccinale è da irresponsabili. Non è un problema politico, ma di salvaguardia della popolazione e questa garanzia la dà il vaccino, punto. Questo non è discutibile». Il direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, Massimo Andreoni, non ha dubbi: «Le decisioni tecniche devono restare in mano alla scienza. Ne va del bene di tutti».

Gli studi dimostrano i risultati della capillare campagna vaccinale. È ancora necessaria?

«I dati dimostrano una riduzione rilevantissima di tetano, un crollo di rosolia congenita, un nettissimo calo delle ospedalizzazioni per morbillo e della mortalità per la stessa malattia. Sono patologie virtualmente scomparse. Come per l’epatite B: in Italia si registravano tantissimi casi di carcinoma e di cirrosi. Oggi il nostro Paese è individuato come modello: l’obbligatorietà della somministrazione del siero ha fatto sì che nella popolazione giovane l’epatite sia scomparsa. E poi la difterite tossinogenica, anch’essa quasi sparita. L’elenco sarebbe molto più lungo, ma lo è anche quello degli esempi al contrario».

In che senso?

«La scienza ci sta facendo vedere che succede quando si sospende l’obbligo vaccinale, come per gli oltre 1.700 casi di morbillo negli Stati Uniti».

Insomma, non si può abbassare la guardia?

«No. Avendo sempre presente che i vaccini non sono solo rivolti alle persone a cui vengono somministrati, ma tutelano anche coloro che non si possono vaccinare. Quella contro il morbillo è una vaccinazione che non può essere fatta nei soggetti immunodepressi».

Il mondo No vax si appella alla libertà di scelta individuale.

«In sanità pubblica questo concetto non funziona. I provvedimenti assunti e le decisioni adottate guardano sempre al bene di una comunità, non di un singolo».

Nella sua carriera ne ha visti morire tanti per l’insorgere di patologie che soggetti sani avrebbero potuto superare?

«Troppi. Solo per citare l’ultima esperienza, quella del Covid, è stato devastante: all’inizio del 2021 la stragrande maggioranza delle persone ricoverate era formata da pazienti che non si erano vaccinati o non avevano completato il percorso vaccinale».

È l’ultimo caso, ma andando a ritroso ricorda altri episodi?

«In tante occasioni ho visto soggetti fragili, oncologici, trapiantati, morire di pneumococco perché non erano vaccinati. Non esistono vaccinazioni per malattie banali, tutti i vaccini riguardano malattie potenzialmente molto gravi».

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