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Dal Cavaliere all’emiro: l’epopea di Villa Certosa trattata in petrodollari

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Gli eredi Berlusconi smentiscono che vi siano interlocuzioni “in fase avanzata” per la vendita della residenza sarda
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ROMA – Anche stavolta non si vende. O meglio: «Non commentiamo mai indiscrezioni su singoli interlocutori. Stiamo raccogliendo varie manifestazioni di interesse – hanno fatto sapere ieri pomeriggio gli eredi Berlusconi - ma al momento non ci sono trattative in fase avanzata». Così il sibillino comunicato riguardo a Villa La Certosa, inutilmente sul mercato dall’estate dell’ormai remoto 2012.

Ma siccome tutto in Italia si ripresenta uguale come se fosse la prima volta – stessa fonte, La Nuova Sardegna; stesso prezzo, dai 300 ai 500 milioni; stesso ipotetico compratore indicato nel novero degli sceicchi e degli emiri – a costo di fare i Pierini, cosa del resto abbastanza facile in un paese privo di memoria, è bene sapere che l’ideaccia…

ROMA – Anche stavolta non si vende. O meglio: «Non commentiamo mai indiscrezioni su singoli interlocutori. Stiamo raccogliendo varie manifestazioni di interesse – hanno fatto sapere ieri pomeriggio gli eredi Berlusconi - ma al momento non ci sono trattative in fase avanzata». Così il sibillino comunicato riguardo a Villa La Certosa, inutilmente sul mercato dall’estate dell’ormai remoto 2012.

Ma siccome tutto in Italia si ripresenta uguale come se fosse la prima volta – stessa fonte, La Nuova Sardegna; stesso prezzo, dai 300 ai 500 milioni; stesso ipotetico compratore indicato nel novero degli sceicchi e degli emiri – a costo di fare i Pierini, cosa del resto abbastanza facile in un paese privo di memoria, è bene sapere che l’ideaccia di disfarsi di Villa La Certosa può farsi risalire addirittura al 2009, allorché l’ardimentoso fotografo Zappadu, imboscatosi per giorni nell’inestricabile boscaglia, violò il segreto di Stato e l’intimità della magione con circa 7 mila scatti dedicati a nozze campestri, ninfe al bagno e satiro Topolanek, pizzicato nudo mentre si tuffava; immagini subito golosamente proiettate da tutti i siti dell’orbe terraqueo. L’allora presidente del Consiglio ci rimase così male da prendere in considerazione l’eventualità di rinunciare per sempre a quel suo paradiso terrestre, ma niente.

A sedici anni di distanza Berlusconi è morto, Zappadu, Topolanek, le ninfe e gli stessi giornalisti euforizzati da quella vicenda hanno subìto naturali processi d’invecchiamento, però l’incantesimo di Villa La Certosa evidentemente permane, anche dinanzi a una mezza non-notizia.

E allora anche oggi il pensiero, sia pure malinconicamente, ma poi nemmeno troppo, ecco che la memoria corre al nuraghe fasullo, all’anfiteatro posticcio, alla pizzeria artificiosa, alla serra delle farfalle brasiliane, alle candide maxi sculture fra cui la balena disneyana che spruzzava a comando, al grosso meteorite precipitato in India, dove aveva causato anche delle vittime, al bunker sottomarino Gheddafi style, alle gigantesche tartarughe, ai cavallucci della giostrina, alla pista delle auto a scontro su cui si cimentarono i capigruppo del Pdl, al lago dei cigni con isoletta di meditazione adrianea e alla gelateria, anch’essa vera ma fittizia, nella quale, invitato da Dell’Utri a gustare “il cono del presidente”, naturalmente il migliore, l’attuale titolare della Difesa, Crosetto, scorse un finto registratore di cassa che faceva gli scontrini, finti anch’essi e anch’essi qui invocati a riprova di una doviziosa, trasognata e fanciullesca innocenza perfino fiscale.

Gli elenchi stuccano, ma forse non tutti sanno che il Cavaliere aveva pensato di rendere pubblica, in pratica donadola allo Stato, la sua straordinaria collezione di cactus con annesso orto mediceo e laboratorio officinale nel quale, ammiccò una volta, cresceva una non meglio identificata “erba viagra” che però tutti gli volevano prendere. Progetto di nazionalizzazione poi sommerso da coltre di oblio come quasi tutto di una stagione insieme onirica e allucinata. Così, per chiudere, ma senza alleggerire, è obbligatorio segnalare come in quella che è stata paragonata a Versailles, Las Vegas, Wonderland e al Vittoriale degli italiani, il Cavaliere pensò di intestarsi simbolicamente, facendoselo adagiare sulla cima di una collina, nientemeno che un vulcano, che lui stesso azionava per burla durante le feste, con scrocchi di rocce e cascate di lava.

La prima eruzione notturna, Ferragosto 2006, destò l’ignaro vicinato determinando l’arrivo dei vigili del fuoco. Tutto questo è accaduto in questo spazio di meraviglia procurata e disperata, strepitosa e pagliaccesca. Qui hanno trovato ospitalità Noemi Letizia, la sua amica “Braciulona”, Bush, Bocelli, il Bagaglino, Tarantini, oltre a Putin, la cui incolumità venne messa a dura prova da un lancio di fuochi d’artificio venuto storto.

Al volante di un’automobilina da golf, dono dell’avvocato Ghedini, vestito tutto di bianco Silvione impiegava dalle due alle tre ore per un completo giro turistico, ma possedeva anche filmati da mostrare a Palazzo Grazioli nelle serate invernali. Nel commentare, debitamente intercettato, uno di questi video spiegò alle sue amichette che “lì sotto” erano state trovate delle tombe fenicie, mettendo a soqquadro l’intera comunità degli archeologi del Mediterraneo che di fenici da quelle parti non aveva notizie.

È difficile immaginare chi voglia comprarsi, con Villa La Certosa, anche il fantasma giocherellone del Cavaliere.

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