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Ceccardi contro Vannacci: “Nella Lega ci sono militanti, non truppe. Nessuno riceve ordini”

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Lo sfogo dell’eurodeputata toscana contro l’ex generale nominato vice-segretario del Carroccio: “Il partito non è l’esercito”. Al centro dello scontro, le liste per le regionali in Toscana del 12-13 ottobre
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La “zarina” contro il “generale”. Susanna Ceccardi contro Roberto Vannacci. "Noi i nostri li chiamiamo militanti, non truppe. E nessuno riceve ordini”, tuona l’ex candidata governatrice toscana della destra, oggi europarlamentare salviniana, in una chat del direttivo regionale leghista. Un messaggio di fuoco contro l’altro eurodeputato toscano, Roberto Vannacci, l’ex generale autore de “Il mondo al contrario” che Salvini ha nominato vicesegretario nazionale e responsabile della campagna in Toscana. La battaglia è sulle liste per le regionali del 12 e 13 ottobre. Vannacci vuole piazzare i suoi uomini di fiducia e non vede male un listino bloccato. Ceccardi non lo vuole e spinge per una corsa libera dei candidati in tutti i collegi. Ma dietro c’è uno scontro che va avanti da mesi tra i due. Rivalità. Differenze di visione. Ma anche la paura per Ceccardi di perdere il controllo avuto fin qui in terra toscana.

La “zarina” contro il “generale”. Susanna Ceccardi contro Roberto Vannacci. "Noi i nostri li chiamiamo militanti, non truppe. E nessuno riceve ordini”, tuona l’ex candidata governatrice toscana della destra, oggi europarlamentare salviniana, in una chat del direttivo regionale leghista. Un messaggio di fuoco contro l’altro eurodeputato toscano, Roberto Vannacci, l’ex generale autore de “Il mondo al contrario” che Salvini ha nominato vicesegretario nazionale e responsabile della campagna in Toscana. La battaglia è sulle liste per le regionali del 12 e 13 ottobre. Vannacci vuole piazzare i suoi uomini di fiducia e non vede male un listino bloccato. Ceccardi non lo vuole e spinge per una corsa libera dei candidati in tutti i collegi. Ma dietro c’è uno scontro che va avanti da mesi tra i due. Rivalità. Differenze di visione. Ma anche la paura per Ceccardi di perdere il controllo avuto fin qui in terra toscana.

A 50 giorni dalle regionali lo scontro esplode e approda sui tavoli nazionali. “Buongiorno a tutti, non so a che punto siano Roberto (Vannacci, ndr) e Luca (Baroncini, segretario toscano della Lega, ndr) con la redazione delle liste, ma vorrei dire anch’io la mia opinione. Cinque anni fa fui chiamata a fare una campagna elettorale impegnativa, in dieci province: un’esperienza faticosa, ma bellissima. Allora eravamo circondati da entusiasmo e da una sana competizione interna, un clima che purtroppo oggi non riscontro” esordisce Ceccardi nel messaggio trasmesso stamattina ai leghisti toscani. L’inizio di un lungo sfogo. “Sono sempre stata contraria al listino bloccato, sia nel 2015 con Vescovi, sia cinque anni fa. Tant’è che Giovanni Galli fu candidato capolista anche a Firenze e infatti non fu usato alcun listino, perché il seggio scattò da Firenze 1.

Lo scenario, però, era completamente diverso: anche in caso di sconfitta si eleggevano diversi consiglieri (furono 8) e tutte le province avevano la possibilità di giocarsi le proprie chance. Tutti sognavamo la vittoria, e persino le realtà più piccole potevano sperare di ottenere un seggio” scrive l’eurodeputata. Poi la sfida: “Oggi, invece, un eventuale listino bloccato sarebbe deleterio. Con uno o due consiglieri eletti, nessuna provincia potrebbe concorrere seriamente all’elezione. L’effetto sarebbe devastante sul morale delle “truppe” – come le chiama Roberto – anche se io preferisco chiamarli militanti. La politica, infatti, non è come l’esercito: qui c’è un gruppo di persone che non ricevono ordini, se non quelli morali che sentono dentro di sé, e che ogni giorno li spingono a impegnarsi per un sogno che coltiviamo da sempre: strappare la Toscana dalle mani della sinistra”.

Un attacco aperto a Vannacci. Destinato a far rumore. “Ecco perché vi chiedo di tenerne conto – conclude Ceccardi - Cinque anni fa, con una bambina di pochi mesi e un seggio già sicuro a Bruxelles, scesi in campo perché il partito me lo chiese, in nome di un sogno. Non si combattono solo le battaglie già vinte: se così fosse, la storia non l’avrebbe mai cambiata nessuno”. Adesso a Salvini toccherà sbrogliare anche la matassa toscana.

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