Regionali, concorrenza a destra sui candidati: FdI vuole un suo nome in Puglia
di Davide CarlucciLa Puglia torna nelle mire di Fratelli d’Italia. Il principale partito della maggioranza di governo rischia di restare escluso dalle spartizioni e i suoi colonnelli non danno più per scontata l’assegnazione a Forza Italia della casella. Comincia a perdere quota, in ogni caso, la designazione di Mauro D’Attis: il parlamentare brindisino era stato designato a inizio luglio da Antonio Tajani, che lo aveva inserito come prima scelta di una rosa di nomi durante l’evento in masseria organizzato da Bruno Vespa a Manduria. Puntando sul suo ruolo di componente della commissione antimafia, che avrebbe motivato una campagna elettorale incentrata sulla legalità, in opposizione agli scandali che hanno costellato l’ultima fase della giunta Emiliano.
Nel frattempo, però, sono successe tante cose, soprattutto al Sud. Roberto Occhiuto, governatore uscente in Calabria, si è dimesso, perché indagato, e si è ricandidato. E nella ripartizione dei protagonisti delle sfide regionali è un’altra tessera in qu…
La Puglia torna nelle mire di Fratelli d’Italia. Il principale partito della maggioranza di governo rischia di restare escluso dalle spartizioni e i suoi colonnelli non danno più per scontata l’assegnazione a Forza Italia della casella. Comincia a perdere quota, in ogni caso, la designazione di Mauro D’Attis: il parlamentare brindisino era stato designato a inizio luglio da Antonio Tajani, che lo aveva inserito come prima scelta di una rosa di nomi durante l’evento in masseria organizzato da Bruno Vespa a Manduria. Puntando sul suo ruolo di componente della commissione antimafia, che avrebbe motivato una campagna elettorale incentrata sulla legalità, in opposizione agli scandali che hanno costellato l’ultima fase della giunta Emiliano.
Nel frattempo, però, sono successe tante cose, soprattutto al Sud. Roberto Occhiuto, governatore uscente in Calabria, si è dimesso, perché indagato, e si è ricandidato. E nella ripartizione dei protagonisti delle sfide regionali è un’altra tessera in quota Forza Italia. In Campania, invece, il centrosinistra ha chiuso su Roberto Fico, tenendo dentro anche Vincenzo De Luca, e a quel punto la partita si fa difficile. Perde così quotazioni la candidatura del meloniano Edmondo Cirielli. Ancor meno probabile quella del ministro dell’Interno leghista Matteo Piantedosi. Salgono quelle di Mara Carfagna, di Noi Moderati, oppure di Giosi Romano. Il commissario alla Zes unica è vicino al vicepresidente della commissione europea Raffaele Fitto, ma è anche la soluzione civica caldeggiata da Forza Italia.
In questo scenario, chi rimarrebbe fuori è proprio l’anima del principale partito di governo, quella più legata alla presidente del Consiglio. E che detiene la cassaforte dei voti. Soprattutto nella città metropolitana di Bari, dove FdI è il primo partito della coalizione alle ultime europee e anche alle amministrative, con una percentuale più elevata anche rispetto a Lecce, dove pure il centrodestra ha vinto. Per questo il cerchio magico di Giorgia Meloni potrebbe pretendere di esprimere una candidatura, da affidare al sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato o al senatore Filippo Melchiorre. Soprattutto se il centrosinistra non schierasse più Antonio Decaro ma figure come Raffaele Piemontese o Loredana Capone, che pescano in Capitanata o nel Leccese, mentre i consensi decisivi, storicamente, arrivano dal Barese.
Tutto, però, dipende anche dal Veneto. Se lì Fratelli d’Italia riuscisse a strappare alla Lega il trono del successore di Luca Zaia, avrebbe meno titoli per reclamare la Puglia. E, in caso di riapertura dei giochi in seguito a rinuncia di Decaro, si spingerebbe per il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, barese e con più peso di D’Attis. Per la stessa ragione, è fuori dei ragionamenti Pippi Mellone, il sindaco di Nardò. Esponente della destra radicale, ha un profilo molto identitario e ha referenze come buon amministratore. Ma è salentino: toglierebbe posti in Regione agli amici di Fitto. E fa parte di quei destrorsi dalla mano spesso tesa nel saluto romano che Meloni vede come un’immagine da sfumare nel profilo moderato che si vuole dare.