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Guerra: “A Parma lo facciamo già. L’emergenza sono le persone sole”

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Il sindaco di Parma: “Finora il governo è stato il grande assente, ha tagliato pure il contributo affitti. Da noi il 40% dei nuclei è composto da persone sole, occorre pensare anche a loro”
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ROMA – Un piano casa che guardi soltanto alle famiglie? «A Parma il 40 per cento dei nuclei è composto da una sola persona, qui affrontiamo la questione da almeno tre anni, ma lo Stato è il grande assente». Il sindaco di Parma, Michele Guerra, a inizio mandato ha varato un piano per ammodernare 600 alloggi popolari sfitti o abbandonati, riuscendo ad abbattere i costi e dare una risposta all’emergenza abitativa in fretta.

Sindaco, ha ascoltato l’annuncio della premier sul piano casa?

«Spero segni un’inversione di tendenza rispetto al passato. Parma si è affidata a fondi comunali, regionali ed europei. E accanto a questi abbiamo potuto contare su finanziamenti importanti da parte della fondazione Cariparma. Purtroppo il grande assente è…

ROMA – Un piano casa che guardi soltanto alle famiglie? «A Parma il 40 per cento dei nuclei è composto da una sola persona, qui affrontiamo la questione da almeno tre anni, ma lo Stato è il grande assente». Il sindaco di Parma, Michele Guerra, a inizio mandato ha varato un piano per ammodernare 600 alloggi popolari sfitti o abbandonati, riuscendo ad abbattere i costi e dare una risposta all’emergenza abitativa in fretta.

Sindaco, ha ascoltato l’annuncio della premier sul piano casa?

«Spero segni un’inversione di tendenza rispetto al passato. Parma si è affidata a fondi comunali, regionali ed europei. E accanto a questi abbiamo potuto contare su finanziamenti importanti da parte della fondazione Cariparma. Purtroppo il grande assente è lo Stato, che ha tagliato il fondo affitti, così come i tagli ai Comuni stanno incidendo, mettendo a rischio i servizi ai cittadini».

Cosa ha previsto il vostro piano casa?

«Abbiamo scelto questo nome un po’ cinematografico, Fa’ la casa giusta, partendo con l’idea che bisognasse investire sul tema della casa anche in contesti non abituati, in città considerate benestanti. L’obiettivo è rimettere a disposizione 600 alloggi».

Ci siete riusciti?

«In tre anni ne abbiamo già riqualificati 400. Riusciremo entro fine mandato a raggiungere l’intero obiettivo. Ma non è l’unico progetto che abbiamo».

Quali altri piani avete?

«Abbiamo lavorato anche al progetto Mosaico abitativo solidale».

Altri alloggi ammodernati?

«No, saranno nuovi, un centinaio in tutto. Lì puntiamo all’abitabilità condivisa, in cui lo studente può convivere con l’anziano».

Per questo, però, i tempi si allungano.

«Stiamo costruendo con fondi dal Pnrr, sarà inaugurato nel 2026».

Dunque anche questa volta si tratta di un progetto che non ha ricevuto fondi nazionali?

«Per questo davanti alle parole della premier auspico che ci sia davvero un’inversione di tendenza rispetto al passato. Fino ad oggi abbiamo visto solo molti tagli, la Regione per fortuna non ha tagliato, ma possiamo dire che il nostro piano casa sia sostanzialmente un progetto made in Emilia Romagna. E adesso stiamo lavorando a una fondazione».

Perché?

«Si chiamerà Parma housing centre e vedrà tra i soci il Comune, l’ università, l’azienda sanitaria. Ognuno di questi soci ha difficoltà a garantire il diritto all’abitare agli studenti o ai lavoratori».

E la fondazione come potrà intervenire?

«Come elemento di mediazione tra chi cerca casa e i proprietari di appartamenti sfitti che hanno paura di insolvenze o danneggiamenti. La fondazione tutelerà i privati in caso di danni o insoluti. In cambio, i privati metteranno a disposizione gli immobili a canoni accessibili».

La premier ha parlato di piano casa per le famiglie, voi avete adottato un altro approccio.

«Legare le due cose è sbagliato, è chiaro che abbiamo un problema di inverno demografico e per costruire una famiglia è necessario, anche, potersi permettere una casa. Ma non ci si può limitare a quello, gli studenti nelle città universitarie sono un tema molto forte, così come i lavoratori o gli stranieri, che trovano difficoltà per motivi di diffidenza o, peggio, di razzismo. A Parma il 40% delle famiglie è composto da una sola persona. Questo ci deve interrogare tutti».

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