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Promesse su affitti facili e mutui, ma adesso mancano le coperture

(agf)

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Allo studio anche incentivi per le ristrutturazioni di case popolari. In Italia solo il 3,8% delle famiglie vive nell’edilizia pubblica
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ROMA – La corsia preferenziale sarà riservata agli under 36 e ai redditi bassi. Ecco l’identikit delle giovani coppie a cui pensa il governo per il Piano casa a prezzi calmierati. Di fatto un’integrazione di un disegno più ampio che guarda alla costruzione di nuove abitazioni, ma anche al recupero del patrimonio immobiliare esistente e a soluzioni flessibili come il co-housing (gli alloggi privati all’interno di un complesso residenziale). Sulla carta esiste già tutto: i progetti pilota sono nati con la manovra del 2024, anche se i 100 milioni stanziati allora, sono ancora bloccati. E altre risorse, in tutto 560 milioni, sono state trovate con l’ultima legge di bilancio proprio per avviare il Piano casa.

Ora l’annuncio di Giorgia Meloni dal pal…

ROMA – La corsia preferenziale sarà riservata agli under 36 e ai redditi bassi. Ecco l’identikit delle giovani coppie a cui pensa il governo per il Piano casa a prezzi calmierati. Di fatto un’integrazione di un disegno più ampio che guarda alla costruzione di nuove abitazioni, ma anche al recupero del patrimonio immobiliare esistente e a soluzioni flessibili come il co-housing (gli alloggi privati all’interno di un complesso residenziale). Sulla carta esiste già tutto: i progetti pilota sono nati con la manovra del 2024, anche se i 100 milioni stanziati allora, sono ancora bloccati. E altre risorse, in tutto 560 milioni, sono state trovate con l’ultima legge di bilancio proprio per avviare il Piano casa.

Ora l’annuncio di Giorgia Meloni dal palco del Meeting di Rimini mette in fila le priorità. L’aggiornamento del Piano è stato definito con Matteo Salvini, che da titolare del Mit ha anche la delega alle politiche abitative. Gli uffici della presidenza del Consiglio e quelli del ministero delle Infrastrutture stanno lavorando insieme alla messa a punto delle misure. Il titolo “casa e famiglia” si tradurrà in sgravi fiscali per gli affitti e in maggiori incentivi per accendere un mutuo finalizzato all’acquisto della prima casa. Da una parte si punterà, quindi, sull’alleggerimento dei costi legati alle locazioni. Gli ultimi dati dell’Ance spiegano il perché: la spesa per gli affitti equivale a quasi metà del reddito, per i meno abbienti anche di più. Lo stesso ragionamento vale per l’acquisto di un’abitazione.

Nelle grandi città è un impegno insostenibile per le dieci milioni di famiglie con un reddito disponibile fino a 24 mila euro. Il mutuo dimezza le disponibilità economiche: la perdita supera i 2/3 per i redditi più bassi. Ecco perchè il governo vuole potenziare il Fondo per le garanzie pubbliche sui mutui per la prima casa. Le richieste sono in aumento: nei primi sei mesi dell’anno, i mutui erogati con questo strumento sono stati più di 38 mila, il 20% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. In tutto 4,8 miliardi, un impegno importante che tira in ballo il tema delle risorse che serviranno a finanziare il nuovo fabbisogno del Piano casa.

La questione è tutta da risolvere. L’esecutivo punta a dare un segnale con la manovra. L’esito è affidato alle entrate che si riusciranno a recuperare nelle prossime settimane per alimentare le coperture della legge di bilancio. In ogni caso, i finanziamenti saranno spalmati negli anni dato che il fabbisogno del Piano richiederà diversi miliardi. Secondo una stima dei costruttori dell’Associazione nazionale dei costruttori edili serviranno 15 miliardi. Ecco perché è stata già presa in considerazione l’idea di recuperare risorse dalla riprogrammazione dei fondi strutturali europei e dal nuovo bilancio della Ue, oltre che dal Fondo sociale per il clima. Un primo intervento, più immediato, potrebbe arrivare con la revisione del Pnrr: l’obiettivo è destinare più risorse alle garanzie dello Stato sui muti.

Allo studio ci sono anche incentivi per le ristrutturazioni e l’efficientamento energetico: gli aiuti verrebbero destinati all’edilizia popolare. Anche questo è un vulnus: in Italia solo il 3,8% delle famiglie vive in abitazioni di edilizia sociale pubblica, una quota nettamente inferiore rispetto a quella di molti Paesi europei. Un aiuto potrebbe arrivare da strumenti finanziari in capo a Cassa depositi e prestiti, fondazioni bancarie e Casse di previdenza. Prima, però, le giovani coppie.

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