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Siti sessisti, si muove il governo. Prime proposte in Parlamento: stretta su uso di foto e anonimato

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Dal Pd ad Avs al centrodestra. Tra le iniziative: sanzioni più dure per chi diffonde immagini non consensuali, l’obbligo di identità digitale sul web, il ban per gli amministratori dei siti, procedure d’urgenza per oscurarle
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Sanzioni più dure e certe contro chi pubblica e diffonde immagini senza il consenso delle persone ritratte. Una carta di identità digitale obbligatoria per muoversi sul web. Il ban contro gli amministratori dei siti in cui si agitano minacce, violenze, commenti sessisti, misogini, volgari contro le donne. Procedure immediate per oscurarli dopo le segnalazioni. La reazione dopo l’indignazione per gruppi Facebook come “Mia moglie” e forum come “Phica” è in un pacchetto di iniziative che i partiti vorrebbero mettere in campo.

Ma contro l’abuso e la diffusione di siti, forum, chat, canali, gruppi sessisti popolati da soli uomini che spuntano e dilagano tra social e web, si muove intanto il governo. E per voce della ministra per la Famiglia Eugenia…

Sanzioni più dure e certe contro chi pubblica e diffonde immagini senza il consenso delle persone ritratte. Una carta di identità digitale obbligatoria per muoversi sul web. Il ban contro gli amministratori dei siti in cui si agitano minacce, violenze, commenti sessisti, misogini, volgari contro le donne. Procedure immediate per oscurarli dopo le segnalazioni. La reazione dopo l’indignazione per gruppi Facebook come “Mia moglie” e forum come “Phica” è in un pacchetto di iniziative che i partiti vorrebbero mettere in campo.

Ma contro l’abuso e la diffusione di siti, forum, chat, canali, gruppi sessisti popolati da soli uomini che spuntano e dilagano tra social e web, si muove intanto il governo. E per voce della ministra per la Famiglia Eugenia Roccella promette a stretto giro misure ad hoc. Che significa? Anzitutto, spiega la ministra, «assumeremo e potenzieremo iniziative specifiche per il monitoraggio di situazioni di questo tipo, la segnalazione alle autorità competenti a cominciare dalla magistratura e l’individuazione degli strumenti più efficaci per il contrario di questa barbarie del terzo millennio». Sul piano pratico andrà capito quali saranno.

E se dalle parlamentari dem arriva un’iniziativa bipartisan per una denuncia collettiva aperta a ogni esponente di qualsiasi schieramento politico, intanto in Parlamento si va, per ora, in ordine sparso, sulle proposte per arginare l’esposizione di donne, più o meno note, al gradimento fisico e sessuale di migliaia di utenti, fermare i thread che esaltano o incitano la violenza carnale, quelli che suggeriscono come piazzare la spycam o in cui si organizzano incontri con ragazze a loro insaputa, le chat in cui si gli scatti rubati a moglie, compagne e fidanzate diventano merce di scambio.

Mara Carfagna, segretaria di Noi moderati, annuncia che è già al lavoro per una proposta di legge «che sanzionerà chiunque utilizza senza consenso le immagini di personaggi pubblici ma soprattutto di comuni cittadine che non hanno strumenti per difendersi». Forza Italia, con Pierantonio Zanettin, rilancia un ddl per «perseguire penalmente i responsabili dei diversi forum in cui vengono diffusi foto e commenti sessisti e diffamatori ai danni di donne ed anche di colleghe impegnate nell'attività politica». C’è chi come la presidente della commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio, Martina Semenzato, ricorda che un reato già c’è, ed è «gravissimo, il cosiddetto revenge porn, perseguibile su querela di parte, che prevede una pena fino a sei anni di reclusione anche per chi condivide e diffonde le immagini».

La responsabile Pari Opportunità della Lega, Laura Ravetto, chiede «regolamentazioni serie, strumenti di contrasto efficaci e pene adeguate per chi alimenta queste piattaforme della vergogna».

Pd e M5s insistono sull'educazione affettiva e sessuale nelle scuole, perché dice la segretaria dem, Elly Schlein, «inasprire le pene non basta, serve un forte investimento sulla prevenzione: il rispetto e il consenso devono prevalere sulla cultura patriarcale che sta alla base della violenza». Un tema su cui però si registra ancora il muro del centrodestra, che chiede «il consenso informato dei genitori per l’educazione sessuale».

Alessandra Maiorino, dei pentastellati, aggiunge: «C’è bisogno di divieti veri di accesso a qualunque piattaforma pornografica senza certificazione autentica di identità».

Tra le vittime del sito “Phica”, l’ex ministra Beatrice Lorenzin, che ha denunciato alla polizia foto e commenti che la riguardano, s’indigna contro «l'anarchia selvaggia che prospera sul web grazie all'anonimato e a un generale senso d'impunita» che «non è più sopportabile» e indica la sua via: «Introdurre l'obbligo di identità digitale sul web e estendere la legge sul revenge porn, includendo l'oscuramento immediato dei siti e dei forum che diffondono immagini senza consenso, nonché l'applicazione di pene adeguate e certe sia per chi gestisce questi spazi online, sia per chi pubblica o condivide tali contenuti».

Diversa ancora, e visionaria, la proposta di Fiorella Zabatta da Avs: «Le mie proposte per una procedura d'urgenza nazionale per chiudere i canali, la rimozione rapida dei contenuti e il ban per gli amministratori restano il primo passo non negoziabile», dice. Ma, aggiunge, «è ora di fare un salto di qualità, tutti insieme, senza differenze di partito»: «Una proposta di legge rivoluzionaria, sul modello danese. Che stabilisca che il nostro corpo, i nostri tratti somatici, la nostra voce e le nostre foto siano protetti da una sorta di diritto d'autore personale e inalienabile. La pubblicazione non consensuale deve diventare una violazione diretta di questo diritto, con conseguenze penali ed economiche gravissime».

Chi si occupa delle «nuove frontiere del patriarcato», come le ha definite la Casa internazionale delle donne, chiede a gran voce non solo di ragionare sulla normalizzazione della violenza da parte di una cultura maschile che trasforma l’abuso in intrattenimento, ma anche di colmare vuoti normativi, andare a sanzionare non solo i singoli utenti ma gli admin che gestiscono i siti e di arrivare a toccare le piattaforme digitali su cui questi siti si appoggiano: big tech, cloud spesso esteri, che non intervengono a protezione delle vittime e non rispondono a livello legale degli abusi.

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