Un colloquio per parlare di pace, affinché «prevalga il dialogo sulle armi», dice il vicepremier Matteo Salvini, ricevuto ieri mattina in Vaticano da Papa Leone XIV nella sua biblioteca privata del Palazzo Apostolico. Il leader della Lega, fervente cattolico almeno nelle esibizioni pubbliche (memorabili i suoi richiami in alcuni comizi «al cuore immacolato di Maria» e i baci al rosario), non era mai riuscito a incontrare il precedente Pontefice, Francesco.
«Le sue parole di pace — commenta Salvini — sono un’esortazione che tutti i leader mondiali devono ascoltare e perseguire. Per quanto mi compete, farò di tutto per offrire il mio contributo». Durante l’incontro, spiegano fonti del Carroccio, Salvini ha anche parlato di opere pubbliche, trasporti e in…
Un colloquio per parlare di pace, affinché «prevalga il dialogo sulle armi», dice il vicepremier Matteo Salvini, ricevuto ieri mattina in Vaticano da Papa Leone XIV nella sua biblioteca privata del Palazzo Apostolico. Il leader della Lega, fervente cattolico almeno nelle esibizioni pubbliche (memorabili i suoi richiami in alcuni comizi «al cuore immacolato di Maria» e i baci al rosario), non era mai riuscito a incontrare il precedente Pontefice, Francesco.
«Le sue parole di pace — commenta Salvini — sono un’esortazione che tutti i leader mondiali devono ascoltare e perseguire. Per quanto mi compete, farò di tutto per offrire il mio contributo». Durante l’incontro, spiegano fonti del Carroccio, Salvini ha anche parlato di opere pubbliche, trasporti e infrastrutture, con particolare riferimento al Giubileo. Con lui c’erano la figlia Mirta, il capo della segreteria Daniele Bertana e il tesoriere del partito Alberto Di Rubba.
Va detto che Robert Francis Prevost, a differenza di Jorge Bergoglio, ha un approccio molto osservante delle norme e convenzioni diplomatiche. Da quando è Pontefice, ha quindi prima incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, poi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni — la quale avrebbe volentieri voluto essere la prima della lista, si racconta nel dietro le quinte —, quindi Antonio Tajani (cinque giorni fa) e infine Salvini. Un’ordinata sequenza dal punto di vista formale. A dimostrazione che l’incontro aveva tutti i crismi dell’ufficialità, nel solco delle buone relazioni tra Italia e Città del Vaticano, ha presenziato anche l’ambasciatore italiano in Vaticano Francesco Di Nitto. Insomma, non ci sono significati politici particolari dietro questo incontro, almeno dal punto di vista del Papa.
Salvini ha certamente centrato il colloquio sui temi dove c’è più consonanza: la «pace» (concetto ampio dove anche lì, a ben vedere, le distanze tra lui e Leone non sono poche, filosoficamente ma anche praticamente, ad esempio sulla tragedia in corso a Gaza) e gli aspetti tecnici e infrastrutturali del Giubileo. Rimane forte il dissidio di fondo, che con Francesco era aperta ostilità, sul tema dell’immigrazione. I modi e i toni di Prevost sono pacati, ma le posizioni di apertura, ascolto e carità cristiana restano nel solco del pontificato francescano.
Per la Lega e la destra in generale, il rapporto con il mondo ecclesiale e con l’elettorato cattolico, soprattutto quello conservatore, rimane un punto fondamentale della propria azione politica. Al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, una platea generalmente non progressista, Meloni è stata accolta con entusiasmo, così come lo sono stati Salvini e Tajani. Nel suo messaggio inviato al congresso, invece, il Papa ha espresso sensibilità quasi antitetiche al programma e alla retorica del centrodestra, parlando di un Dio che «ha scelto gli umili», «i senza potere»; della pace messa a rischio «dall’idolatria del profitto»; di un mondo che ha bisogno di mattoni nuovi e per questo servono «gli affamati e gli assetati di giustizia», gli «operatori di pace, le vedove e gli orfani, i giovani e gli anziani, i migranti e i rifugiati, il grido di tutta la creazione».