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I volenterosi in pressing per stanare Putin: “Nuovo vertice a Parigi”

(reuters)

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Sarà invitato anche il presidente ucraino: si pensa alla prossima settimana, proprio mentre il capo del Cremlino sarà in Cina da Xi
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Una mossa politica. Un gesto simbolico. Un’accelerazione per sfidare la Russia e scuotere la Casa Bianca. Emmanuel Macron lavora a un nuovo vertice dei volenterosi. Si terrà a Parigi, la prossima settimana. L’idea è tenerlo tra martedì e mercoledì, ma molto dipende dalla telefonata che domenica sera alcuni big europei avranno con Donald Trump. Il nucleo di partenza è il solito: Francia, Regno Unito e Germania. I rispettivi leader parteciperanno in presenza. Il formato è però misto, altri saranno collegati da remoto. Anche Giorgia Meloni è invitata, nonostante le nuove tensioni con Parigi. Che voli nella capitale francese o intervenga da remoto, sarà deciso nelle prossime ore in base al peso che assumerà l’incontro.

Quella di Parigi sarà una foto emblematica. Uno scatto per l’Europa, che arriva nelle stesse ore in cui verrà scattata un’altra istantanea storica, tra il primo e il 3 settembre in Cina al vertice dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai: quella di Xi Jinping…

Una mossa politica. Un gesto simbolico. Un’accelerazione per sfidare la Russia e scuotere la Casa Bianca. Emmanuel Macron lavora a un nuovo vertice dei volenterosi. Si terrà a Parigi, la prossima settimana. L’idea è tenerlo tra martedì e mercoledì, ma molto dipende dalla telefonata che domenica sera alcuni big europei avranno con Donald Trump. Il nucleo di partenza è il solito: Francia, Regno Unito e Germania. I rispettivi leader parteciperanno in presenza. Il formato è però misto, altri saranno collegati da remoto. Anche Giorgia Meloni è invitata, nonostante le nuove tensioni con Parigi. Che voli nella capitale francese o intervenga da remoto, sarà deciso nelle prossime ore in base al peso che assumerà l’incontro.

Quella di Parigi sarà una foto emblematica. Uno scatto per l’Europa, che arriva nelle stesse ore in cui verrà scattata un’altra istantanea storica, tra il primo e il 3 settembre in Cina al vertice dell’Organizzazione della cooperazione di Shanghai: quella di Xi Jinping con Vladimir Putin, l’iraniano Massud Pezeshkian, il turco Recep Tayyip Erdogan, l’indiano Narendra Modi. L’altro mondo, sempre più potente e più distante dagli occidentali, a loro volta incerti sulla reale “copertura” americana.

Molto, si diceva, verrà deciso domani dopo la telefonata tra Macron e Donald Trump. E sempre domani sera, separatamente, anche Friedrich Merz ha in programma di sentire il tycoon. Nelle cancellerie si fa largo però un’altra opzione: il contatto potrebbe diventare una conference call a quattro, che coinvolga anche Keir Starmer. E Meloni, di nuovo? Tutto dipenderà dalla volontà della Casa Bianca di coinvolgere Roma.

Di certo, Macron ha impresso un’accelerazione al progetto dei volenterosi. È il secondo tempo della strategia scelta dagli europei dopo il summit in Alaska: assecondare l’ottimismo di Trump nel corso del vertice alla Casa Bianca, lasciando ai fatti il compito di smentire la presunta disponibilità di Putin alla pace. Ora l’Eliseo intende mettere la Casa Bianca di fronte alla realtà, come esplicitato ieri proprio da Macron: «Senza accordo entro lunedì, Vladimir avrà preso in giro Donald».

Tocca ai big continentali, è la linea, agire. È la tesi che i francesi hanno portato negli ultimi giorni in tutti i possibili formati alleati: battere un colpo sul fronte politico e militare, mostrando al Cremlino che l’Europa è pronta a intervenire. Una tesi su cui l’Italia frena, preoccupata dal rischio che Washington lasci davvero all’Europa il pallino quasi esclusivo della difesa di Kiev.

Eppure, l’Eliseo continua a proporre truppe europee sul terreno, reclamando un’assunzione di responsabilità. Il nuovo vertice di Parigi servirà a dettagliare questa proposta, frutto delle recenti consultazioni con gli Usa. Per Macron, le garanzie di sicurezza americane rappresentano comunque una novità positiva. Washington l’ha spiegato chiaramente: noi ci siamo per aria (e forse per mare), ma niente “boots on the ground”. E dunque logistica, radar e aerei. I militari, ribadisce Macron, possono e devono essere europei. Nella riunione tra Stati maggiori, sono stati proprio i francesi a rinnovare l’appello ai partner per stabilire chi sia disposto a inviare uomini e con quali capacità, aeree, terrestri o marittime. Ed è appunto attorno a questo nodo che Roma e Parigi sono tornate a dividersi, nelle ultime ore.

Emblematico, in questo senso, è il duello attorno ad una possibile zona demilitarizzata larga 80 km (40 km di profondità in entrambi i territori), affidata a una forza multinazionale. Idea europea, su cui l’Italia esprime dubbi, sottolineando il peso militare di questa opzione: non meno di 250-300 mila uomini, a cui aggiungerne almeno altri 150 mila per coprire il fianco bielorusso e altre aree più distanti dal fronte. Una decina di capitali occidentali avrebbero comunque consegnato a Macron la disponibilità a mettere “boots on the ground” in Ucraina, in una missione franco-britannica. Ma altri governi frenano bruscamente: Varsavia, ad esempio, teme di essere trascinata in uno scontro diretto con Mosca. Nei Paesi baltici e scandinavi prevale invece l’ansia di non lasciare soli Francia e Regno Unito.

Infine, le sanzioni. I francesi chiedono alla Commissione europea di lavorare a un sistema che permetta di sfruttare gli oltre trecento miliardi di euro di beni russi congelati nelle banche europee. Finora, infatti, gli occidentali hanno utilizzato solo gli interessi. Ne discuteranno oggi i ministri degli Esteri riuniti in Danimarca. Roma è scettica. Ma soprattutto, Washington è contraria: sarebbe una sfida aperta a Mosca. Putin, è il timore, farebbe saltare il banco.

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